venerdì 17 maggio 2013

Com'era Borgotaro nel 1861?


Sono state molte, un paio d'anni fa, le celebrazioni dedicate al 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Oggi ci sembra interessante ritornare sull'argomento, perchè ci è capitato recentemente di consultare un testo antico, pubblicato proprio nel 1861, che parla del nostro paese. Si tratta del “Dizionario topografico dei Comuni compresi entro i confini naturali dell'Italia” compilato da Attilio Zuccagni-Orlandini, e pubblicato a Firenze dalla Società editrice di patrii documenti storico-statistici.
Il corposo volume, si legge nel Proemio, era stato pubblicato “per far conoscere ai connazionali i tanti Comuni nei quali essa è divisa, di una gran parte dei quali nemmen conoscesi il nome”. Prima dell'Unità, come noto, l'Italia era ancora divisa in tanti stati, indipendenti l'uno dall'altro, e una pubblicazione di questo genere poteva servire per rafforzare il vincolo di appartenenza a un unico stato. I Comuni sono elencati in ordine alfabetico e Borgotaro figura a pagina 202. Leggiamo il testo: “Borgotaro è una piccola città situata sulla sponda sinistra del Taro, ed in amena posizione. I suoi terreni sono in generale ben coltivati. Vi si produce grano, vino, castagne, fieno, patate, e frutta saporitissime: le uva dei contorni sono per lo più primaticce”.
In seguito vengono illustrate le vicende storiche del nostro paese, e si nominano alcune casate che lo hanno dominato nei secoli: Malaspina, Fieschi, Visconti, Sforza, Farnese. Più interessante, però, è il seguito, che merita di essere citato quasi integralmente:
Borgotaro è ricinto di mura ed ha tre porte: ha edifizj anche di bello aspetto, con strade lastricate tutte di pietre arenarie. La chiesa maggiore (cioè S.Antonino) è posta in una piazza in faccia al Taro, nel mezzo alla quale s'inalza un obelisco in marmo, di cattivo gusto, postovi a memoria di Elisabetta Farnese allorchè andava regina in Spagna”. Chissà perchè il monumento di Elisabetta, ora collocato nei giardini piccoli, non piacque allo scrittore. Proseguiamo la lettura: “A non molta distanza dalla porta verso il Taro (Porta Portello) incontrasi un solido ponte di pietra di parecchi archi sul torrente medesimo, a cui sovrasta un esteso edifizio che fu già convento degli agostiniani”; Segue un passo meno chiaro: “é ivi, (cioè accanto al convento degli agostiniani), che trovasi il maglio di ferro detto del Borra”. Si trattava, con ogni probabilità, della fabbrica del ferro della famiglia Borra, situata nell'edificio posto al fianco della chiesa di S. Rocco, che in seguito avrebbe avuto la funzione di mulino. Proseguiamo: “A pochi passi da Borgotaro vedesi una bella fontana erettavi dalla famiglia Bertucci, circondata da sedili di pietra: è reso quel sito delizioso per l'amenità della posizione, e per gli alberi che lo attorniano”. La settecentesca fontana Bertucci, già descritta dal capitano Boccia che, nel suo 'Viaggio ai monti di Parma' (1804), esprimeva parole di ammirazione, era collocata in un luogo sulla destra del fiume Varacola, nel prato detto d'Vantèin. La fontana oggi non esiste più: ancora visibile fino a metà degli anni '70, fu in seguito demolita da una ruspa per far spazio a una nuova costruzione. La nostra lettura si conclude con queste parole, in cui si parla, con parole lusinghiere, del Pio Istituto Manara, e si accenna soltanto, purtroppo, al nostro teatro: “Un istituto fondato dall'abate Domenico Manara è destinato alla dotazione e all'istruzione delle fanciulle, non meno che all'avviamento dei giovani nella carriera delle scienze e delle arti. Ha una biblioteca non senza opere scelte e rare, un archivio pieno di antichi documenti, e un teatro”.
Massimo Beccarelli

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