sabato 7 settembre 2013

Don Amadio Armani, sacerdote e poeta dialettale

E' passato più di mezzo secolo dalla sua morte, avvenuta il 25 settembre 1960, ma è ancora ricordato con grande affetto.  Sto parlando di don Amadio Armani, sacerdote molto amato dalla popolazione di Borgotaro e famoso poeta dialettale. Al momento della morte, aveva 75 anni. Si legge su “Voce del Taro” del 30 ottobre 1960: “Nato a Borgotaro […] mons. Armani era assai noto per il suo fare faceto e bonario e per la sua grande umiltà che risaltava soprattutto allorchè si prodigava nel fare il bene. Chi lo ha conosciuto da vicino, sa qual fosse il suo grande cuore e come ebbe sempre come primo ideale della sua vita sacerdotale il far del bene senza riserve”. 

Borgotarese di nascita, don Amadio aveva svolto il suo servizio sacerdotale per lungo tempo lontano dal suo paese di origine. Si legge poco oltre: “Solo quando le fatiche ebbero consunto la sua forte fibra, a malincuore lasciò la sua parrocchia di S. Sepolcro di Piacenza, ove aveva lavorato intensamente per 29 anni, cedendola per la prosecuzione del ministero apostolico ai Sacerdoti Salesiani”. E così, si era ritirato nella sua Borgotaro, “che Egli tanto amò e che tante volte, per la sua «verve» poetica dialettale descrisse nelle persone, negli usi e nelle tradizioni”. Le sue poesie più belle furono in seguito raccolte nel libro “la fizunumia dal Burgu”, ormai purtroppo esaurito, e che sarebbe opportuno ristampare in nuova edizione. In quegli anni, colse tanti aspetti caratteristici dei borgotaresi, come lo stretto legame che li unisce, il saper gioire delle gioie dell’altro, ma anche il saper piangere insieme nelle occasioni luttuose e nelle sofferenze che costellano la vita di ognuno. A questo proposito, don Armadio scrisse: “gh’è tra niètri una bèla cadèina ch’ha n’tegna int’un grüpu ligà, un dulur’, una festa d’voin, a s’ sèinta p’r tütu ar Cumoin”. Per i suoi versi, don Amadio è notissimo al Borgo ancora oggi, e le sue poesie in dialetto burg’zan si ascoltano spesso negli spettacoli dei bambini al Teatro Farnese, o vengono lette e recitate in varie altre occasioni. Sono ormai entrate nel bagaglio culturale e tradizionale del nostro paese, tanto che a volte l’autore non viene neppure citato.
Ma altre cose vanno dette a proposito di don Amadio. Non tutti sanno, ad esempio, che, nel corso della Prima Guerra Mondiale, egli fu anche un fedele servitore della patria: “fu compagno di trincea ed amico dell’eroico Enrico Toti, di cui conservava gelosamente una rara foto”. Il romano Enrico Toti, bersagliere, amputato di una gamba, fu protagonista di un episodio memorabile, che gli valse poi la medaglia d’oro al valor militare: ferito a morte, scagliò la stampella contro il nemico. La vicenda, nota a intere generazioni di studenti del passato, è oggi, purtroppo, raramente menzionata nelle aule scolastiche.

Don Amadio, infine, fu molto attento anche all’educazione dei giovani e, prima di abbandonare la parrocchia di San Sepolcro di Piacenza, dove aveva svolto il suo ministero per ben 29 anni, volle lasciare ai suoi parrocchiani un ultimo “regalo”. Si legge sempre in “Voce del Taro”: “Con grandi sacrifici aveva acquistato locali e terreno per la costruzione di un oratorio per la gioventù” che fu poi completato con “l’intervento dell’Autorità Diocesana”.
                                                                                                                              Massimo Beccarelli

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