giovedì 27 giugno 2013

#iversicheamo e #ilibricheamo... due hashtag per condividere cultura




E' un po' di tempo che, utilizzando twitter, mi chiedevo se fosse possibile veicolare e condividere cultura. E' cosa nota che questo social network è molto utilizzato per discutere di politica, e chi lo frequenta per un po' si accorge facilmente che forse quello è, in assoluto, l'argomento più discusso...
Tuttavia, negli ultimi tempi, non sono pochi gli hashtag (simboleggiati da #), che catalogano ed etichettano argomenti di carattere culturale.
Pensate ad esempio a #twitteratura #twitart #artwit #scritturebrevi. Molto interessante, e più strutturata e complessa, è stata anche l'esperienza di #LunaFalò e #Leucò, promossa dalla Fondazione Cesare Pavese, che prevedeva di "riscrivere" opere letterarie per mezzo dei tweet. Un'iniziativa lodevole, che ha coinvolto centinaia di persone, che hanno inviato migliaia di messaggi. E' stata anche l'occasione per divulgare, presso un pubblico più ampio, l'universo simbolico di Cesare Pavese. Oggi quell'esperienza prosegue con #Corsari, dedicandosi all'opera di Pier Paolo Pasolini...
In conclusione, per partecipare e dare un modesto contributo alla divulgazione della cultura via twitter, ho pensato di lanciare gli hashtag #iversicheamo e #ilibricheamo, che hanno suscitato un discreto interesse, e hanno stimolato altre persone ad inventarne altri, sempre caratterizzati dal "cheamo" finale: #ifilmcheamo #iquadricheamo #iluoghicheamo.

sabato 22 giugno 2013

"Brumby, l'orizzonte degli eventi" di Nadia Bertolani




Il libro “Brumby, l'orizzonte degli eventi”, che è stato presentato oggi a Borgotaro presso il “Mata Cafè”, mi ha incuriosito subito, fin dal titolo, che trovo molto originale.
Brumby è il protagonista del romanzo. Lo incontriamo in Corsica, alle prese con una ragazza giapponese piuttosto petulante e molesta, con cui ha trascorso la notte. Non ci viene detto nulla di lui, del suo passato. E' un classico inizio in “medias res”.
Il significato del suo nome, decisamente strano, viene chiarito fin dalle prime righe. Ce lo spiega lo stesso protagonista: “Il Brumby è un cavallino australiano selvatico. Hanno tentato di addomesticarlo, ma lui si è di nuovo rinselvatichito”.
E, come il cavallo da cui prende il nome, Brumby è scontroso, burbero, ribelle. Ben presto si libera della ragazza, che pure gli aveva pagato il viaggio in traghetto per Marsiglia, perchè si sente in trappola, non ne sopporta le chiacchiere continue.
Nadia Bertolani e Massimo Beccarelli (Foto Agitati)
Durante la navigazione, incontra una donna anziana e sua figlia. L'anziana, di nome Gaia, chiede di potergli parlare... E così, in un lungo flash-back, gli racconta una serie di vicende che ha vissuto in Andalusia, e in particolare l'incontro con una giornalista di nome Dora, apparentemente giunta in Spagna per scrivere un articolo sul poeta Garcia Lorca, ma che in verità aveva compiuto quel viaggio per ben altre ragioni.
Ben presto si scoprirà che Brumby altri non è che il figlio di Dora, Tazio, disperso in un naufragio. Creduto morto, egli aveva pensato di chiudere con i genitori, con cui aveva sempre avuto dei contrasti, per rifarsi una nuova vita.
Ma ben altri sono i misteri di questa storia. I protagonisti del romanzo, infatti, non sono quello che sembrano. I loro stessi nomi celano un segreto...
E intanto il racconto prosegue, ricco di riferimenti alla mitologia greca, al mito di Demetra, Persefone e Ade, alla triste storia di Orfeo ed Euridice, alla figura di Edipo.
Fino a giungere ad un finale sorprendente, che ci invita a riflettere sui grandi misteri della vita e della morte, sull'anima e sulla complessità della struttura dell'universo.



martedì 18 giugno 2013

Lauro Grossi: una vita tra impegno sociale e politico

Lauro Grossi: nel ricordo di Lauro



Sul numero del 29 gennaio 1956 apparve, sulla “Voce del Taro”, una nuova rubrica: “Questo nostro Borgo”. Gli intenti della rubrica erano dichiarati fin dal primo articolo, non firmato: “Vogliamo iniziare con questo numero una rubrica intrattenendo il lettore su argomenti di attualità”. Poco oltre si leggeva: “Che ne direste amici borgotaresi se ad ogni funerale intervenisse una guardia civica, come è uso in ogni città?” I successivi articoli, firmati “Ellegi”, affrontarono tutta una serie di problemi sociali, civili e amministrativi del nostro paese. Dall’assenza di servizi igienici pubblici ai problemi della viabilità cittadina; dal cattivo stato dei giardini pubblici all’illuminazione del paese. Un pezzo in particolare, tuttavia, scatenò un acceso dibattito.

Ellegi, infatti, nel numero di “Voce del Taro” del 16 settembre 1956, affrontava il problema delle polveri emesse dalle ciminiere dello stabilimento “Milanese & Azzi”: “Tale polvere, oltre che danneggiare ogni cosa all’intorno, penetra all’interno delle persone, recando un grave danno a quanti sono costretti a… respirare nella zona. Abbiamo dato un tono scherzoso alla cosa non perché essa faccia ridere, anzi, ma perché ci sembra invero ridicolo che per trent’anni o più nessuno abbia sentito la necessità di protestare contro una così illogica situazione”. Si scatenò la polemica: il direttore dello stabilimento, infatti, rispose sul giornale ventilando la possibilità di ricercare altrove luoghi più accoglienti. Era la prima volta che il giornale parrocchiale affrontava simili argomenti, con coraggio, senza censure. Si può immaginare la preoccupazione delle autorità locali, del Sindaco di allora, dello stesso arciprete Mons. Corsini. Dietro quello pseudonimo, Ellegi, si celava la penna vivace e brillante di un giovane Lauro Grossi.
Nato a Vignale di Traversetolo nel 1932, Grossi si era trasferito ben presto con la famiglia a Borgotaro, dove il padre gestì per 35 anni un negozio di generi alimentari nel quartiere San Rocco. Al nostro Borgo, Grossi rimarrà per sempre legato: fu per lui il luogo delle grandi amicizie, della sua formazione umana e politica. Dopo il liceo a Borgotaro, venne la Laurea in Economia e Commercio all’Università di Parma. I primi passi della sua straordinaria carriera sono tutti borgotaresi: nel 1956 entra nella redazione di “Voce del Taro”; in seguito, insieme ad alcuni amici, fonderà l’A.S. Valtarese Ciclismo e, grazie alla sua spinta, nascerà la Valtarese Calcio, di cui sarà per anni il Presidente e l’anima della società. La passione per lo sport lo accompagnerà per tutta la vita, prima come giocatore e poi come dirigente. Difficile ricordare tutte le tappe della sua carriera in questo ambito: impossibile non ricordare gli anni alla Salvarani (dal 1965) nel gruppo sportivo della società. Erano i tempi di Adorni, Gimondi e Motta, e Grossi ottenne molte cariche, tra cui quella di membro del direttivo Unione ciclisti professionisti e Commissario Straordinario della Federazione Italiana Ciclismo. Uomo instancabile, Grossi nel frattempo svolgeva un’intensa attività politica: iscritto al PSI dal 1964, fu consigliere comunale a Borgotaro dal 1972 al 1978, Assessore al Personale dal 1973 al 1975. Nel 1980 la sua carriera politica spiccò il volo: schierato capolista dal PSI per il Comune di Parma, ottenne 1783 voti di preferenza e fu eletto Sindaco. Alle elezioni del 1985 fu riconfermato nell’incarico, con 3015 preferenze. In quegli anni, nonostante gli impegni gravosi, Grossi tornava spesso al Borgo, dove trovava un po’ di tranquillità e poteva dialogare con gli amici, in italiano e in dialetto. Nel corso del suo mandato come Sindaco, accolse a Parma grandi personalità, come papa Giovanni Paolo II e il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Lauro Grossi moriva prematuramente, stroncato da un malore, nel 1989.

Qualche anno fa, per ricordarlo, è stato pubblicato, dall’editore MUP di Parma, un interessante volume intitolato “Nel ricordo di Lauro – Testimonianze a vent’anni dalla scomparsa del Sindaco Grossi”. Il libro, ricco di belle immagini, raccoglie tanti interventi di sportivi, politici, amici che hanno conosciuto e apprezzato Lauro Grossi. 
Lauro Grossi
Ognuno porta i propri ricordi, le proprie testimonianze: tutti manifestano una profondissima stima. Tanti sono i borgotaresi che hanno voluto ricordarlo: il fratello Gino, Giacomo Bernardi, Pier Luigi Ferrari, Giuseppe Costella, Salvatorangelo Oppo, Eugenio Bersellini. Il volume raccoglie anche alcuni discorsi di Grossi, pronunciati in occasioni speciali: il discorso dell’insediamento come Sindaco (1980); il saluto al Presidente della Repubblica Pertini (1984); il saluto al Santo Padre Giovanni Paolo II (1988).


lunedì 10 giugno 2013

"Le verità inattese" di Giuseppe Marletta




Continuano con successo, anche in questi giorni, le presentazioni del bel libro “Le verità inattese” di Giuseppe Marletta. Quando il volume è stato presentato per la prima volta in Comunità Montana a Borgotaro, questo blog non esisteva ancora. Voglio per questo ora condividere con voi alcune riflessioni su questo libro, che avevo letto subito, in quei giorni, e mi aveva colpito molto.
I protagonisti del romanzo sono Andrea e Giulia, due giovani che si conoscono sui banchi di scuola, nella Sicilia degli anni '60. Al loro fianco c'è anche Aldo, figlio viziato di un uomo molto potente. Tra di loro, fin da allora, si crea un forte legame di affetto.
Ben presto, però, per affrontare le difficoltà economiche del periodo, le famiglie di entrambi saranno costrette ad emigrare in Svizzera, per cercare un lavoro. Da figlio di emigranti, ripensando a quanto patito anche dai miei famigliari in quegli anni, nel leggere dell'impegno e della fatica di questi ragazzi che si riscattano nel lavoro e nello studio, devo dire che mi sono sentito molto toccato e quasi commosso.
In Svizzera, dopo la laurea, nel corso di un master, i due si ritrovano e, dopo qualche titubanza, scoppia l'amore. E, tra riferimenti letterari colti e canzoni di Baglioni, l'autore descrive in modo mirabile l'idillio amoroso che coinvolge i due giovani. Alcuni passi ci rivelano un Marletta che non conoscevamo ancora, capace di descrivere con grande raffinatezza e profondità le dinamiche dell'amore giovanile. Una bellissima sorpresa!
Il ritorno in Sicilia della ragazza rappresenta la fine della felicità dei due ragazzi. Coinvolta nei problemi della famiglia, Giulia sposerà controvoglia Aldo, vecchio compagno d'infanzia... Lo stesso Aldo che verrà poi trovato ucciso. Ritroveremo così all'opera il gruppo di Carabinieri già conosciuti nel primo volume di Marletta, “La nobildonna”. E siamo contenti di incontrarli di nuovo, sembra quasi di rivedere dei vecchi amici. E, su tutti, Attilio Franz Guarino, con la sua voglia di fare, le sue ingenuità, le sue barzellette. La seconda parte del libro segue passo passo le loro indagini, le loro ipotesi, il loro modo di operare. Carabinieri preparati, decisi, ligi al dovere, ma anche uomini di grande umanità, capaci di gestire in modo unico i rapporti umani, tra una cena e una serata in compagnia.

E così, pian piano, tra false piste, episodi di violenza famigliare, momenti di grande tensione, si giunge al finale dove, inaspettatamente, ci attendono diverse “verità inattese”.