La fabbrica di cioccolato a Parma, un libro “nutriente” in senso culturale
Tutti
sanno che il cioccolato, in Europa, è arrivato solo con l'era moderna.
Cristoforo Colombo scrive, in una sua lettera, di aver assaporato un liquido
amaro e stordente che gli “indiani”, come gli chiamava lui, che era convinto di
trovarsi nelle Indie, definivano “la bevanda dei re”.
A
scoprire le caratteristiche energetiche del cioccolato e le sue proprietà fu
però Hernàn Cortès, conquistatore spagnolo. Una volta giunta in Europa, in
verità, questa “spezia” risultava difficile da usare, visto che i cuochi
dell'epoca la utilizzavano specialmente con la selvaggina, senza capire
veramente di che farsene. Saranno i Francesi a coglierne le potenzialità e a
trasformarla in un cibo delizioso. Dalla Francia, il cioccolato giunse poi
anche a Parma alla corte dei Farnese e, in seguito, dei Borbone.
Una
storia interessante, che viene presentata nel libro “La fabbrica di cioccolato
a Parma. 50 ricette dolci e salate” (Parma, MUP, 2015). Un volume che è anche
un libro di ricette, senza dubbio, ma colpisce soprattutto per la ricchezza
della prima parte, quella storica, che ricostruisce la storia del cioccolato
calandola nella storia dell'Europa e della nostra città.
Una parte storica che, dopo l'introduzione di Andrea Zanlari, si dispiega nelle parole di Marzio Dall'Acqua, che di storia e arte se ne intende, che ci accompagna in questo viaggio straordinario, dove ogni pagina è una scoperta: “La nostra sarà sia una storia per assaggi, fatta cioè di frammenti, di paragrafi, di annotazioni di date ed eventi, sia una storia collegata alle radicali e sostanziali trasformazioni del gusto, dei costumi e quindi delle usanze”.
Si
scopre così che, almeno agli inizi, il cacao a Parma è legato all'uso
farmaceutico, e lo si trova citato nello Statuto degli Speziali del 1552.
Seguiamo poi le vicende del cioccolato nel corso dei secoli e il suo
progressivo successo, fino a diventare un vero e proprio status symbol, un cibo
d'elite. Molti sono, inoltre, gli aneddoti curiosi citati nel testo, che
contribuiscono a rendere gradevole la lettura. Dalla poesia di Carlo Innocenzo
Frugoni, poeta dell'Arcadia che, seppure fosse abate, ci lascia un testo
giocoso e un poco licenzioso, allo storico Ireneo Affò, che ci informa di una
sua scommessa che metteva in palio... cioccolato! Anche Giuseppe Verdi non fu
alieno alla passione per i dolci e il cioccolato e, nei suoi rapporti con la
famiglia Ricordi, si rammenta di un grande panettone e di un particolare Otello
di cioccolata. Insomma, se amate il cioccolato e la storia, il libro fa proprio
al caso vostro! Di certo, si tratta di un libro che arricchisce il lettore e lo
nutre, in senso culturale e non solo.
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