giovedì 26 dicembre 2013

"Tex secondo Nizzi": Claudio Nizzi a Borgotaro

Claudio Nizzi e Massimo Beccarelli
Lo scorso 30 novembre è stata una grande giornata per Borgotaro e per gli appassionati di fumetti. L'ospite d'onore della giornata era nientemeno che Claudio Nizzi, sceneggiatore di Tex Willer, il fumetto più famoso e amato d'Italia. E non uno sceneggiatore qualsiasi, ma il più amato, il più autorevole, colui che ha preso in mano le redini della serie dopo l'abbandono di Gianluigi Bonelli,
Oltre al suo impegno sulla serie regolare, bisogna infatti ricordare che è l'autore di quasi tutti i Texoni, ossia quei volumi di grande formato che ogni anno la Bonelli affida, via via, ai più grandi disegnatori di livello mondiale, e che hanno ulteriormente contribuito ad accrescere la fama di Tex.

mercoledì 20 novembre 2013

"Borgotaro e gli Sforza" di Stella Leprai: un paese diviso in due

Oggi vi voglio parlare del libro “Il governo del disordine ai confini di uno stato. Borgotaro e gli Sforza (1467/1488)” di Stella Leprai, ricercatrice presso l'Università di Milano.
E' un piacere ogni volta che una ricerca, un saggio, un libro, ci permette di approfondire qualche aspetto della storia del nostro paese. Questo ancora di più in questo caso, perchè il '400 è senza dubbio, per noi, uno dei periodi più interessanti, più ricchi di spunti. Un periodo in cui il nostro paese rivestiva una grande importanza strategica poiché, collocato proprio nel cuore dell'appennino, collegava la pianura padana con Genova, Pontremoli e Lucca; un punto nevralgico anche per accedere al ducato di Milano.

giovedì 3 ottobre 2013

"Il sole e la neve" di Luigi Alfieri


La presentazione a Borgotaro: foto di Alessandra Bassoni
Vi voglio parlare, oggi, di un libro di cui ho curato la presentazione in Biblioteca Manara a Borgotaro, ormai qualche tempo fa. Si tratta di “Il sole e la neve” di Luigi Alfieri, caporedattore della “Gazzetta di Parma”. Al libro ha collaborato anche Enrico Robusti, grande artista parmigiano, che ha realizzato le immagini che lo corredano. 
Ci tengo a parlarne perchè “Il sole e la neve”, è un libro di grande originalità, fabbricato artigianalmente e stampato su “carta paglia”, la particolare carta usata anche da macellai e salumieri. La rilegatura è fatta con lo spago, come quello che si usa di solito per i salami e i culatelli. La tiratura è bassissima: solo 300 copie. 

sabato 28 settembre 2013

"Mostri Normali" di Luca Ponzi, gialli italiani irrisolti

La presentazione del libro a Borgotaro (PR). Foto di Valerio Agitati.
E' un libro agile, gradevole, “Mostri Normali”. Scritto con un linguaggio chiaro, diretto, immediato. 
L'autore è Luca Ponzi., fidentino, giornalista professionista. Dopo aver lavorato alla “Gazzetta di Parma”, attualmente lavora alla Rai. Ha seguito, nel corso della sua carriera, alcune tra le vicende di cronaca più importanti degli ultimi anni, dal crac Parmalat al sequestro e omicidio del piccolo Tommaso Onofri. 

lunedì 23 settembre 2013

Sant'Antonino martire: storia controversa di una reliquia

Le notizie su Sant’Antonino martire, cui è dedicata la chiesa parrocchiale di Borgotaro (PR), sono poche e confuse. Secondo la tradizione, Antonino sarebbe nato a Piacenza nell’anno 270 dopo Cristo. Non tutte le fonti, però, concordano su questo dato. Alcuni, infatti, ritengono che il santo sia nato ad Apamea, in Siria.
Giovane di stirpe nobile, Antonino era cresciuto nel benessere. Ben presto, tuttavia, decise di vivere secondo gli insegnamenti del Vangelo.

venerdì 20 settembre 2013

"Elvira, la modella di Modigliani” di Carlo Valentini


Oggi vi voglio parlare di un libro che ho letto qualche tempo fa e che mi ha fortemente colpito. Si tratta di "Elvira, la modella di Modigliani" di Carlo Valentini. 
Valentini è un giornalista professionista, che attualmente lavora alla Rai. In precedenza ha collaborato ad altri importanti quotidiani e riviste (Il Giorno, Il Resto del Carlino, Panorama, Europeo, Italia Oggi, Milano Finanza). É laureato in Sociologia all'università di Trento. Tra gli altri suoi libri: “Il blob-blob della seconda repubblica” (premio Bordighera), “La mia Italia”, “La coppia in amore”. Ha tenuto lezioni di giornalismo all'università di Bologna e pubblicato numerosi contributi sul mondo dell'informazione tra i quali “il rapporto tra lettore e giornale analizzato attraverso le lettere al direttore”.

martedì 17 settembre 2013

Orsanti: Dal successo dei circhi equestri al declino...

 Mario Previ, La partenza degli orsanti, olio sotto vetro, cm. 60x40


Nel precedente articolo abbiamo parlato degli Orsanti e delle caratteristiche dei loro spettacoli. Voglio ora raccontare come, col passare degli anni, alcuni conduttori di compagnie, i più audaci, i più coraggiosi, ampliarono i loro gruppi, acquistando un sempre maggior numero di animali e coinvolgendo molte altre persone, fino a costituire dei veri e propri circhi equestri. I più famosi della zona di Bedonia (PR) furono i circhi gestiti dalle famiglie Cappellini, Volpi, Chiappari e Bernabò.

domenica 15 settembre 2013

Gli Orsanti, artisti girovaghi della Valtaro




Spesso, nelle Alte Valli del Taro e del Ceno, si sente parlare di artisti girovaghi chiamati Orsanti. Gli Orsanti, ma tutti i girovaghi valtaresi in generale, erano in origine semplici contadini, che impararono, non si sa bene né quando né come, ad addestrare animali per farli lavorare negli spettacoli. Così, vagavano per l'Italia e all'estero con orsi, scimmie e cammelli ammaestrati. E' fenomeno antico, che raggiunge però il suo apice nell'Ottocento. Gli orsanti si presentano in genere organizzati in piccoli gruppi, detti
compagnie. Spesso si tratta di poche persone, provenienti dallo stesso paese o da frazioni limitrofe. Molti sono originari del paesino di Cavignaga, vicino a Bedonia (PR).

lunedì 9 settembre 2013

Quegli hashtag culturali che "durano" nel tempo...

Non è la prima volta che, sulle pagine di questo blog,  si parla dell'utilizzo degli hashtag su twitter. Abbiamo sostenuto, e lo sosteniamo tuttora, che possano essere utilissimi per diffondere e condividere cultura sui social network. Negli ultimi tempi siamo stati testimoni di un cambiamento.

sabato 7 settembre 2013

Don Amadio Armani, sacerdote e poeta dialettale

E' passato più di mezzo secolo dalla sua morte, avvenuta il 25 settembre 1960, ma è ancora ricordato con grande affetto.  Sto parlando di don Amadio Armani, sacerdote molto amato dalla popolazione di Borgotaro e famoso poeta dialettale. Al momento della morte, aveva 75 anni. Si legge su “Voce del Taro” del 30 ottobre 1960: “Nato a Borgotaro […] mons. Armani era assai noto per il suo fare faceto e bonario e per la sua grande umiltà che risaltava soprattutto allorchè si prodigava nel fare il bene. Chi lo ha conosciuto da vicino, sa qual fosse il suo grande cuore e come ebbe sempre come primo ideale della sua vita sacerdotale il far del bene senza riserve”. 

sabato 31 agosto 2013

Monete romane ritrovate in Valtaro

Sfogliando le pagine dell'archivio di “Voce del Taro”, bollettino della parrocchia di Borgotaro, spesso capita di incontrare notizie interessanti e curiose. Sul numero del 25 giugno 1959 si trova un articolo intitolato “Le monete d'argento trovate a Borgotaro”.

giovedì 22 agosto 2013

L'istruzione a Borgotaro al tempo dell'Unità d'Italia

Com'era la situazione dell'istruzione a Borgotaro negli anni subito successivi all'Unità d'Italia? Qualche tempo fa, mi è capitato di imbattermi in un libro intitolato “Vescovi, clero e cura pastorale: studi sulla diocesi di Parma alla fine dell'Ottocento”, di Angelo Manfredi e Giacomo Martina, all'interno del quale è possibile leggere un'interessante lettera che ci informa proprio sullo stato dell'istruzione a Borgotaro in quegli anni. Tale lettera è la relazione che il Sottoprefetto di Borgotaro invia al Prefetto di Parma l'11 febbraio 1865 e tratta dei Seminari e delle scuole della Val di Taro. Una relazione, a dir la verità, non proprio lusinghiera.

Caro Twitter ti scrivo: Vogliamo #CulturanegliAccountPopolari

Chi usa twitter da un po' di tempo sa che, nella barra in alto, cliccando su Scopri, si trovano alcuni suggerimenti sull'uso dello strumento. Ad esempio si possono trovare i tweet più popolari, l'Attività svolta, consigli su chi seguire o su come trovare i propri amici. In fondo a questa lista si trovano gli Account Popolari.

martedì 13 agosto 2013

L'hashtag #classicidaleggere tra i più popolari d'Italia



Qualche mese fa, avevo affidato a questo blog alcune riflessioni sull'utilizzo degli hashtag su twitter e delle loro potenzialità nel diffondere e condividere cultura. In quell'occasione avevo parlato di #iversicheamo e #ilibricheamo, che avevo lanciato alla metà di giugno e avevano riscosso un discreto successo.
In particolare il primo, che a distanza di due mesi è ancora attivo e vitale ed è seguito da un buon numero di persone. In seguito, altri utenti, ispirandosi al mio esempio, avevano lanciato: #iquadricheamo #iluoghicheamo #ifilmcheamo.
Ieri, parlando con un'amica su twitter, questa mi invitava a lanciare un hashtag nuovo, che potesse valorizzare i libri classici. Ho così pensato di lanciare #classicidaleggere, perchè la formula caratterizzata dal #cheamo finale mi sembrava ormai troppo sfruttata e non andasse più bene. 
Il nuovo hashtag ha riscosso subito, e sta ancora riscuotendo, un notevole apprezzamento. Basti dire che, dalla mattina del 13 agosto, si è piazzato stabilmente tra i primi 5 cinque hashtag che fanno Tendenza in Italia, toccando anche, in alcuni momenti della giornata, il 1° posto.
Non è poco, se si considera che doveva competere con alcuni hashtag molto popolari, legati, per fare un esempio, al cantante Justin Bieber o a Emma Marrone. E' anche la dimostrazione che ci sono ancora moltissime persone appassionate di libri e lettura e questo ci fa ben sperare per il futuro.

                                                                                           

sabato 10 agosto 2013

Il mistero della statua della Madonna del Carmine




Molti borgotaresi hanno, nella propria casa, una bella immagine della Madonna del Carmine che sembra risalire al ‘700. Si tratta di una litografia il cui tratto grafico, raffinato ed estremamente armonioso, crea particolari giochi di luce e di ombra che danno l’illusione della tridimensionalità. L’immagine però è molto diversa dalla statua della Madonna del Carmine che siamo soliti vedere esposta sul presbiterio in occasione della sagra. Sembra trattarsi proprio di un’altra statua. Vien da chiedersi se questa statua sia veramente esistita oppure sia una rappresentazione ideale della Madonna, visto che non ne abbiamo più notizia.
La questione ci ha incuriosito, e abbiamo provato a ragionarci un po’ su.
Dunque, abbiamo questa immagine della Madonna che sembra raffigurare una statua che non esiste più. Il primo dubbio che ci è venuto è stato: siamo proprio sicuri che questa statua scomparsa venisse venerata nella nostra chiesa? Il cartiglio sotto i piedi della Vergine non sembra lasciare dubbi: “Vera effigie della miracolosa statua di Nostra Signora del Carmine, che si venera in Val di Taro, nella chiesa di S. Antonino Martire”. Altra questione: si tratta di una rappresentazione ideale o reale della Madonna? Non lo sappiamo. Però il fatto che il cartiglio posto sotto i suoi piedi dica “vera effigie”, cioè vera immagine, è un indizio interessante. Perché l’autore della litografia avrebbe scritto “vera immagine di Nostra Signora del Carmine” venerata nella chiesa di S. Antonino, se si fosse trattato di una immagine ideale? La cosa non avrebbe avuto senso, soprattutto agli occhi dei suoi contemporanei.
Resta in piedi il problema più grosso, e apparentemente senza soluzione.
Poniamo pure che la statua fosse veramente esistita. Che fine ha fatto?
Abbiamo provato a fare qualche modesta ricerca e sono uscite alcune notizie interessanti che riguardano una statua della Madonna del Carmine.
Don Gian Francesco Varsi, parroco di Pontolo dal 1781 al 1816, racconta nel suo Censuale di un particolare fenomeno atmosferico verificatosi a Borgotaro nel maggio 1798: “un gran fulmine veduto da qualcuno spiccarsi dalla parte di S. Rocco in forma di una tavola infuocata quale spezzatasi in tre parti diede fieri colpi alla torre di S. Antonino, scompaginò il perfetto orologio, entrò in Chiesa in cui ruppe tutte le vetriate… involò gli abitini alla B.V. del Carmine, squarciò un pezzo di muro sopra l’Ancona del Crocifisso” (Domenico Ponzini, Pontolo e il territorio di Borgotaro nel Censuale di D. Gian Francesco Varsi, Piacenza, Tep, 1994; p. 167) “Involare” significa propriamente ‘rubare’, ‘portar via’.
Il fulmine, colpendo la statua, avrebbe sostanzialmente strappato gli abitini della Madonna, ma non sembra aver provocato altri danni, altrimenti è lecito credere che Don Varsi ci avrebbe avvertito.
Facciamo un salto di una quarantina d’anni e scopriamo che nel 1834-35 un forte terremoto colpisce la valtaro. Ne parla diffusamente il senatore Primo Lagasi in un suo libro, citando la cronaca fatta dall’allora parroco di Pieve di Campi. In un passaggio si parla dei danni provocati alla chiesa di S. Antonino di Borgotaro: “Anche questa chiesa e canonica soffrirono varie crepulature e caddero a terra diverse pianne dai tetti della canonica e della chiesa. Una statuetta di gesso rappresentante la Madonna del Carmine che era in chiesa in cima al Battistero precipitò dall’alto e andò in pezzi”. (Primo Lagasi, Il mio paese dal 1806 al 1933, Roma, Tipografia del Senato, 1933; p.123)
Non sappiamo se si tratta proprio della statua scomparsa di cui ci siamo occupati in questo articolo, e forse non lo sapremo mai. Però l’ipotesi è suggestiva. 





sabato 3 agosto 2013

“La vita in un profumo, verde speranza” di Miriam Scotti




E' stato presentato oggi a Borgotaro, sotto i portici della Biblioteca Manara, il libro “La vita in un profumo, verde speranza” di Miriam Scotti. L'autrice del romanzo, vent'anni, fidentina d'adozione, era accompagnata da don Amos Aimi, parroco di Bastelli e archivista della Curia Vescovile di Fidenza.
“La vita in un profumo, verde speranza”, è un breve romanzo scritto con uno stile molto originale: una narrazione fatta di frasi e periodi brevi, diretti, immediati.
Racconta le vicende di Jessica, una ragazza, un'adolescente di oggi...
Il romanzo si apre con la morte di Luigi, il nonno della protagonista.
Un uomo di grande personalità, che aveva rivestito importanti cariche professionali e culturali, rimanendo però profondamente umile: “Il nonno era il punto di riferimento, la fonte della vita, l'unico uomo, marito e papà perfetto sulla terra”. Sono momenti di profondo dolore, di scoramento... si rischia di finire travolti dai ricordi dell'infanzia, dai momenti felici trascorsi insieme, che non ritorneranno.


Massimo Beccarelli e Miriam Scotti
Si legge poco oltre: “Il tempo passa, la cicatrice resta, ma la fede la monda, lenisce il dolore”. Una fede, quella di Jessica, che non l'abbandona mai, e che fa da sottofondo a tutta la vicenda. Una fede silenziosa, non urlata, eppur presente, che si manifesta ad esempio nella devozione alla Chiesa di Bastelli di Fidenza e nell'impegno nell'organizzazione della Festa in onore di Sant'Anna.
Col passare del tempo, Jessica ha l'impressione che il nonno la guidi, le resti accanto.
Si legge nel libro: “Ogni volta che faccio colazione, risento il suo profumo” (cioè il profumo del suo dopobarba).
Questo passo è importante, perchè porta alla luce uno degli elementi chiave del romanzo: Il profumo. Il profumo della vita, il profumo del dopobarba del nonno che, quasi magicamente, l'accompagnerà e, alla fine, ritornerà... nel profumo del piccolo nipotino Enrico Luigi, figlio del fratello.
Altro elemento chiave del romanzo è l'amore. L'amore per i famigliari, anzitutto, ma anche l'amore per Francesco, un ragazzo conosciuto per caso e che la travolgerà in una passione a tratti coinvolgente, a tratti contrastata, piena di dubbi. Vengono alla mente le parole del poeta Vincenzo Cardarelli che, parlando di un caso analogo, userà queste parole: “L'amore, sul nascere, ha di questi improvvisi pentimenti”...
Comunque, nelle pagine centrali del romanzo, le dinamiche dell'amore giovanile vengono descritte con grande perizia, nei dettagli, regalando alcuni dei passi più belli e più veri del libro; passi da cui emerge anche la passione letteraria dell'autrice, prima di tutto per Dante, che viene anche citato, ma anche per Leopardi, di cui si trova traccia in certe scelte lessicali (nell'uso di parole come dolore, illusioni, rimembrare).
L'ultimo aspetto del romanzo che voglio segnalare è la ricorrenza di un colore, il verde, che fin dal titolo richiama la speranza: la passerella verde smeraldo delle sfilate da miss, i prati verdi di Bastelli, il camice verde indossato in ospedale.
Una speranza e un ottimismo che, per concludere, si concretizzano in un inno alla vita, con la nascita del nipotino Enrico Luigi.
                                                                                                                                  
                                                                                                                                  




giovedì 25 luglio 2013

Alla ricerca di un posto nuovo per... l'Arco Bertucci

Borgotaro, Arco Bertucci



Il settecentesco Arco Bertucci, situato a Borgotaro nell'odierna Piazza Farnese, era la porta monumentale di ingresso al podere dei Conti Bertucci, che possedevano un grande vigneto che da lì si estendeva fino al fiume Varacola. Su di esso campeggia l'iscrizione latina: “Doctor Alexander Primo Bertuccius Anno Christi Ortus Posuit Sept. Post Saecla Decemq.”, che tradotta in italiano significa “Il Dottor Alessandro Bertucci, nell'anno primo dopo diciassette secoli dalla nascita di Cristo, pose (cioè eresse)”. Consultando l'archivio di Voce del Taro, e in particolare gli articoli pubblicati 50 anni fa, ci siamo imbattuti in un pezzo dedicato all'Arco Bertucci, e in particolare alle accese discussioni che in quegli anni si facevano, tra la popolazione, sulla possibilità di spostarlo in un altro luogo del paese, cercando un posto nuovo che fosse adatto “per un arco antico”.
L'articolo, firmato CAM, è datato 26 marzo 1961. Lasciamo la parola all'autore: “Accanto a villette moderne, alla vetrina di un nuovo garage che espone le ultime linee delle automobili e delle motociclette, c'è un arco vetusto del 1700, in pietra arenaria ancora solido e robusto, nella parte centrale, e un po' malandato ai lati. Quello che più colpisce è la mancanza di una sua giustificazione, isolato com'è in quell'angolo della piazza”. Ci si chiedeva quindi se non fosse il caso di spostarlo altrove, in un luogo che potesse valorizzarlo al meglio. Tanto più che esso era, all'epoca, “di proprietà del sig. Cacchioli”, il quale allora si era detto “ben lieto di poter spostare il monumento in un'altra parte del paese”.
L'articolo proseguiva elencando i vari luoghi dove sarebbe stato possibile “trasferire” l'arco: “C'è chi lo vedrebbe di buon occhio all'ingresso dei Giardini Pubblici (IV Novembre), ma la sua mole è tale che oltre a rendere dubbia dal lato estetico la soluzione, comporterebbe l'eliminazione di circa quattro dei grossi tigli, che costituiscono uno dei maggiori pregi cittadini, durante l'estate”.
Un'altra proposta “sarebbe quella di dislocarlo nel viale di mezzo dei tre che formano viale Bottego, ma la larghezza dell'arco è tale da farla scartare a priori”. Qualcuno aveva pensato di collocarlo “a Porta Portello, sul rettifilo che parte dal ponte di San Rocco e sarebbe un bel colpo d'occhio per chi arriva in paese. Ma sarebbe necessario spostare la pesa pubblica, non solo, ma l'arco recherebbe un sicuro impedimento al traffico”. L'ultimo progetto, “cui accordiamo la nostra fiducia”, - scriveva CAM - “è quello che lo vorrebbe sistemato in uno dei tanti ingressi al giardino Duca d'Aosta” (si tratta dei “giardini piccoli” o ortu d'l' mun'gh' ). “In questo parco […] si trova già un monumento antico, quello ad Elisabetta Farnese, di stile sobrio e perfettamente intonato, se non altro per la pietra comune usata dallo scultore. Si tratta di vedere il punto migliore che dia, col monumento posto al centro, il miglior colpo d'occhio, ma si può stare sicuri che l'armonia e il senso estetico rimarrebbero appagati”.





giovedì 18 luglio 2013

L'esploratore Vittorio Bottego e... Borgotaro





Tra gli illustri personaggi storici di origini valtaresi, uno dei più conosciuti è senza dubbio Vittorio Bottego. Suo padre Agostino, infatti, era un medico condotto originario della zona di Albareto. Quando Vittorio nasce però, l'11 agosto 1860, il padre si era già trasferito altrove, a San Lazzaro Parmense. Dopo aver iniziato gli studi a Parma, Vittorio si iscrisse all'Accademia militare di Modena, prima di frequentare la scuola di applicazione di artiglieria e genio a Torino e la scuola di applicazione di Pinerolo. Ne uscì ufficiale di Cavalleria. Nel 1887, non ancora trentenne, chiese ed ottenne di far parte del corpo di spedizione in Eritrea. In Africa iniziò le sue ricerche di carattere etnografico e geografico.
L'interessante materiale che raccoglieva lo inviava al Museo di Storia Naturale di Parma. Nel 1890 progettò un programma di esplorazione di alcune zone della Somalia, allora ancora sconosciute. La caduta del governo dell'epoca, però, gli impedì di proseguire.
Nel 1891 fu la volta dell'Eritrea meridionale. Mentre attraversava il tratto Massaua-Assab, primo tra gli europei, ancora una volta gli fu ordinato di ritornare.
Nel 1892 Bottego organizzò una spedizione più impegnativa che prevedeva l'esplorazione del fiume Giuba, che nasce in Etiopia e attraversa la Somalia. Il viaggio avvenne sotto gli auspici della Società Geografica Italiana, con l'autorizzazione e il concorso del Governo e quello personale del Re. L'avventurosa risalita verso le sorgenti del Giuba, nonostante gli assalti delle popolazioni locali e l'impervia natura del suolo, si concluse vittoriosamente, nel marzo 1893. Si penetrò anche nella misteriosa città di Lugh, fino allora considerata inaccessibile. Un interessante resoconto di questa esperienza fu affidato da Bottego al libro “Il Giuba Esplorato”, che forniva interessanti elementi geografico-scientifici agli studiosi.
Rientrato in Italia, fu accolto da festeggiamenti ed onori, ma egli aveva già in mente un'altra impresa, se possibile ancora più ardua e difficile. Già nel 1894 stilò un preciso programma di esplorazione per chiarire alcuni aspetti ancora sconosciuti della regione che si estendeva tra l'Alto Giuba e il lago Rodolfo e, in particolare, quelli relativi al corso del fiume Omo. Questa volta si sarebbe potuto avvalere del supporto di valenti specialisti, geografi, naturalisti, fotografi.
Nel luglio 1895 era già a Massaua, per preparare la spedizione che sarebbe partita nel mese di ottobre. Raggiunto il lago Pagadè, che ribattezzò Margherita, proseguì fino a raggiungere il fiume Omo, di cui poi seguì il corso sino alla foce, accertandosi del fatto che si immettesse nel lago Rodolfo. In seguito percorse anche le rive del lago, per accertarsi che non avesse alcun emissario. A dicembre 1896 prese la via del ritorno, ignorando però l'avvenuta crisi dei rapporti tra italiani ed etiopi, e nulla sapendo della sanguinosa battaglia di Adua, che aveva visto la disfatta delle truppe italiane. Così, la spedizione cadde in un'imboscata tesa dagli abissini a Daga Roba. Bottego non volle cedere le armi e tentò di aprirsi la strada con la forza, ma venne annientato dalle soverchianti forze nemiche. Morì nello scontro. Era il 17 marzo 1897. Non aveva ancora compiuto 37 anni.
Le vicende biografiche di questo personaggio, che abbiamo ricordato brevemente, sono piuttosto note. Forse non tutti sanno, però, che c'è un episodio che lega Vittorio Bottego a Borgotaro. Non si tratta, in questo caso, di spedizioni o di ricerche geografiche, ma di vicende di carattere... politico. Alcuni storici del passato hanno infatti sostenuto che, nel 1895, Bottego volle candidarsi nel Collegio di Borgotaro alle elezioni politiche, cercando di sfruttare la popolarità di cui godeva per essere eletto, ma che aveva fatto un buco nell'acqua. In verità, fu lui a rifiutare l'offerta. Lo spiega in una lettera inviata alla “Gazzetta di Parma” in data 17 aprile 1895: “Egregio Signor Direttore, da Borgotaro mi fu, senza alcuna mia intromissione, offerta la candidatura di quel Collegio con un indirizzo portante le firme di 41 influenti elettori, fra cui parecchie autorità. Potrò sempre provare che il signor Piatti non avrebbe accettata quella candidatura, se io non avessi rinunciato, perchè, appunto lui, per primo, aveva messo avanti il mio nome”.





sabato 13 luglio 2013

Angelo Berti - Le preghiere di una madre




Oggi pomeriggio, sotto i Portici di Palazzo Manara, abbiamo presentato il bel libro di Angelo Berti “Le preghiere di una madre - una storia vera”. Oltre all'autore, era presente anche suo padre Ugo Berti, 89 anni, protagonista della storia. La presentazione è stata curata, oltre che dal sottoscritto, dal Vice Presidente della Provincia di Parma Pierluigi Ferrari, presente anche a nome dell'Associazione “A. Emmanueli”.
Nel libro, l'autore racconta una storia vera, ma una storia che è avvincente, ricca di emozioni, di sorprese... proprio come un romanzo. E' la storia della propria famiglia, negli anni della seconda guerra mondiale; la storia di suo padre Ugo, di suo nonno Francesco, della nonna Maria, dei fratelli.
E' anche, per molti aspetti, la storia di un mondo che non esiste più, di una società ancora sostanzialmente agricola, che viveva del lavoro dei campi, della fatica, del lavoro manuale. Era un mondo fatto di serietà, di lavoro, di una profonda moralità, dove “quelli che contano sono i fatti, ed un uomo che non riesce a badare alla propria famiglia, non è un uomo”. Un mondo in cui, spesso, l'unica possibilità di migliorare le proprie condizioni è quella di partire, di emigrare in cerca di fortuna. Come fa suo nonno Francesco, che parte per gli Stati Uniti, e dopo lo sbarco e i severi controlli a Ellis Island, inizia a lavorare come lavapiatti per un dollaro al giorno, per poi, dopo tanti sacrifici, raggiungere l'ambita qualifica di cuoco.
E' anche un mondo in cui, se tuo fratello, rimasto in Italia, muore e la moglie e il figlio restano soli e bisognosi di aiuto, non si esita ad abbandonare tutto per tornare ad aiutarli, e la famiglia di tuo fratello diventa, da qual momento, la tua famiglia...
Questo mondo è quello in cui operano i nostri personaggi, e in cui opera Ugo, il nostro protagonista. Un giorno, però, un fatto sconvolge la vita di questa famiglia.
Il Vigile, la Guardia del paese, sale alla volta della loro casa, ed ha tra le mani una cartolina: è destinata a Ugo...
Sono gli anni della Seconda guerra mondiale, ma fino a quel momento, la guerra li ha soltanto sfiorati. Ugo deve partire per il servizio militare, per la guerra!! Ha solo 19 anni. Grazie all'alta statura e alla bella presenza, verrà destinato al Corpo dei Granatieri, e dovrà partire per Roma. Per fortuna il colonnello non ascolta le sue richieste, e non lo destina al corpo degli Alpini, allora impegnati nella tragica guerra di Russia.
I primi tempi le cose andranno bene, ma ben presto la situazione peggiorerà:
L'8 settembre, l'armistizio, la mancanza di ordini, gli eventi di Porta San Paolo sono alle porte...
Ugo correrà enormi rischi, rischierà seriamente di morire, ma tutto volgerà lentamente per il meglio.
Negli occhi la madre, a casa, col Rosario in mano, consumato dalle preghiere, continue, instancabili... Nelle parole di suo padre Francesco la testimonianza di una fede incrollabile: “Puoi dire che siamo stati fortunati... che la Madonna ci ha aiutati”.








venerdì 12 luglio 2013

1834: Terremoto in Valtaro










Tempo fa mi era capitato di leggere, in due diverse pubblicazioni, il resoconto di un terremoto che aveva duramente colpito la Valtaro nel 1834. Non sono rari gli scritti del passato in cui si raccontano simili fenomeni, talvolta anche con dovizia di particolari. In questi giorni, però, in cui tutti abbiamo ancora in mente il tragico sisma che ha recentemente colpito l'Emilia Romagna, ho pensato di andarli a rileggere e di proporli alla vostra attenzione...

Il primo scritto (tratto dall'”Araldo della Madonna di S.Marco”), è opera dell'allora parroco di Pieve di Campi, che scrive: “Il giorno 14 febbraio 1834 un terremoto orrendo, che durò circa 10 o 12 secondi. scosse e spaventò quasi tutte queste montagne e in modo speciale danneggiò Borgotaro, Pontremoli, Guinadi e Ceppin-Pontolo. In questa parrocchia (cioè Pieve di Campi) si contarono più di trenta scosse, a Borgotaro ne sentirono più di cento. Io ero solo in una stanza in tempo del lungo e tremendo crollo e non mancai di avere la mia parte di terrore, ritirandomi verso il finire dell'urto ferocissimo sotto la porta che introduce nella contigua stanza”, poco prima “che la canonica si sconquassasse e quasi mi seppellisse sotto le sue rovine”. “A Borgotaro”, prosegue l'autore dello scritto, “furono rovesciati molti fumaiuoli (cioè camini), che rotolando dai tetti andavano a formare una tempesta di sassi che piombavano nelle contrade e per miracolo che nessuno vi perisse”. 


Più dettagliato risulta essere il resoconto dello stesso terremoto proposto nel “Ragguaglio particolareggiato delle ruine cagionate dal terremoto nel Valtarese ne' giorni 14 febbr. e susseguenti a tutto il 14 marzo 1834” tratte da “Il Poligrafo. Giornale di scienze, lettere ed arti” pubblicato a Verona dalla Tipografia Poligrafica di G. Antonelli nel 1835.
Leggiamo: "Non sono di poco rilievo i danni recati dal terremoto nel Valtarese. In Borgotaro non v'ha casa o fabbricato che non ne abbia sofferto o più o meno: scorgonsi per ogni dove muri screpolati o fessi (crepati), volte minaccianti ruina, tutti gli edifizi puntellati. Hanno sofferto guasto maggiore la Caserma de' Dragoni Ducali, l'alloggio dell'uffiziale comandante la Luogotenenza, il teatro Comunale, la casa del Comune e l'ex-convento di San Rocco. Il campanile della chiesa di questo Santo, posto oltre Taro è rovinato (crollato) per metà; quello della chiesa di S. Antonio (cioè S. Antonino) in Borgotaro stesso per tal modo malconcio, che fu forza atterrarlo (abbatterlo) in maggior parte con grave pericolo di chi intendeva all'opera"
Il terremoto, inoltre, colpì duramente anche le frazioni:
"In Brunelli e in Porcigatone, benchè fosse meno violenta, pur tutte la case vi hanno sofferto notabilmente. In San Martino, sì la chiesa che l'abitazione del parroco sono inabitabili. Maggiori danni in Tiedoli. Quivi le volte e i muri della chiesa parrocchiale non poco crepolati (crepati), mozza in parte e atterrata la statua marmorea di San Giovanni Battista che stava innalzata sulla faccia principale di essa chiesa. Fu anche sentita la campana della torre mandare spessi suoni durante il terremoto. Fu violenta più che mai la scossa in Rovinaglia, in Valdena e in San Vincenzo. In San Vincenzo crollate quattro case, la chiesa e il campanile”. L'epicentro del sisma veniva localizzato a Pontolo: “l'estrema violenza del terremoto sentita nel Comunello dei Santi Giovanni e Paolo di Pontollo... fa venire i più nell'opinione che quivi, anziché altrove, il terribile fenomeno abbia avuto sua sede principale ed origine”.
La terra continuò a tremare anche nei giorni seguenti, e si trattò probabilmente di scosse di assestamento: “continuavano i tremiti di terra ne' giorni venticinque, ventisei, ventisette e ventotto febbraio. Il giorno quattro del corrente marzo due scosse di terremoto si fecero sentire in Borgotaro”.
In quello sfortunato 1834 ci furono scosse più o meno forti anche in aprile, maggio, giugno, luglio e ottobre.
L'autore del testo da cui abbiamo tratto queste notizie conclude rivolgendo una preghiera al Signore, e ciò è indicativo della grandissima fede dei nostri antenati: “S'uniscono tutti i buoni fedeli con noi a porgere ferventissime preci all'Altissimo affinchè preservi i suoi devoti figli da sì rio flagello”



sabato 6 luglio 2013

"Il Palazzo del Diavolo" di Riccardo Fox presentato a Borgotaro

Oggi abbiamo presentato a Borgotaro, sotto i portici di Palazzo Manara, il libro “Il Palazzo del Diavolo” di Riccardo Fox. Era presente l'autore, appena giunto da Trento.
Il “Palazzo del diavolo” è un romanzo difficile da definire. Per certi aspetti è un romanzo storico, per altri è più simile a un romanzo giallo. Ci viene in soccorso l'autore, che nell'Appendice scrive: “Se qualcuno trae diletto nell'effettuare categorizzazioni, “Il Palazzo del diavolo” è un romanzo che... lo farà divertire”.
In effetti è proprio così. Al di là del genere, questo romanzo è molto avvincente e di gradevole lettura. Il protagonista è Matteo Ranzi. Lo incontriamo bambino, nella prima pagina del libro. Un bambino affascinato dalla storia della sua città, Trento, quella storia segreta che si cela nel sottosuolo, e che è ancora in larga parte da scoprire. Lo ritroviamo adulto, sovrintendente alle Belle arti, impegnato a controllare i lavori di ristrutturazione di un palazzo storico, Palazzo Galasso. Durante queste operazioni, sotto al pavimento ligneo di una sala al piano terra, viene scoperto un pavimento preesistente, di pregevole fattura. Dopo averlo portato alla luce, si scopre, in un angolo del salone, una lastra di granito di forma circolare che, una volta rimossa, svela la presenza di un profondo pozzo. La vista di quell'apertura turba visibilmente il direttore dei lavori. Una leggenda narra, infatti, che quel Palazzo è stato costruito dal Diavolo in persona in cambio dell'anima del committente, il quale, però, con un trucco, si tenne anima e palazzo. Il Diavolo, furibondo, se ne sarebbe tornato agli Inferi facendo un foro nel pavimento.
Il sovrintendente, calatosi nel pozzo, non troverà una scorciatoia per l'Inferno, ma qualcosa di altrettanto sconvolgente...
Il racconto principale prosegue, poi, intervallato con la narrazione di quanto accaduto al tempo del concilio di Trento, che come noto fu indetto dalla Chiesa alla metà del '500, per reagire alla Riforma di Martin Lutero. In parte si narrano eventi realmente accaduti, in parte d'invenzione, comunque fondamentali per comprendere le ragioni di quanto accade al protagonista.
Con l'aiuto di Clara, esperta di storia, Matteo si troverà a scoprire fatti storici dimenticati, insabbiati, che riguardano l'Inquisizione ma non solo.
Massimo Beccarelli
Un libro ricco di sorprese, di misteri, di colpi di scena. Un libro che ci presenta personaggi storici realmente esistiti, come l'imperatore Carlo V e il Cardinale Carafa, ossia il futuro Papa Paolo IV, il Cardinale Cristoforo Madruzzo... ed altri personaggi inventati dall'autore.

A questo proposito, il volume si conclude con una interessante Appendice di carattere storico, che ci aiuta ad orientarci nella lettura. In una seconda appendice, l'autore chiarisce quanto c'è di reale nelle vicende dei personaggi e quanto di inventato, fornendo anche interessanti alberi genealogici, che ci mostrano come si sia documentato in modo molto approfondito. E per concludere, come sia riuscito a scrivere un romanzo allo stesso tempo avvincente e ricco di spunti di riflessione...







giovedì 27 giugno 2013

#iversicheamo e #ilibricheamo... due hashtag per condividere cultura




E' un po' di tempo che, utilizzando twitter, mi chiedevo se fosse possibile veicolare e condividere cultura. E' cosa nota che questo social network è molto utilizzato per discutere di politica, e chi lo frequenta per un po' si accorge facilmente che forse quello è, in assoluto, l'argomento più discusso...
Tuttavia, negli ultimi tempi, non sono pochi gli hashtag (simboleggiati da #), che catalogano ed etichettano argomenti di carattere culturale.
Pensate ad esempio a #twitteratura #twitart #artwit #scritturebrevi. Molto interessante, e più strutturata e complessa, è stata anche l'esperienza di #LunaFalò e #Leucò, promossa dalla Fondazione Cesare Pavese, che prevedeva di "riscrivere" opere letterarie per mezzo dei tweet. Un'iniziativa lodevole, che ha coinvolto centinaia di persone, che hanno inviato migliaia di messaggi. E' stata anche l'occasione per divulgare, presso un pubblico più ampio, l'universo simbolico di Cesare Pavese. Oggi quell'esperienza prosegue con #Corsari, dedicandosi all'opera di Pier Paolo Pasolini...
In conclusione, per partecipare e dare un modesto contributo alla divulgazione della cultura via twitter, ho pensato di lanciare gli hashtag #iversicheamo e #ilibricheamo, che hanno suscitato un discreto interesse, e hanno stimolato altre persone ad inventarne altri, sempre caratterizzati dal "cheamo" finale: #ifilmcheamo #iquadricheamo #iluoghicheamo.

sabato 22 giugno 2013

"Brumby, l'orizzonte degli eventi" di Nadia Bertolani




Il libro “Brumby, l'orizzonte degli eventi”, che è stato presentato oggi a Borgotaro presso il “Mata Cafè”, mi ha incuriosito subito, fin dal titolo, che trovo molto originale.
Brumby è il protagonista del romanzo. Lo incontriamo in Corsica, alle prese con una ragazza giapponese piuttosto petulante e molesta, con cui ha trascorso la notte. Non ci viene detto nulla di lui, del suo passato. E' un classico inizio in “medias res”.
Il significato del suo nome, decisamente strano, viene chiarito fin dalle prime righe. Ce lo spiega lo stesso protagonista: “Il Brumby è un cavallino australiano selvatico. Hanno tentato di addomesticarlo, ma lui si è di nuovo rinselvatichito”.
E, come il cavallo da cui prende il nome, Brumby è scontroso, burbero, ribelle. Ben presto si libera della ragazza, che pure gli aveva pagato il viaggio in traghetto per Marsiglia, perchè si sente in trappola, non ne sopporta le chiacchiere continue.
Nadia Bertolani e Massimo Beccarelli (Foto Agitati)
Durante la navigazione, incontra una donna anziana e sua figlia. L'anziana, di nome Gaia, chiede di potergli parlare... E così, in un lungo flash-back, gli racconta una serie di vicende che ha vissuto in Andalusia, e in particolare l'incontro con una giornalista di nome Dora, apparentemente giunta in Spagna per scrivere un articolo sul poeta Garcia Lorca, ma che in verità aveva compiuto quel viaggio per ben altre ragioni.
Ben presto si scoprirà che Brumby altri non è che il figlio di Dora, Tazio, disperso in un naufragio. Creduto morto, egli aveva pensato di chiudere con i genitori, con cui aveva sempre avuto dei contrasti, per rifarsi una nuova vita.
Ma ben altri sono i misteri di questa storia. I protagonisti del romanzo, infatti, non sono quello che sembrano. I loro stessi nomi celano un segreto...
E intanto il racconto prosegue, ricco di riferimenti alla mitologia greca, al mito di Demetra, Persefone e Ade, alla triste storia di Orfeo ed Euridice, alla figura di Edipo.
Fino a giungere ad un finale sorprendente, che ci invita a riflettere sui grandi misteri della vita e della morte, sull'anima e sulla complessità della struttura dell'universo.



martedì 18 giugno 2013

Lauro Grossi: una vita tra impegno sociale e politico

Lauro Grossi: nel ricordo di Lauro



Sul numero del 29 gennaio 1956 apparve, sulla “Voce del Taro”, una nuova rubrica: “Questo nostro Borgo”. Gli intenti della rubrica erano dichiarati fin dal primo articolo, non firmato: “Vogliamo iniziare con questo numero una rubrica intrattenendo il lettore su argomenti di attualità”. Poco oltre si leggeva: “Che ne direste amici borgotaresi se ad ogni funerale intervenisse una guardia civica, come è uso in ogni città?” I successivi articoli, firmati “Ellegi”, affrontarono tutta una serie di problemi sociali, civili e amministrativi del nostro paese. Dall’assenza di servizi igienici pubblici ai problemi della viabilità cittadina; dal cattivo stato dei giardini pubblici all’illuminazione del paese. Un pezzo in particolare, tuttavia, scatenò un acceso dibattito.

Ellegi, infatti, nel numero di “Voce del Taro” del 16 settembre 1956, affrontava il problema delle polveri emesse dalle ciminiere dello stabilimento “Milanese & Azzi”: “Tale polvere, oltre che danneggiare ogni cosa all’intorno, penetra all’interno delle persone, recando un grave danno a quanti sono costretti a… respirare nella zona. Abbiamo dato un tono scherzoso alla cosa non perché essa faccia ridere, anzi, ma perché ci sembra invero ridicolo che per trent’anni o più nessuno abbia sentito la necessità di protestare contro una così illogica situazione”. Si scatenò la polemica: il direttore dello stabilimento, infatti, rispose sul giornale ventilando la possibilità di ricercare altrove luoghi più accoglienti. Era la prima volta che il giornale parrocchiale affrontava simili argomenti, con coraggio, senza censure. Si può immaginare la preoccupazione delle autorità locali, del Sindaco di allora, dello stesso arciprete Mons. Corsini. Dietro quello pseudonimo, Ellegi, si celava la penna vivace e brillante di un giovane Lauro Grossi.
Nato a Vignale di Traversetolo nel 1932, Grossi si era trasferito ben presto con la famiglia a Borgotaro, dove il padre gestì per 35 anni un negozio di generi alimentari nel quartiere San Rocco. Al nostro Borgo, Grossi rimarrà per sempre legato: fu per lui il luogo delle grandi amicizie, della sua formazione umana e politica. Dopo il liceo a Borgotaro, venne la Laurea in Economia e Commercio all’Università di Parma. I primi passi della sua straordinaria carriera sono tutti borgotaresi: nel 1956 entra nella redazione di “Voce del Taro”; in seguito, insieme ad alcuni amici, fonderà l’A.S. Valtarese Ciclismo e, grazie alla sua spinta, nascerà la Valtarese Calcio, di cui sarà per anni il Presidente e l’anima della società. La passione per lo sport lo accompagnerà per tutta la vita, prima come giocatore e poi come dirigente. Difficile ricordare tutte le tappe della sua carriera in questo ambito: impossibile non ricordare gli anni alla Salvarani (dal 1965) nel gruppo sportivo della società. Erano i tempi di Adorni, Gimondi e Motta, e Grossi ottenne molte cariche, tra cui quella di membro del direttivo Unione ciclisti professionisti e Commissario Straordinario della Federazione Italiana Ciclismo. Uomo instancabile, Grossi nel frattempo svolgeva un’intensa attività politica: iscritto al PSI dal 1964, fu consigliere comunale a Borgotaro dal 1972 al 1978, Assessore al Personale dal 1973 al 1975. Nel 1980 la sua carriera politica spiccò il volo: schierato capolista dal PSI per il Comune di Parma, ottenne 1783 voti di preferenza e fu eletto Sindaco. Alle elezioni del 1985 fu riconfermato nell’incarico, con 3015 preferenze. In quegli anni, nonostante gli impegni gravosi, Grossi tornava spesso al Borgo, dove trovava un po’ di tranquillità e poteva dialogare con gli amici, in italiano e in dialetto. Nel corso del suo mandato come Sindaco, accolse a Parma grandi personalità, come papa Giovanni Paolo II e il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Lauro Grossi moriva prematuramente, stroncato da un malore, nel 1989.

Qualche anno fa, per ricordarlo, è stato pubblicato, dall’editore MUP di Parma, un interessante volume intitolato “Nel ricordo di Lauro – Testimonianze a vent’anni dalla scomparsa del Sindaco Grossi”. Il libro, ricco di belle immagini, raccoglie tanti interventi di sportivi, politici, amici che hanno conosciuto e apprezzato Lauro Grossi. 
Lauro Grossi
Ognuno porta i propri ricordi, le proprie testimonianze: tutti manifestano una profondissima stima. Tanti sono i borgotaresi che hanno voluto ricordarlo: il fratello Gino, Giacomo Bernardi, Pier Luigi Ferrari, Giuseppe Costella, Salvatorangelo Oppo, Eugenio Bersellini. Il volume raccoglie anche alcuni discorsi di Grossi, pronunciati in occasioni speciali: il discorso dell’insediamento come Sindaco (1980); il saluto al Presidente della Repubblica Pertini (1984); il saluto al Santo Padre Giovanni Paolo II (1988).


lunedì 10 giugno 2013

"Le verità inattese" di Giuseppe Marletta




Continuano con successo, anche in questi giorni, le presentazioni del bel libro “Le verità inattese” di Giuseppe Marletta. Quando il volume è stato presentato per la prima volta in Comunità Montana a Borgotaro, questo blog non esisteva ancora. Voglio per questo ora condividere con voi alcune riflessioni su questo libro, che avevo letto subito, in quei giorni, e mi aveva colpito molto.
I protagonisti del romanzo sono Andrea e Giulia, due giovani che si conoscono sui banchi di scuola, nella Sicilia degli anni '60. Al loro fianco c'è anche Aldo, figlio viziato di un uomo molto potente. Tra di loro, fin da allora, si crea un forte legame di affetto.
Ben presto, però, per affrontare le difficoltà economiche del periodo, le famiglie di entrambi saranno costrette ad emigrare in Svizzera, per cercare un lavoro. Da figlio di emigranti, ripensando a quanto patito anche dai miei famigliari in quegli anni, nel leggere dell'impegno e della fatica di questi ragazzi che si riscattano nel lavoro e nello studio, devo dire che mi sono sentito molto toccato e quasi commosso.
In Svizzera, dopo la laurea, nel corso di un master, i due si ritrovano e, dopo qualche titubanza, scoppia l'amore. E, tra riferimenti letterari colti e canzoni di Baglioni, l'autore descrive in modo mirabile l'idillio amoroso che coinvolge i due giovani. Alcuni passi ci rivelano un Marletta che non conoscevamo ancora, capace di descrivere con grande raffinatezza e profondità le dinamiche dell'amore giovanile. Una bellissima sorpresa!
Il ritorno in Sicilia della ragazza rappresenta la fine della felicità dei due ragazzi. Coinvolta nei problemi della famiglia, Giulia sposerà controvoglia Aldo, vecchio compagno d'infanzia... Lo stesso Aldo che verrà poi trovato ucciso. Ritroveremo così all'opera il gruppo di Carabinieri già conosciuti nel primo volume di Marletta, “La nobildonna”. E siamo contenti di incontrarli di nuovo, sembra quasi di rivedere dei vecchi amici. E, su tutti, Attilio Franz Guarino, con la sua voglia di fare, le sue ingenuità, le sue barzellette. La seconda parte del libro segue passo passo le loro indagini, le loro ipotesi, il loro modo di operare. Carabinieri preparati, decisi, ligi al dovere, ma anche uomini di grande umanità, capaci di gestire in modo unico i rapporti umani, tra una cena e una serata in compagnia.

E così, pian piano, tra false piste, episodi di violenza famigliare, momenti di grande tensione, si giunge al finale dove, inaspettatamente, ci attendono diverse “verità inattese”.

venerdì 31 maggio 2013

Aldo Boraschi - “Al limite del buio”




Voglio condividere alcune riflessioni sul bel libro di Aldo Boraschi “Al limite del buio”, che è stato presentato oggi, 31 maggio, al bar “Odissea” di Borgotaro.
Il libro di Aldo Boraschi prende le mosse da un omicidio...
A Lavagna, un pensionato viene trovato ucciso. La vittima è Giovanni Battista Bernabò, detto Giobatta. Una vita senza ombre, una morte inspiegabile. Nessun indizio, solo due parole farfugliate ad un Carabiniere prima di morire: Cavi... gna...
Ma le indagini, più che dai Carabinieri, sono portate avanti da Fabio Riccò, giornalista della piccola emittente televisiva Teletua. Fabio era il protagonista anche del precedente romanzo di Boraschi. Nella sua figura, l'autore ha forse condensato alcuni aspetti della propria autobiografia, in particolare l'esperienza di lavoro presso la tv valtarese “Videotaro”, che allora nasceva. Nel libro, Fabio viene descritto così: “capelli eternamente scarruffati e leggermente ingrigiti all'altezza delle tempie”, vive una vita da “mediano”, ha trascorso “anni protratti in lancinanti insoddisfazioni, e ribollimenti interiori, a volte virulenti, a volte corrosivi, ma sempre presenti”. Inoltre, la sua è “una vita per procura, a far nascere personaggi da prima pagina per poi esserne il becchino”.
E' un ottimo giornalista, ma non è apprezzato appieno nel suo lavoro. E' oppresso da un direttore insopportabile che si prende tutti i meriti, lo stipendio arriva a singhiozzo...
Al suo fianco un gruppo di personaggi difficili da dimenticare: l'amico del cuore Carlo, il maresciallo Nusca, l'impiegato dell'ufficio anagrafe Luca Pinaggia, il pm Maria Furlato, Giamma...
Massimo Beccarelli e Aldo Boraschi (Foto Agitati)
Sullo sfondo, la terra di Liguria, da Lavagna a Chiavari, da Cavi a Portofino.
Ma non è solo la Liguria del mare, dei panorami mozzafiato, della luce. E' una Liguria fatta di luce e ombra. Come ha scritto lo scrittore savonese Daniele Genova: “Non è possibile raccontare la terra di Liguria, se non così: a colpi di luce, giochi d'ombra, rapidi tocchi di pennello”. E' questa Liguria “nera” a fare da sfondo al romanzo di Boraschi. Ma non c'è solo la Liguria, c'è anche quella terra di confine che va da Bedonia a Chiavari, passando per il passo del Bocco.


E così si prosegue nella lettura, una lettura gradevole, ricca di spunti anche ironici. E infine, tra Russi e Orsanti, con un passato che ritorna prepotente e il sentimento della vendetta che aleggia su tutta la storia e la fa da padrone, si giunge al finale che, come sempre accade in questi casi, è a sorpresa. Ma ovviamente non sta a me rivelarlo.
Massimo Beccarelli

venerdì 17 maggio 2013

Com'era Borgotaro nel 1861?


Borgotaro, foto storica



Sono state molte, un paio d'anni fa, le celebrazioni dedicate al 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Oggi ci sembra interessante ritornare sull'argomento, perchè ci è capitato recentemente di consultare un testo antico, pubblicato proprio nel 1861, che parla del nostro paese. Si tratta del “Dizionario topografico dei Comuni compresi entro i confini naturali dell'Italia” compilato da Attilio Zuccagni-Orlandini, e pubblicato a Firenze dalla Società editrice di patrii documenti storico-statistici.
Il corposo volume, si legge nel Proemio, era stato pubblicato “per far conoscere ai connazionali i tanti Comuni nei quali essa è divisa, di una gran parte dei quali nemmen conoscesi il nome”. Prima dell'Unità, come noto, l'Italia era ancora divisa in tanti stati, indipendenti l'uno dall'altro, e una pubblicazione di questo genere poteva servire per rafforzare il vincolo di appartenenza a un unico stato. I Comuni sono elencati in ordine alfabetico e Borgotaro figura a pagina 202. Leggiamo il testo: “Borgotaro è una piccola città situata sulla sponda sinistra del Taro, ed in amena posizione. I suoi terreni sono in generale ben coltivati. Vi si produce grano, vino, castagne, fieno, patate, e frutta saporitissime: le uva dei contorni sono per lo più primaticce”.
In seguito vengono illustrate le vicende storiche del nostro paese, e si nominano alcune casate che lo hanno dominato nei secoli: Malaspina, Fieschi, Visconti, Sforza, Farnese. Più interessante, però, è il seguito, che merita di essere citato quasi integralmente:
Borgotaro è ricinto di mura ed ha tre porte: ha edifizj anche di bello aspetto, con strade lastricate tutte di pietre arenarie. La chiesa maggiore (cioè S.Antonino) è posta in una piazza in faccia al Taro, nel mezzo alla quale s'inalza un obelisco in marmo, di cattivo gusto, postovi a memoria di Elisabetta Farnese allorchè andava regina in Spagna”. Chissà perchè il monumento di Elisabetta, ora collocato nei giardini piccoli, non piacque allo scrittore. Proseguiamo la lettura: “A non molta distanza dalla porta verso il Taro (Porta Portello) incontrasi un solido ponte di pietra di parecchi archi sul torrente medesimo, a cui sovrasta un esteso edifizio che fu già convento degli agostiniani”; Segue un passo meno chiaro: “é ivi, (cioè accanto al convento degli agostiniani), che trovasi il maglio di ferro detto del Borra”. Si trattava, con ogni probabilità, della fabbrica del ferro della famiglia Borra, situata nell'edificio posto al fianco della chiesa di S. Rocco, che in seguito avrebbe avuto la funzione di mulino. Proseguiamo: “A pochi passi da Borgotaro vedesi una bella fontana erettavi dalla famiglia Bertucci, circondata da sedili di pietra: è reso quel sito delizioso per l'amenità della posizione, e per gli alberi che lo attorniano”. La settecentesca fontana Bertucci, già descritta dal capitano Boccia che, nel suo 'Viaggio ai monti di Parma' (1804), esprimeva parole di ammirazione, era collocata in un luogo sulla destra del fiume Varacola, nel prato detto d'Vantèin. La fontana oggi non esiste più: ancora visibile fino a metà degli anni '70, fu in seguito demolita da una ruspa per far spazio a una nuova costruzione. 
Borgotaro, il Teatro della Comunità
La nostra lettura si conclude con queste parole, in cui si parla, con parole lusinghiere, del Pio Istituto Manara, e si accenna soltanto, purtroppo, al nostro teatro: “Un istituto fondato dall'abate Domenico Manara è destinato alla dotazione e all'istruzione delle fanciulle, non meno che all'avviamento dei giovani nella carriera delle scienze e delle arti. Ha una biblioteca non senza opere scelte e rare, un archivio pieno di antichi documenti, e un teatro”.

martedì 14 maggio 2013

La scrittrice Stella Stollo ospite a Borgotaro




Giuseppe Marletta, Stella Stollo e Massimo Beccarelli



Sabato 11 maggio, la “Biblioteca Manara” di Borgotaro ha ospitato la scrittrice Stella Stollo.
Nata ad Orvieto, una laurea in Lingue e Letterature Orientali presso l’Università di Venezia, è insegnante di scuola primaria in un paese in provincia di Siena.
Al tavolo dei relatori si sono alternati Elisa Delgrosso (direttrice della biblioteca), il prof. Massimo Beccarelli (insegnante di lettere e moderatore), Giuseppe Marletta (scrittore) e l’autrice.
É stato un pomeriggio ricco di stimoli culturali interessanti, in cui si è parlato di scrittori emergenti, del mondo dell'editoria e di molti altri temi di carattere culturale.
Elisa Delgrosso ha ricordato “La vetrina degli autori emergenti”, l'iniziativa della biblioteca finalizzata appunto a far conoscere al pubblico le opere di scrittori alle prime armi, e poi ha fatto un breve curriculum della Stollo, evidenziandone la vasta cultura e i molteplici interessi, oltre agli ottimi risultati conseguiti come scrittrice (il romanzo "Io e i miei piedi" ha vinto nel 2011 il premio letterario “Cogito ergo scrivo”). La parola è poi passata all'autrice Stella Stollo, che ha ricordato come la scrittura dei romanzi abbia rappresentato la coronazione di un progetto maturato sin dall’infanzia, quando aveva sviluppato una profonda passione per la lettura, che l’ha portata ad interessarsi di vari generi letterari, in particolare di romanzi storici. Da lì a diventare scrittrice, il passo è stato breve. Ha poi preso la parola il prof. Beccarelli, che ha illustrato brevemente i contenuti dei due romanzi, “Io e i miei piedi” e “Algoritmi di capodanno”.
Il protagonista del romanzo “Io e i miei piedi” è Mirco, un trentenne avviato a una brillante carriera: una laurea col massimo dei voti, un master prestigioso, una fidanzata con cui progetta di sposarsi a breve. Una vita perfetta, all'apparenza, un futuro roseo. In realtà Mirco sta male. La madre è invadente, la fidanzata asfissiante, parenti e amici opprimenti. E' lui stesso a raccontare la sua storia. Torturato dall'ansia e da una strana inquietudine, decide di seguire il consiglio dell'analista della madre e inizia a scrivere le sue memorie: la scrittura diventa così una terapia liberatoria, che permette di fissare sulla carta i pensieri negativi e liberarsene. Sono “Memorie Semiserie di una malattia esistenziale”, per citare il sottotitolo del romanzo. Non può non venire alla mente il personaggio letterario di Zeno Cosini, il protagonista di un famoso romanzo di Italo Svevo, che, assecondando il suo psicanalista, scrive e ricorda confusamente episodi del passato. E' quello che fa anche Mirco, che ci racconta la sua vita, la cerimonia di laurea, la convivenza con la fidanzata, i preparativi per il matrimonio. Su tutto, però, incombe lo spettro della malattia, una dermatite ai piedi, di cui non si conosce l'origine, che rende la sua vita un calvario. Non può lavorare, diventa sempre più dipendente dalla madre e dalla fidanzata. Si lascia trascinare, è spesso inerte. E in questa inerzia si adagia sempre di più... Così le vicende si susseguono, spesso grottesche o comiche. Mi permetto di aggiungere “umoristiche”, nell'accezione che del termine “umorismo” dava lo scrittore Luigi Pirandello. Egli sosteneva, infatti, che esistono situazioni della vita che fanno ridere sul primo momento, ma nascondono realtà dolorose. Così ci sono passaggi in cui si è tentati di ridere del nostro protagonista che magari, chiamato a un colloquio di lavoro, fugge a rotta di collo e si gratta furiosamente i piedi... ma se pensiamo alla desolazione della sua vita, la disoccupazione, l'ansia che lo tormentano, al riso non può che sostituirsi l'amarezza. La vita di Mirco però, ben presto muterà radicalmente. Il suo Destino lo attende lungo una spiaggia.
Il secondo libro presentato è “Algoritmi di Capodanno”. É la storia di Cinzia, 40enne piena di impegni, organizzatrice di eventi. Un po' preoccupata dall'avanzare dell'età, dalle prime rughe. Una laurea in matematica, che influenza anche la sua visione della realtà. Si legge nel libro: “Crescendo, il mio istinto infantile ha trovato conferma scientifica nella teoria per cui alla base dell'Universo ci sarebbero elementari leggi matematiche, algoritmi semplici che conducono alla produzione di un'infinita varietà e complessità di forme bizzarre, tanto da generare ciò che pare caos e caotico non è”. Una vita lavorativa soddisfacente, ma una vita amorosa deludente. Nessun fidanzato, solo un amico virtuale, dal nome emblematico di Adriano Meis (come noto, è il nuovo nome che prenderà Mattia Pascal, protagonista di un famoso romanzo di Pirandello).
Il libro racconta le vicende di Cinzia e, con grande originalità, si sofferma a tratti su complesse teorie matematiche, sul linguaggio della musica e della geometria, su movimenti artistici. Dopo una serie di strane coincidenze, e con il caso che sembra farla da padrone, la protagonista si troverà, controvoglia, a Capodanno a discutere dell'organizzazione di una mostra con un artista di nome Mattia Corsi. E proprio l'ultimo dell'anno accadrà qualcosa che attendeva da troppo tempo...
È poi intervenuto Giuseppe Marletta, cha ha ringraziato i presenti, per la loro attenzione e costanza, Elisa Delgrosso per aver avviato l’iniziativa che permette anche agli autori emergenti di avere appunto una propria “vetrina” anche a Borgo Val di Taro, e l’autrice per aver accettato l’invito a venire in Valtaro per presentare le sue opere, confrontandosi con un’altra realtà e condividendo le comuni esperienze di scrittrice emergente. Si è soffermato poi su alcune particolari caratteristiche dei protagonisti dei romanzi ed ha posto alcune domande all’autrice (sui significati delle opere, sui loro riferimenti sociali, culturali, storico e geografici, sui generi letterari di riferimento e sulle motivazioni che hanno determinato la stesura dei romanzi), creando poi un piacevole duetto, soprattutto sugli “sforzi” degli scrittori emergenti, che ha interessato e coinvolto il pubblico.