martedì 26 novembre 2019

Quando c'erano i mulini in Val Tarodine


Ringraziamo Rita Santini per questo interessante contributo che ci fa ricordare un tempo non tanto lontano che però, purtroppo, non tornerà più. In questi anni ci ha parlato di ombrellai, frati cerconi, omini dell'olio e ci ha donato tante altre storie e leggende simpatiche e curiose. Oggi ci parla dei vecchi mulini della Val Tarodine, frazione di Borgotaro (PR).


La guerra aveva portato nei paesi della nostra valle problemi e disagi enormi. la miseria era nera e le bocche da sfamare erano tante. Un pezzo di pane era sostentamento vitale, unito alla farina di mais, di segale e di avena. Allora era una gioia un’abbondante raccolta di castagne, pensando che per anziani e giovani la farina che se ne traeva era dolce leccornia, perché serviva per preparare polenta, tortelli, frittelle e quanto altro la fantasia ispirava. Nelle nostre campagne i contadini, in quel periodo, mandavano avanti il lavoro manualmente, a forza di braccia, con tanta lena e buona volontà. Utilizzavano anche gli animali per trasportare varie cose. Gli animali, in particolare, erano molto utili per portare i cereali ai vari mulini della valle. Io, essendo originaria della Val Tarodine, vorrei parlare dei mulini ad acqua che a quell’epoca erano dislocati in gran numero lungo il greto del fiume Tarodine. Quando ero piccola, con i miei genitori andavo spesso a portare a macinare grano, mais e castagne con il carro dei buoi. Noi eravamo abbastanza fortunati perché possedevamo un carro trainato dagli animali, mentre gli altri erano obbligati a portare i sacchi in spalla. I primi due mulini si trovavano in località la pessa di Rovinaglia ed erano gestiti dal signor Lorenzo Beccarelli (detto zaccarën), il quale, fra una macinata e l’altra, estraeva anche i denti doloranti a chi non poteva recarsi in città, data la lontananza, e la totale mancanza di soldi, di strade, di mezzi pubblici. Lui questo lo faceva gratuitamente, o qualche volta in cambio di un bicchiere di vino. Ancora oggi, dopo tanti anni, non è difficile trovare anche nei paesi limitrofi persone anziane che lo ricordano. Scendendo a valle si incontrava il mulino di Baruffati e quello di pròn a San Vincenzo. Proseguendo si trovava il mulino dei cocchi (Giulianotti di Valdena), al quale si accedeva tramite un ponte di legno, e un artistico ponte romano. Di seguito si trovava il mulino di Giuseppe Beccarelli, detto pinetto, a San Vincenzo. Alla fine della Val Tarodine, alle porte di San Rocco, c’era il mitico Mulino dell’Aglio, che è stato l’ultimo a cedere le armi. Questo mulino, a me e ad altra gente penso sia rimasto ancora oggi nel cuore, forse perché era così bello sentire girare le sue mole mentre macinava. Spesso le scolaresche, scortate dai loro insegnanti, giungevano a vedere l’ultimo mulino all’opera. Era gestito da un mugnaio simpaticissimo di nome Egidio che, ogni volta che si arrivava, tutto bianco di farina ci correva incontro come fosse una festa, e sorridente ci raccontava un sacco di barzellette divertenti. Dopo tanti anni, io sono tornata a cercare questi vecchi mulini, ma ho provato una cocente delusione: non esistevano più! Forse troppo tempo era passato…
I primi due mulini della pessa esistono ancora, ma venduti a privati vengono usati per altri scopi. I mulini di Baruffati, cocchi e pròn sono stati travolti dalla frana di Valdena e inghiottiti dalla piena del Tarodine. Il mulino di pinetto è stato venduto a certi signori di Milano, che ora lo utilizzano per le loro ferie estive. La gente di oggi non macina più! Il Mulino dell’Aglio è stato tramutato in un moderno agriturismo.
L’anziano mugnaio Egidio vive ancora nel quartiere di San Rocco: è sempre simpaticissimo e, quando passando lo vedo, è come se rivedessi il mulino andare coi suoi ritmici rumori al suono veloce dell’acqua, e le farine colorate uscire ancora gagliarde dalle mole. Un mondo scomparso, che sarà sempre bello ricordare e impossibile dimenticare.








mercoledì 30 ottobre 2019

Il sentiero dei profumi - la recensione di Amore moda e fantasia





Cari amici del "Lettore di Provincia", vi voglio oggi presentare una brava blogger che condividerà con noi alcuni dei suoi consigli di lettura. Si tratta di "Amore moda e fantasia" che, dal 2016, parla sul web di moda, tendenze, attività creative di vario genere, e poi ancora di cucito, rimedi della nonna, ricette, cinema e musica. La sua pagina Facebook è molto seguita ed ha quasi 2.000 iscritti. 
Una blogger dall'attività multiforme che la vede anche, tra le altre cose, dare interessanti spunti di lettura. Proprio in quest'ultima veste collaborerà con noi.
Il primo libro consigliato da Amore moda e fantasia è: "Il sentiero dei profumi" di Cristina Caboni, del 2014, edito da Garzanti editore. Lasciamo la parola a lei:


L'autrice ha molto in comune con la protagonista: le rose, le essenze e le fragranze naturali. Dal 2014 ci racconta storie appassionanti e non si è più fermata, infatti il suo ultimo romanzo risale al 2019, si tratta de "La casa degli specchi"(Garzanti).
La protagonista del "sentiero dei profumi" è Elena, una donna sensibile, che vive un amore complicato, non corrisposto e un rapporto conflittuale con la madre. Non ha più certezze. L'unica cosa che la rende piena di entusiasmo è la sua passione per gli odori, per i profumi. Quando crea nuove combinazioni o nuove essenze si sente viva: in questo modo riesce a dare sfogo alla sua creatività. Elena è una profumiera con il dono di leggere l'animo umano “e di trasformarlo in un'armonia di fragranze in una vera e propria melodia”.

Il passato ha radici profonde e tutto quello che ha visto e sentito da piccola e che aveva cercato di cancellare, come un desiderio irrefrenabile e incontenibile, torna in modo dirompente a stravolgerle l'esistenza.
Si trova così ad affrontare nuove sfide. Cambia città, cambia lavoro... ed ecco affiorare nuove paure e ricordi assopiti, ma il suo coraggio e la sua forza d'animo la condurranno dove non avrebbe mai pensato. Un incontro inaspettato con Cail, uomo enigmatico, di poche parole, ma capace di gesti sinceri ed essenziali le daranno maggiore fiducia in sé stessa. Riuscirà a ritornare a credere all'amore? E l'amore riuscirà a rimarginare le sue ferite? Un mistero celato da un diario di famiglia indecifrabile, pieno di amore e sofferenza e le note della canzone di “La vie en rose” ci accompagneranno nella lettura di questo romanzo e ci faranno sognare.
Romanzo famoso in Italia, ha riscosso un notevole successo anche internazionale.


martedì 1 ottobre 2019

Nuovi colori e nuova veste per il "Lettore"


Cari amici e lettori, forse qualcuno si sarà accorto che oggi questo blog si presenta con una nuova veste e con colori nuovi. L'azzurro, colore che mi piace particolarmente perchè trasmette un senso di serenità e pace, sarà predominante su queste pagine. 
Ho modificato, contemporaneamente, anche i caratteri dei titoli, rendendoli più grandi e più marcati. Mi sembrava, infatti, che talvolta si confondessero con il testo vero e proprio degli articoli. Non era giusto! Anche le sezioni sono state rese più asciutte e ridotte di numero, per garantire una maggiore e più semplice fruibilità dei contenuti. 
Di pari passo con queste modifiche grafiche, cercherò di riempire di contenuti queste pagine che, per tutta una serie di ragioni, soprattutto di carattere personale e lavorativo, ho talvolta tralasciato di aggiornare anche per periodi piuttosto lunghi. Recupererò testi già scritti e ne scriverò di nuovi. Spero che vogliate continuare a seguirmi con la solita attenzione! A presto!

domenica 29 settembre 2019

Emilio Salgari: un ritorno in grande stile




Emilio Salgari è sinonimo di avventura. Il suo nome richiama alla memoria tanti romanzi e tanti personaggi indimenticabili, spesso facenti parte di veri e propri cicli narrativi. Si ricordino solo il Ciclo dei pirati della Malesia e l'indimenticabile Sandokan, oppure quello dei Corsari delle Antille, il Corsaro nero e sua figlia Jolanda. Libri che tutti abbiamo letto, spesso nel corso dell'infanzia, con avidità e con vero piacere, accompagnati da uno stile inconfondibile e dal richiamo invincibile di mondi lontani e misteriosi.
E pazienza, viene da aggiungere oggi, se, come noto, Salgari quei viaggi e quelle avventure non le visse mai realmente in prima persona, ma fossero frutto dei suoi studi e del suo continuo documentarsi su libri e atlanti.
Rimane comunque un autore da riproporre ai più giovani e non deve essere dimenticato. Non tutti i suoi libri, però, sono facili da reperire. Se si escludono infatti i suoi grandi classici, che abbiamo citato sopra, molti altri libri bellissimi di Salgari sono ormai fuori catalogo. Era il caso de “I corsari delle Bermude” che però è stato “salvato” e recentemente ripubblicato da Edizioni della Sera, prima uscita della Collana di Classici Junior. Un'iniziativa lodevole, che ripropone ai lettori un testo del 1909, che conserva tuttora una notevole freschezza e, soprattutto, il marchio inconfondibile dello stile salgariano.

La storia è ambientata al tempo della guerra d'indipendenza americana e il protagonista è Sir William, capitano della nave corsara “Il Tuonante”, che sta facendo rotta su Boston per andare a liberare la sua promessa sposa, Mary di Wentwort, prigioniera del malvagio Marchese d'Halifax. Un'impresa ardua, in cui il capitano verrà assistito da due fedeli e curiosi amici, il mastro d'equipaggio Testa di Pietra e il gabbiere Piccolo Flocco. Un trio irresistibile che ci accompagna lungo le quasi 400 pagine del romanzo, tra assalti impetuosi e astuti stratagemmi, fino a giungere al castello dove è rinchiusa la fanciulla, dove una serie di imprevisti metteranno a dura prova i nostri eroi.
Un libro avvincente e ricco di spunti anche ironici, di una comicità che non ti aspetti e che rende ancora più gradevole la lettura. Un libro corredato da interessanti apparati che svelano aspetti della vita dei corsari e da un utile glossario che spiega i termini più difficili del linguaggio marinaresco.
Un buon punto di partenza per avvicinare i giovani alla lettura e, per gli adulti, l'occasione di fare un tuffo nel passato. Un grazie a Stefano Giovinazzo di Edizioni della Sera che ci ha regalato questa interessante riedizione.



mercoledì 4 settembre 2019

“Voci di libertà”, un poemetto celebra Guido Picelli e le barricate del '22



“Voci di libertà, ovvero l'enigma di Picelli” è un breve poemetto, di stile elevato e condito di riminiscenze classiche, con cui la scrittrice bedoniese Loredana Squeri ricorda e celebra la memoria di Guido Picelli. Un testo a più voci, che dà la parola, alternativamente, allo stesso Picelli e a un Ardito del Popolo, uno di quelli che a Parma presero le armi, insieme a lui, per opporsi all'avanzata in città delle truppe fasciste guidate da Italo Balbo. 
Guido Picelli

A fine luglio del '22, come noto, anche a Parma era in corso un'operazione di sciopero “legalitario”, indetto dall'Alleanza del Lavoro, i sindacati di sinistra di allora, per protestare contro le violenze fasciste. In città l'adesione dei lavoratori allo sciopero fu massiccia. Mussolini aveva dato ordini precisi. Se entro pochi giorni il Governo non avesse saputo reprimere lo sciopero, ci avrebbero pensato i fascisti. Visto che lo sciopero perdurava, furono inviate a Parma 10.000 camicie nere, provenienti dai paesi del parmense e dalle province vicine, al comando di Italo Balbo. 
L'Oltretorrente sarà il luogo simbolo di questi che passeranno alla storia come i “Fatti di Parma”. Furono erette barricate, trincee, e il comando delle operazioni fu affidato a Guido Picelli e ai suoi Arditi del Popolo, che riuscirono a respingere l'assalto. 
L'eroica resistenza fu celebrata anche, alcuni decenni dopo, dalla celebre scritta: “Balbo t'è pasè l'Atlantic ma miga la Pèrma”, apparsa su alcuni muri del lungoparma. 
Il testo di Loredana Squeri, pur rispettoso degli aspetti storici, va visto e apprezzato per i suoi aspetti poetici e emozionali. La scelta azzeccata di far parlare in prima persona Picelli permette di scampare al rischio di cadere nella retorica. Picelli, qui, è prima di tutto l'uomo, con i suoi dubbi e le sue incertezze: 

Qualche volta mi sono domandato
perchè a me questo cuore scoppiato
all'ingiustizia, che tanti in vita loro
mai saranno ribelli, anche senza far male.

E poi c'è l''Oltretorrente, luogo della resistenza, in quell'estate del 1922, che è sempre nei pensieri di Guido, e Parma, la sua città:

Parma, mia madre e amante,
nutre di forza chi la sa godere.
A me è toccata in sorte la forza
di questo mio destino di Oltretorrentino.

Emanuele Ghelfi, Loredana Squeri, Massimo Beccarelli

Un testo ricco di suggestioni, che vi consigliamo di leggere e che speriamo venga presto presentato anche a Parma, dopo essere stato letto e apprezzato dal pubblico in valtaro.
L'autrice Loredana Squeri, bedoniese, ha fatto parte della scuola bolognese del “Giallo”, insieme ad autori del calibro di Carlo Lucarelli, Pino Cacucci e Loriano Macchiavelli.
Autrice di romanzi e racconti, è insegnante di scuola secondaria.



giovedì 29 agosto 2019

C'è il carbone a Borgotaro? Ce lo svela Giovannino Guareschi...


Curiosando su Google Books si fanno spesso delle scoperte curiose, o almeno così sembra a me. Ad esempio ci si può imbattere in un breve scritto di Giovannino Guareschi dove si parla del carbone e di Borgotaro. Il testo è tratto da “Bianco e nero - Giovannino Guareschi a Parma 1929-1938” (BUR Rizzoli) e il tono è il solito del nostro, tra l'allusivo e il divertito, e merita di essere condiviso con voi lettori del blog. Tornando a Guareschi, lasciamo la parola a lui: “C'è il carbone a Borgotaro? Per conto mio io dico che ci dovrebbe essere: ci farebbe comodo in una maniera straordinaria. Ci dovrebbe essere il carbone, a Borgotaro, come ci dovrebbe essere un pingue conto corrente, intestato a mio nome, presso almeno una delle più accreditate banche della penisola”. Del resto, prosegue, molta gente si è sempre posta, a proposito di Borgotaro, anche un altro interrogativo, ossia: “Ci sono i funghi a Borgotaro?”
E poi i funghi c'erano di sicuro, un anno più abbondanti e un anno meno...
Perchè dunque non dovrebbe esserci il carbone?
Il carbone c'era anche nei sacchi della signora Maria, che abitava in via Cocconi ma, scesa in cantina per svolgere alcuni lavori, li aveva urtati, e li aveva fatti cadere. Immaginarsi la meraviglia nel vedere che il carbone c'era, ma era di colore bianco. Di carbone solo uno strato superficiale e, sotto, tanti ciottoli bianchi. La signora Maria, angosciata, rovesciò gli altri tre sacchi e fece la stessa identica scoperta! Una stregoneria, un orribile sortilegio!
Il responsabile era il marito Antonio che aveva pensato bene di scambiare l'antracite con del gagliardo barbera.
Insomma, direte voi, ma il carbone a Borgotaro c'è o no? Lasciamo le parole al nostro Giovannino: “A Borgotaro il carbone c'è o, almeno, ci dovrebbe essere. Ma non mi azzardo a dire altro perchè qualcuno potrebbe obiettarmi; ma anche nei quattro sacchi della signora Maria il carbone c'era o, almeno, ci doveva essere...”
Forse, concludo io, è meglio venire a Borgotaro a cercare i funghi.
Quelli ci sono di certo.



La casa liberty, un romanzo declinato al femminile


          Nuova pubblicazione di Mariangela Pasciuti


Mariangela Pasciuti ha una lunga esperienza nell'ambito della didattica e della scuola, come pedagogista, docente universitaria e formatrice dei docenti, oltre che come autrice di libri tecnici, dedicati al mondo della formazione e dell'insegnamento. Non sapevo che fosse anche una scrittrice di romanzi. Ho letto con curiosità “La casa Liberty” (Bologna, Epika edizioni, 2018) e non sono rimasto deluso. E' un libro scorrevole, ben scritto, che rivela soprattutto un'ottima conoscenza dell'animo femminile. Un aspetto, quest'ultimo, fondamentale per comprendere le vicende narrate, che seguono le diverse generazioni di una famiglia sullo sfondo della storia del '900. Una storia declinata al femminile, però, visto che le figure più rilevanti, che emergono e spiccano decisamente, sono quelle delle donne.

Il romanzo si articola così, tra storia generale e storia personale che, alternativamente, si pongono al centro della scena. A volte si tratta di grandi eventi storici, che travolgono prepotentemente le protagoniste. Si pensi, in particolare, alla figura di Anita, infermiera coraggiosa che contribuirà alla salvezza di una ragazza ebrea. Fascismo, Nazismo, Resistenza, fanno da sfondo alla vicenda, ma si tratta solo di un aspetto del libro, che non ha finalità di ricostruzione storica, quanto piuttosto quello di indagare aspetti dell'animo umano. Spesso, infatti, è la storia personale dei personaggi, forti e fragili allo stesso tempo, a diventare centrale, con i loro percorsi di vita e le loro scelte. E così Adele, protagonista principale cede il passo alle altre donne, Michela, Laura, Sara, in una spirale avvolgente in cui le loro vite si rincorrono, tra richiami e riferimenti famigliari.
E poi c'è la casa Liberty, vero elemento di raccordo, cardine attorno a cui tutto ruota, luogo di vita prima e di ricordi poi, così importante da muovere la protagonista a rivendicarne il possesso, in un percorso di recupero e riscoperta delle proprie radici.

La parte centrale del romanzo, poi, ci riserva una sorpresa: “Ad Adele piaceva fare la mamma. La sua piccola, Laura, cresceva serena e curiosa del mondo. Vivace e intelligente. Amava che sua madre le raccontasse fiabe e a sua madre piaceva raccontargliele. Le inventava sul momento, le venivano così...”
Inizia qui un vero e proprio libro dentro il libro, un riuscito esperimento meta-narrativo, che rivela la grande capacità affabulatoria della scrittrice, che avrebbe forse meritato un libro a sé stante, un “libro che non c'è”, ma che meriterebbe la pubblicazione, e sarebbe un valido strumento per l'utilizzo didattico.