giovedì 8 novembre 2018

Da Instagram alla dipendenza da internet, passando per Twitter: un mese di "Letture Social"




Nel mese di ottobre ho pubblicato diversi pezzi su "Letture social", il blog che curo per il sito de L'Espresso. Come sempre, ho affrontato tematiche largamente legate ai social network e alla rete. In particolare mi sono concentrato su aspetti in parte negativi dei social e di internet. 
Instagram, ad esempio, presenta diverse contraddizioni, come il fatto di promuovere un ideale di bellezza irraggiungibile. Dilaga poi, negli ultimi tempi, il fenomeno della dipendenza da internet, come illustrato da un recente sondaggio. 
Il web è un luogo pericoloso anche per chi fa semplici ricerche su google. Si può incappare in Virus e malware anche solo cercando il nome delle celebrità che amiamo. Quali sono quelle più pericolose?
Per quanto riguarda Twitter, ultimamente ha implementato nuove funzioni: l'ho provato per voi!



Vi allego i link. Buona lettura!


                          Le contraddizioni di Instagram, social network del momento.


Una generazione sempre
connessa: dilaga la dipendenza da internet







Sbircia la nuova versione di Twitter












Non googlate quel nome: le celebrità più pericoloso del web






martedì 6 novembre 2018

Il cacciatore di sogni, l'ideatore del vaccino anti-polio




“Albert Sabin è stato il mio eroe ed è per questo che ho voluto raccontare la sua vita nella veste che merita, quella di una storia per ragazzi, perchè “il cacciatore di sogni” ha tanto da insegnarci, ancora oggi”. Così scrive Sara Rattaro, autrice del libro di cui vi voglio parlare oggi, ossia “Il cacciatore di sogni”, edito da Mondadori (2017).
Un libro che ci ricorda, una volta di più, l'importanza dei vaccini e, in questo caso, di quello contro la poliomielite, malattia che ha continuato a colpire pesantemente la popolazione, provocando gravi paralisi o la morte, fino al 1950, anno in cui si è giunti alla preparazione dei primi vaccini, i cosiddetti vaccini di Koprowski, prima, e di Salk poi, fino a giungere infine a quello di Sabin, di cui si parla in questo libro.

Sara Rattaro
Un libro pensato per gli adolescenti, ma di gradevole lettura anche per gli adulti, che dà voce ad un ragazzo che racconta, in prima persona. E' il 4 luglio 1984. La noia dell'attesa per l'imbarco aereo si dirada all'irrompere di una notizia inattesa ed elettrizzante: Diego Armando Maradona, vero fenomeno del calcio anni '80, avrebbe viaggiato sul loro stesso aereo. Il giorno successivo, infatti, sarebbe stato presentato al San Paolo di Napoli, ai suoi nuovi tifosi. Quel giorno la vita di Luca, che da grande sogna di diventare pianista, cambia per sempre. “Oh, mio Dio! Ma quello è Maradona!”
L'incontro importante e significativo, però, è un altro, e avviene senza tanti clamori, ed è quello con un misterioso signore di nome Bruce che comincia a raccontargli una storia, quella di “un ragazzino nato cieco da un occhio, che ha salvato il mondo”.
E' la storia di Albert, nato in Polonia nel 1906, in una città che, nel corso della 1^ Guerra Mondiale, subirà i bombardamenti e l'occupazione tedesca. Le tante famiglie ebree, e anche quella di Albert, subiranno diverse angherie dagli occupanti tedeschi. La famiglia di Albert, infine, sceglierà di emigrare negli USA. E' il 1921.
Sulla nave, nel corso di una traversata durata un mese, Albert incontra un signore che sta leggendo un libro dal titolo emblematico: “Microbe hunters” (cacciatori di microbi). E' la storia di Robert Koch, Louis Pasteur, Ronald Ross e William Park, e della loro lotta contro malattie come la tubercolosi, il colera, la malaria e la difterite.
Fin da quel momento, Albert Sabin capì che essere uno scienziato sarebbe stato il suo destino, e che avrebbe dedicato la sua vita alla cura delle malattie più insidiose.
Ben presto, con l'appoggio determinante di William Park, riuscirà ad ottenere una borsa di studio e una piccola stanza dove soggiornare. Dopo essersi laureato brillantemente nel 1931, ottenne uno stage presso il prestigioso Bellevue di New York. “Il destino volle che proprio in quei mesi scoppiasse una vera e propria epidemia di quella che venne chiamata “poliomielite”, una malattia, causata da un virus, tra le più terribili che la storia dell'uomo ricordi e che procurava febbri improvvise accompagnate da terribili dolori ai muscoli che iniziavano a paralizzarsi”.
Albert Sabin
E il destino volle anche che Albert fosse lì, nel laboratorio più importante al mondo, sotto gli occhi del maggior esperto mondiale in materia. Pochi mesi prima il dottor Claus Jungeblut, docente di Batteriologia alla Columbia University, aveva pubblicato un accurato studio scientifico sul virus e sulle reazioni delle scimmie all'infezione. Se fosse stato replicabile anche sull'uomo, ci sarebbero state ottime probabilità di capire come combattere la malattia. Su ordine di William Park, Sabin ripetè l'esperimento di Jungeblut, scoprendo che l'illustre scienziato aveva sbagliato e compiuto alcuni errori di valutazione. Da quel momento Albert potè dedicarsi alla ricerca di un vaccino, che riuscì a preparare tra il 1954 e il 1955. In quegli anni, tuttavia, era già utilizzato il vaccino di Salk e il vaccino di Sabin si diffuse soprattutto nei paesi dell'est europeo e in Russia, ma non negli USA. Il crescente successo del vaccino di Sabin, che era di più facile somministrazione rispetto a quello di Salk, e immune da pericoli, fece sì che anche gli USA in seguito l'adottassero, seppure con ritardo.
In Italia il vaccino anti-polio di Sabin fu autorizzato nel 1963, e reso obbligatorio nel 1966, provocando la scomparsa della malattia dal paese.
Sabin fu anche un vero e proprio filantropo, perchè non brevettò la sua invenzione, rinunciando allo sfruttamento commerciale da parte dell'industria farmaceutica. In questo modo, il prezzo contenuto del vaccino permise una sua più vasta diffusione.




martedì 30 ottobre 2018

Sui social si parla di libri: intervista a Massimo Beccarelli su "Gazzetta di Parma"



Lo scorso 15 ottobre sono stato a Parma, su invito di Andrea Violi, giornalista della “Gazzetta di Parma”, per un'intervista nella redazione di via Mantova. L'argomento dell'intervista è stata la mia attività sui social, e in particolare il lancio degli hashtag culturali che mi impegna ormai da diversi anni. Il più famoso, come molti di voi sanno, è stato #classicidaleggere, ma si possono ricordare anche #bibliotecaideale, #twittamiunlibro e tante altre proposte culturali che hanno sempre riscosso un buon gradimento tra gli utenti di twitter. Ne hanno parlato anche diversi quotidiani e settimanali nazionali, come “Il Corriere della Sera”, “Panorama” e “Vanity Fair”, oltre alla “Gazzetta di Parma” che, fin dagli inizi, ha dato risalto alle mie iniziative.
Qualcuno ha scritto che sono stato uno dei primi a “fare cultura su twitter” in Italia e, in effetti, quando ho iniziato la mia attività, erano ben pochi gli esempi analoghi in giro sul social. Oggi twitter è cambiato, e molte sono le occasioni di discussione culturale, ma mi piace pensare di essere stato un po' un precursore in questo campo. Ultimamente ho ripreso il tema dei classici, con #classicidaleggereperche, che oltre ad un elenco di titoli, aveva l'obiettivo di far riflettere sul perchè un libro classico debba essere letto o riletto nel corso della nostra vita.
Nel corso dell'intervista alla “Gazzetta” ho avuto anche l'occasione di parlare di social network e scuola, della cultura a Parma, oggi, e di un curioso cruciverba che mi ha visto protagonista. Per quest'ultimo devo ringraziare, bontà sua, Renzo Vitale, che me lo ha voluto dedicare. 

Sotto trovate il link all'intervista e all'articolo. Spero vi possa interessare! A presto!



lunedì 27 agosto 2018

Un'intervista in cui parlo del Premio letterario "La Quara"





Due giorni fa si è tenuta la cerimonia conclusiva della 5^ edizione del premio letterario "La Quara". Un premio di cui sono stato l'ideatore nel 2014. Nei prossimi giorni vi fornirò un resoconto più dettagliato del pomeriggio del 25 agosto, ma oggi vi voglio proporre il link a un'intervista che mi è stata chiesta dal blog del premio. 
Poche, significative domande per ricordare come tutto è iniziato, i successi di questi anni e le prospettive per il futuro. Rispondere mi ha riportato alla mente, in una rapida carrellata, tanti piccoli e grandi episodi di questi anni, dall'idea originaria, accolta con grande entusiasmo da tutti, alle difficoltà nel reperire i primi sponsor. Cinque anni che sono volati, con un unico comun denominatore, la passione determinante e bruciante per la cultura e la lettura, che ci hanno portato fino a qui. Ma ora, lasciamo spazio all'intervista che potete leggere integralmente cliccando qui sotto:

giovedì 23 agosto 2018

Sulle tracce di Ettore Petrolini, grande attore dei primi del '900


In questi giorni di fine agosto, mettendo ordine nella libreria di casa (impresa titanica, che non concludo mai!) mi è venuto tra le mani un libricino della vecchia serie "100 pagine - 1000 lire" della Newton Compton dedicato al grande attore Ettore Petrolini: "Macchiette, lazzi, colmi e parodie".
Il ritrovamento del libricino, acquistato ai tempi dell'Università, è stato l'occasione per rileggerne i contenuti e, visto che mi sono accorto di conoscere poco Petrolini, per cercare di approfondirne l'opera. Adorato dal pubblico dei suoi tempi, come spesso accade, oggi è quasi dimenticato, anche se sono moltissimi gli attori che lo citano tuttora, mettendo in scena alcuni dei suoi personaggi più grandi. A mo' d'esempio, basti citare Gigi Proietti che, anche nel recente programma televisivo "Cavalli di battaglia", ha dimostrato quanto si ispiri all'opera di Petrolini.
Ettore Petrolini, nato a Roma nel 1884, è stato il maggiore esponente di quella forma di Teatro, considerata di minor rilievo, che era il cosiddetto teatro di varietà o avanspettacolo. Adolescente ribelle, fu rinchiuso in riformatorio dai famigliari che speravano di placarne il carattere. Dopo questa dura esperienza, già a 15 anni lasciava la casa paterna per dedicarsi al teatro. Si esibirà al Gambrinus e al Morfeo di Roma, ma sarà l'incontro con Ines Colapietro, destinata a diventare la sua compagna, a spingerlo al primo vero successo della sua carriera, ossia la nascita della coppia Loris-Petrolini. Ettore aveva solo 20 anni.
In quegli anni la coppia si esibirà persino in Sudamerica: Argentina, Brasile e Uruguay.
Ben presto l'arte di Petrolini si rivelerà nella creazione di macchiette irresistibili: Oh Margherita, parodia del Faust, Giggi er bullo, Fortunello, che riscosse l'entusiasmo addirittura dei Futuristi. Ma il personaggio che più ha caratterizzato Petrolini è stato quello di Gastone, presa in giro dei decadenti divi del cinema muto, che è stato ripreso negli anni anche da Alberto Sordi e Gigi Proietti.




Ma Petrolini non fu solo questo, visto che fu anche poeta surreale, grande conoscitore e deformatore della lingua italiana. Eccone alcuni esempi:

Ti à piaciato?

Petrolini è quella cosa
che ti burla in ton garbato,
poi ti dice: ti à piaciato?
se ti offendi se ne freg.

I salamini

Ho comprato i salamini e me ne vanto
se qualcuno ci patisce che io canto
è inutile sparlar
è inutile ridir
sono un bel giovanottin

sono un augellin...

E come non citare le sue canzoni? Basti pensare a Tanto pe' cantà, famosissima anche oggi, soprattutto dopo l'interpretazione di Nino Manfredi. Senza dimenticare che fu colui che, onorato da Benito Mussolini di una medaglia, ringraziò con uno sbeffeggiante "E io me ne fregio" (scoperta parodia del motto fascista "E io me ne frego"). 
Spero di avervi invogliato a conoscere meglio Petrolini. Ne vale la pena! A presto!


martedì 21 agosto 2018

I grandi incipit della letteratura: Cent'anni di solitudine di G. García Márquez



Voglio riprendere oggi, cari lettori, la tradizionale rubrica del "Lettore di provincia" dedicata ai grandi incipit della letteratura. Lo spirito della rubrica è sempre lo stesso, quello di proporre le prime battute di un capolavoro della letteratura mondiale che, per diverse ragioni, ha entusiasmato i lettori attraverso le generazioni. Classici tra i classici, che molti di voi avranno già letto integralmente, ma che fa sempre piacere riprendere in mano. Un invito alla lettura caloroso, invece, per chi ancora non ha avuto l'occasione di sfogliarli.
Oggi vi propongo "Cent'anni di solitudine" di G. García Márquez. Pubblicato nel 1967, scritto nell'arco di 18 mesi, ma meditato per 15 anni, è un libro complesso, ma con i tratti tipici del capolavoro. Un linguaggio portentoso e un'invidiabile fantasia sostengono Márquez nella creazione della città di Macondo, vero paradigma della solitudine, che vive e cresce avvinghiata alle vicende della famiglia Buendìa e, in particolare, a quelle del colonnello Aureliano, figura epica e tragica al tempo stesso. 
Spero di avervi invogliato alla lettura. 
A presto per altri #ClassicidaLeggere!


Cent'anni di solitudine

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era cosí recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. 
Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi e perfino gli oggetti perduti da molto tempo ricomparivano dove pur erano stati lungamente cercati, e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades. “Le cose hanno vita propria”, proclamava lo zingaro con aspro accento, “si tratta soltanto di risvegliargli l'anima”.




lunedì 20 agosto 2018

Coriandoli di storia, tradizioni, leggende, su Facebook



Tra i libri letti nel corso di quest'estate, uno mi ha colpito particolarmente, visto che raccoglie frammenti e briciole di storia del mio paese, Borgo Val di Taro (PR). Si tratta di tanti brevi interventi che l'autore, Giacomo Bernardi, ha pubblicato su Facebook, in particolare nel gruppo dell'Associazione Ricerche Storiche Valtaresi "A. Emmanueli", di cui è presidente. Storie, leggende, tradizioni del passato, personaggi e caricature corredano un volume che merita di essere letto, anche perchè testimoniano la passione di un'associazione che, da oltre 40 anni, si batte per la difesa di queste tradizioni e di tutto quello che fa cultura in un territorio.
Se vi interessa leggere la recensione del libro "Coriandoli di... storia, tradizioni, leggende, attualità... sul web!", ne ho scritto sul mio blog "Letture Social" su L'Espresso.