venerdì 12 luglio 2013

1834: Terremoto in Valtaro










Tempo fa mi era capitato di leggere, in due diverse pubblicazioni, il resoconto di un terremoto che aveva duramente colpito la Valtaro nel 1834. Non sono rari gli scritti del passato in cui si raccontano simili fenomeni, talvolta anche con dovizia di particolari. In questi giorni, però, in cui tutti abbiamo ancora in mente il tragico sisma che ha recentemente colpito l'Emilia Romagna, ho pensato di andarli a rileggere e di proporli alla vostra attenzione...

Il primo scritto (tratto dall'”Araldo della Madonna di S.Marco”), è opera dell'allora parroco di Pieve di Campi, che scrive: “Il giorno 14 febbraio 1834 un terremoto orrendo, che durò circa 10 o 12 secondi. scosse e spaventò quasi tutte queste montagne e in modo speciale danneggiò Borgotaro, Pontremoli, Guinadi e Ceppin-Pontolo. In questa parrocchia (cioè Pieve di Campi) si contarono più di trenta scosse, a Borgotaro ne sentirono più di cento. Io ero solo in una stanza in tempo del lungo e tremendo crollo e non mancai di avere la mia parte di terrore, ritirandomi verso il finire dell'urto ferocissimo sotto la porta che introduce nella contigua stanza”, poco prima “che la canonica si sconquassasse e quasi mi seppellisse sotto le sue rovine”. “A Borgotaro”, prosegue l'autore dello scritto, “furono rovesciati molti fumaiuoli (cioè camini), che rotolando dai tetti andavano a formare una tempesta di sassi che piombavano nelle contrade e per miracolo che nessuno vi perisse”. 


Più dettagliato risulta essere il resoconto dello stesso terremoto proposto nel “Ragguaglio particolareggiato delle ruine cagionate dal terremoto nel Valtarese ne' giorni 14 febbr. e susseguenti a tutto il 14 marzo 1834” tratte da “Il Poligrafo. Giornale di scienze, lettere ed arti” pubblicato a Verona dalla Tipografia Poligrafica di G. Antonelli nel 1835.
Leggiamo: "Non sono di poco rilievo i danni recati dal terremoto nel Valtarese. In Borgotaro non v'ha casa o fabbricato che non ne abbia sofferto o più o meno: scorgonsi per ogni dove muri screpolati o fessi (crepati), volte minaccianti ruina, tutti gli edifizi puntellati. Hanno sofferto guasto maggiore la Caserma de' Dragoni Ducali, l'alloggio dell'uffiziale comandante la Luogotenenza, il teatro Comunale, la casa del Comune e l'ex-convento di San Rocco. Il campanile della chiesa di questo Santo, posto oltre Taro è rovinato (crollato) per metà; quello della chiesa di S. Antonio (cioè S. Antonino) in Borgotaro stesso per tal modo malconcio, che fu forza atterrarlo (abbatterlo) in maggior parte con grave pericolo di chi intendeva all'opera"
Il terremoto, inoltre, colpì duramente anche le frazioni:
"In Brunelli e in Porcigatone, benchè fosse meno violenta, pur tutte la case vi hanno sofferto notabilmente. In San Martino, sì la chiesa che l'abitazione del parroco sono inabitabili. Maggiori danni in Tiedoli. Quivi le volte e i muri della chiesa parrocchiale non poco crepolati (crepati), mozza in parte e atterrata la statua marmorea di San Giovanni Battista che stava innalzata sulla faccia principale di essa chiesa. Fu anche sentita la campana della torre mandare spessi suoni durante il terremoto. Fu violenta più che mai la scossa in Rovinaglia, in Valdena e in San Vincenzo. In San Vincenzo crollate quattro case, la chiesa e il campanile”. L'epicentro del sisma veniva localizzato a Pontolo: “l'estrema violenza del terremoto sentita nel Comunello dei Santi Giovanni e Paolo di Pontollo... fa venire i più nell'opinione che quivi, anziché altrove, il terribile fenomeno abbia avuto sua sede principale ed origine”.
La terra continuò a tremare anche nei giorni seguenti, e si trattò probabilmente di scosse di assestamento: “continuavano i tremiti di terra ne' giorni venticinque, ventisei, ventisette e ventotto febbraio. Il giorno quattro del corrente marzo due scosse di terremoto si fecero sentire in Borgotaro”.
In quello sfortunato 1834 ci furono scosse più o meno forti anche in aprile, maggio, giugno, luglio e ottobre.
L'autore del testo da cui abbiamo tratto queste notizie conclude rivolgendo una preghiera al Signore, e ciò è indicativo della grandissima fede dei nostri antenati: “S'uniscono tutti i buoni fedeli con noi a porgere ferventissime preci all'Altissimo affinchè preservi i suoi devoti figli da sì rio flagello”



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