lunedì 11 dicembre 2017

Curiosità storiche: la "Congiura dei parroci" ovvero i Martiri di Belfiore

Un'importante vicenda del Risorgimento italiano


I Martiri di Belfiore

Mi è capitato spesso, sulle pagine di questo blog, di affrontare argomenti legati alla storia del Risorgimento, un periodo storico che mi ha sempre affascinato, e che ho affrontato con voi spesso dal punto di vista "borgotarese", ossia mostrando come veniva percepito dai cittadini del mio paese, Borgotaro, e come si è tramandato a noi attraverso lapidi ed altre testimonianze. Un esempio è questo pezzo dedicato a quanto avvenne nel 1859.
Carlo Alberto di Savoia
Oggi, invece, vi voglio parlare dei cosiddetti “Martiri di Belfiore”, dal nome della località in provincia di Mantova che fu teatro di una delle vicende più tragiche del Risorgimento.
Era da poco passato il 1848, l'anno delle grandi insurrezioni italiane, da Palermo a Venezia; l'anno delle Cinque Giornate di Milano, della Prima guerra d'indipendenza. 
Un anno che aveva visto la nascita della Repubblica romana e della Repubblica di Venezia: un anno di grandi speranze per i patrioti italiani. Dopo i primi successi, però, c'era stata la veemente reazione austriaca e il re Carlo Alberto era stato sconfitto duramente dal maresciallo Radetzky a Novara. 
Carlo Alberto aveva abdicato in favore del figlio Vittorio Emanuele II che, il 24 marzo 1849, aveva firmato l'armistizio di Vignale. Dopo un'eroica resistenza, nei mesi di luglio e agosto dello stesso anno, anche le due Repubbliche venivano definitivamente piegate dagli austriaci.
A seguito del fallimento dei moti del '48, Giuseppe Mazzini, che dal suo esilio londinese continuava ad essere l'anima della rivoluzione, aveva ritenuto di cambiare strategia e di proseguire l'attività in modo silenzioso, sotterraneo. 
Giuseppe Mazzini
L'idea era quella di creare una rete di comitati rivoluzionari a Milano, Venezia, Brescia, Mantova, con eventuali ramificazioni al Centro e al Sud Italia, che potessero fare propaganda clandestina di scritti, manifesti, documenti stampati segretamente in Svizzera, sul Lago di Lugano. Nel corso di una perquisizione ad un'abitazione mantovana, però, la polizia austriaca aveva scoperto, per caso, alcuni di questi documenti mazziniani. L'indagine poliziesca che ne seguì, aveva ben presto scoperto l'esistenza dei comitati e portato all'arresto di un gran numero di patrioti, tra cui figuravano sacerdoti, militari, professionisti. Furono tutti accusati di “cospirazione”: erano oltre 100. Ne seguì un processo che durò più di un anno, con snervanti interrogatori dei prigionieri. La presenza di ben tre sacerdoti fece sì che alcuni storici parlarono persino di “congiura dei parroci”: si trattava di don Enrico Tazzoli, don Bartolomeo Grazioli e don Giovanni Grioli. La figura di maggior spicco era senza dubbio quella di don Enrico Tazzoli, docente del seminario virgiliano di Mantova, identificato ben presto come il leader delle attività antiaustriache, come ammise egli stesso davanti ai giudici a Vienna. Scrive Lorenzo Fazzini (I preti e le suore dell'Unità d'Italia - “Il Messaggero di S.Antonio”, marzo 2011): “Il suo scopo era preparare nella città e Provincia il giorno della riscossa unità […], ma anche avere a cuore la classe più misera della popolazione, impedendole quegli eccessi a cui la trascinano la sua ignoranza e le sue bollenti passioni”. Tazzoli venne impiccato il 7 dicembre 1852. “Morì con il crocifisso tra le mani e nemmeno il boia riuscì a strapparglielo: morì dicendo queste parole: «Il Crocefisso fu la mia gloria in vita, bramo che sia mia conforto in morte». […] Spirò con la parola perdono sulle labbra e chiedendo di essere perdonato a sua volta per il male fatto ad altri” (Fazzini, art. cit.). Anche gli altri due preti mantovani furono uccisi: don Giovanni Grioli fu fucilato il 5 novembre 1851 e don Bartolomeo Grazioli fu impiccato il 3 marzo 1853. Anche loro tennero un comportamento esemplare durante gli interrogatori, e non cedettero alle lusinghe dei giudici austriaci, che avevano promesso loro la sospensione della pena in cambio dei nomi degli altri aderenti alla congiura.
Monumento ai Martiri di Belfiore
Non furono, purtroppo, i soli uccisi. Scrive Lucio Villari (nel libro “Bella e perduta – l'Italia del Risorgimento”, pp.249-250): “La conclusione del processo fa parte del martirologio del nostro Risorgimento. Tra il 5 novembre 1851 e il 19 marzo 1853 in un vallo vicino Mantova dal nome gentile, Belfiore, furono innalzati i patiboli per Enrico Tazzoli, Giovanni Grioli, Bartolomeo Grazioli, Carlo Poma, Tito Speri, Bernardo de Canal, Giuseppe Zambelli, Angelo Scarsellini, Pietro Frattini, Carlo Montanari. L'ombra del patibolo di Belfiore si prolungò fino al 1855 con l'ultimo martirio del patriota del Cadore Pier Fortunato Calvi”.

Molti di questi nomi sono, ancora oggi, giustamente famosi.

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