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Visualizzazione dei post con l'etichetta borgotaro

13^ edizione del Premio letterario La Quara: tema di quest’anno è «Il coraggio».

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  Giunge alla tredicesima edizione il premio letterario La Quara – Mup editore, organizzato dalla Biblioteca Manara e dal Comune di Borgo Val di Taro (PR), con il sostegno di Fondazione Monteparma, del Rotary Club Parma Est, dell’Associazione Emmanueli-Bernardi, e con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Parma. Il concorso è gratuito e aperto a tutti, senza limiti di età,  e le opere dovranno essere inviate entro il  19 aprile 2026 . Si può partecipare inviando una breve short story inedita, di lunghezza compresa tra le 8mila e le 10mila battute (spazi inclusi). La giuria, composta da scrittori e giornalisti di fama del panorama nazionale, selezionerà cinque finalisti, che saranno premiati nel pomeriggio di sabato 29 agosto 2026, in piazza La Quara a Borgo Val di Taro. Il tema dell’edizione 2026 è « Il coraggio ». La giuria, presieduta dal prof. Ma...

Il borgotarese Albert Bonici che lanciò i Beatles in Scozia

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  Nel 1892, all’età di 14 anni, Giuseppe Bonici emigrava in Scozia per andare a fare il gelatiere a Inverness. Si sposò poi con Angela Leonardi, dalla quale ebbe tre figli: Alberto (1920) , Adolfo (1929) e Rosanna (1933). Gli affari per la famiglia andavano più che bene, tanto che il primo figlio venne educato nel St. Joseph’s College, quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale. Giuseppe rientrò in Italia con i due figli minori, mentre Alberto e la madre restavano in Scozia. Forse per motivi di sicurezza (all’epoca gli italiani non erano molto ben visti), i due si spostarono da Inverness a Elgin piccolo paesetto del nord-est scozzese, dove un cugino aveva un locale: il Park Cafè. Mentre il padre apriva un bar-gelateria a Borgotaro, in via Montegrappa (quello stesso che in seguito gestiranno la Dina e la Tina Azzali), Alberto, dopo aver fatto un corso da ingegnere, tentava qualche affare, poi avendo conosciuto un bravo musicista che si trovava a Elgin per convalescenza, iniziò ad org...

Il terribile terremoto del 1834 in Valtaro

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  Tempo fa mi era capitato di leggere, in due diverse pubblicazioni, il resoconto di un terremoto che aveva duramente colpito la Valtaro nel 1834. Non sono rari gli scritti del passato in cui si raccontano simili fenomeni, talvolta anche con dovizia di particolari. In questi giorni, però, in cui tutti abbiamo ancora in mente il tragico sisma che ha recentemente colpito l'Emilia Romagna, ho pensato di andarli a rileggere e di proporli alla vostra attenzione... Il primo scritto (tratto dall'”Araldo della Madonna di S.Marco”), è opera dell'allora parroco di Pieve di Campi, che scrive: “Il giorno 14 febbraio 1834 un terremoto orrendo, che durò circa 10 o 12 secondi. scosse e spaventò quasi tutte queste montagne e in modo speciale danneggiò Borgotaro, Pontremoli, Guinadi e Ceppin-Pontolo. In questa parrocchia (cioè Pieve di Campi) si contarono più di trenta scosse, a Borgotaro ne sentirono più di cento. Io ero solo in una stanza in tempo del lungo e tremendo crollo e non mancai ...

Borgotaro: breve storia della Chiesa dei battuti

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  La Chiesa dei Battuti, o Oratorio della Confraternita dei Disciplinati, era situata all’angolo tra via Nazionale e la piazza del Castello. Non sappiamo l’anno preciso in cui fu eretta, ma la sua origine era senz’altro antichissima. Di sicuro esisteva già nel ‘500, ma alcuni la fanno risalire fino al ‘300. I membri della Confraternita, spesso appartenenti alla nobiltà locale, erano detti battuti perché erano soliti flagellarsi, battersi la schiena con fruste o verghe, in segno di penitenza. Per lungo tempo gestirono anche l’ospedale, che fino a metà ‘700 aveva sede nel loro edificio. Dopo una storia secolare, la Chiesa fu demolita nel 1934. Molti elementi dell’antico Oratorio, tuttavia, furono recuperati e riutilizzati, e sono visibili ancora oggi. Le colonne in pietra arenaria del porticato, ad esempio, sono state collocate nel muretto di cinta della villetta situata al n.13 di via Piave. Due piccoli stemmi furono collocati sullo scalino d’ingresso della casa di via Corridoni n.5...

Breve storia del castello di Borgotaro

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   Il castello di Borgotaro si ergeva maestoso a fianco della chiesa parrocchiale di Sant'Antonino, all'angolo della cinta muraria che difendeva il paese, di cui era parte integrante. Non sappiamo quale fosse la sua struttura originaria, e non si conosce la data precisa della sua costruzione, ma si può farla risalire, con buona approssimazione, al XIII° secolo. Certo è che il castello subì importanti e decisive modifiche nel corso del XV° secolo. Nel 1429 il paese di Borgotaro passò sotto il controllo di Niccolò Piccinino, famoso Capitano di ventura, a cui si deve, secondo alcuni storici, anche l'ampliamento e il rafforzamento del castello. Successivamente, alla fine del secolo, Obietto Fieschi ne ordinò la ricostruzione, affidandola al maestro comacino Martino da Lugano. A pianta quadrangolare, il fortilizio aveva una struttura particolarmente massiccia e si trovava in posizione sopraelevata, idonea ad essere difesa. Una sua caratteristica peculiare era quella di essere co...

Padre Umberto Bracchi, martire di Strela (1944)

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  Ogni anno, il 19 luglio, si commemora il tragico eccidio di Strela (frazione di Compiano, in provincia di Parma) del luglio 1944. Tra i caduti sotto i colpi della furia nazista, oltre ai civili, vi erano anche due sacerdoti, il parroco don Alessandro Sozzi e padre Umberto Bracchi, missionario borgotarese. Abbiamo contattato il nipote di quest’ultimo, che porta lo stesso nome e che ha vissuto quei momenti, per ricordare il ruolo che ha avuto lo zio in quelle vicende: « Io, allora quasi dodicenne, ricordo bene quel sabato 15 luglio ’44. Dal cascinale alle Vignole, dove eravamo sfollati, si vedevano i razzi di collegamento che i tedeschi lanciavano scendendo dal Brattello e da Monte Chiaro per rioccupare il paese. Panico generale e uomini in fuga. Nel primo pomeriggio arrivò da noi lo zio don Umberto, accompagnando lì due anziane sorelle e raccomandando agli uomini di cercare rifugio. Lui sarebbe andato ai Ghirardi ospite del cav. Marchini ed avrebbe colto l’occasione per predicar...

Storia di una via di Borgotaro: via Cassio

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  Spesso capita, girando per le strade del Borgo o di altri paesi, di chiedersi il perchè dell'intitolazione delle vie ad un determinato personaggio o ad una particolare data. Se l'intitolazione di una piazza a Cavour o Garibaldi non ci crea particolari problemi, e lo stesso si può dire per una data come il IV novembre, altre possono creare qualche dubbio. Pensate, per fare un esempio, a via Cassio. Via Cassio è una via un po' particolare: è quella che ha, forse, la più alta densità di negozi del paese; è la via della "International Movida"; ha un proprio "Sindaco"; è, insomma, una delle vie più importanti e conosciute del nostro Borgo. Eppure, come spesso accade, pochi conoscono il personaggio a cui è intitolata. Clemente Alberto Cassio (nato a Borgotaro nel 1669) era un canonico, dottore in legge e distinto archeologo. Le notizie su questo personaggio sono piuttosto scarse, e non si conoscono particolari episodi della sua vita. Sappiamo che fu cano...

Borgotaro e le belle tradizioni pasquali di una volta

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A cura di Rita Santini Ci stiamo avvicinando anche quest'anno alla Santa Pasqua, dove si ricorda la morte e Risurrezione di Gesù: è la festa più bella di tutto l'anno per noi battezzati che, credendo e mettendo tutta la nostra speranza in Gesù, ardentemente speriamo che anche noi risorgeremo. Certo, quest'anno sarà una Pasqua un po' triste, costretti a stare in casa per il rischio del contagio e nell'impossibilità di andare in chiesa per festeggiare in modo tradizionale. Voltandoci indietro al tempo della nostra infanzia, vediamo come si festeggiava l'arrivo della Pasqua allora. Si cominciava il Giovedì Santo, come ora, con la preparazione del Santo Sepolcro. A dire il vero si cominciava già due mesi prima, seminando in cantina il grano che poi, nascendo, si trasformava in erba bianca, da mettere nel Sepolcro, insieme ai fiori più belli che ogni famiglia portava in chiesa.  C'era poi un'altra tradizione che si chiamava “battere Pilato”, cio...

I racconti di don Elio Sidoli: Il monaco vecchio

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Un po' di tempo fa vi avevamo proposto un racconto di don Elio Sidoli, parroco nella Val Vona di Borgotaro. A oltre 25 anni dalla morte, ci piace ricordarlo con un altro dei suoi testi. Don Elio fu sacerdote, docente, intellettuale e scrittore. Il racconto che vi presentiamo oggi, "Il monaco vecchio", indulge un po' al macabro e al mistero, ma presenta anche interessanti riflessioni sul calo demografico delle nostre valli e sulla figura degli anziani nella nostra società. Riflessioni quanto mai attuali. E' tratto dal libro "I racconti di don Elio" (Ass. Emmanueli), una pubblicazione locale da tempo, purtroppo, esaurita. Buona lettura ! Il monaco vecchio Me ne stavo seduto sul muretto basso della canonica e osservavo con curiosità uno scricciolo dai colori variopinti, rosso e blu, con striature di marrone, che dentro la siepe fitta di mantello verde cupo, cercava un rifugio per la notte. Saltellava qua e là con cinguettii brevi ed acuti e io...

L'estrazione del carbone a Borgotaro nell'800

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Un po' di tempo fa, mi sono imbattuto in un breve scritto di Giovannino Guareschi dove si parla del carbone e di Borgotaro. Il testo è tratto da “Bianco e nero - Giovannino Guareschi a Parma 1929-1938” (BUR Rizzoli) e il tono, tra l'allusivo e il divertito, merita di essere condiviso con voi lettori. Traendo spunto da un titolo della “Gazzetta di Parma” di allora, Guareschi scrive: “C'è il carbone a Borgotaro? Per conto mio io dico che ci dovrebbe essere: ci farebbe comodo in una maniera straordinaria. Ci dovrebbe essere il carbone, a Borgotaro, come ci dovrebbe essere un pingue conto corrente, intestato a mio nome, presso almeno una delle più accreditate banche della penisola”. Del resto, prosegue, molta gente si è sempre posta, a proposito di Borgotaro, anche un altro interrogativo, ossia: “Ci sono i funghi a Borgotaro?” E poi i funghi c'erano di sicuro, un anno più abbondanti e un anno meno... Perchè dunque non dovrebbe esserci il carbone? Guareschi striz...

Quando c'erano i mulini in Val Tarodine

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Ringraziamo Rita Santini per questo interessante contributo che ci fa ricordare un tempo non tanto lontano che però, purtroppo, non tornerà più. In questi anni ci ha parlato di ombrellai, frati cerconi, omini dell'olio e ci ha donato tante altre storie e leggende simpatiche e curiose. Oggi ci parla dei vecchi mulini della Val Tarodine, frazione di Borgotaro (PR). La guerra aveva portato nei paesi della nostra valle problemi e disagi enormi. la miseria era nera e le bocche da sfamare erano tante. Un pezzo di pane era sostentamento vitale, unito alla farina di mais, di segale e di avena. Allora era una gioia un’abbondante raccolta di castagne, pensando che per anziani e giovani la farina che se ne traeva era dolce leccornia, perché serviva per preparare polenta, tortelli, frittelle e quanto altro la fantasia ispirava. Nelle nostre campagne i contadini, in quel periodo, mandavano avanti il lavoro manualmente, a forza di braccia, con tanta lena e buona volontà. Utilizzavano...

C'è il carbone a Borgotaro? Ce lo svela Giovannino Guareschi...

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Curiosando su Google Books si fanno spesso delle scoperte curiose, o almeno così sembra a me. Ad esempio ci si può imbattere in un breve scritto di Giovannino Guareschi dove si parla del carbone e di Borgotaro. Il testo è tratto da “Bianco e nero - Giovannino Guareschi a Parma 1929-1938” (BUR Rizzoli) e il tono è il solito del nostro, tra l'allusivo e il divertito, e merita di essere condiviso con voi lettori del blog. Tornando a Guareschi, lasciamo la parola a lui: “C'è il carbone a Borgotaro? Per conto mio io dico che ci dovrebbe essere: ci farebbe comodo in una maniera straordinaria. Ci dovrebbe essere il carbone, a Borgotaro, come ci dovrebbe essere un pingue conto corrente, intestato a mio nome, presso almeno una delle più accreditate banche della penisola”. Del resto, prosegue, molta gente si è sempre posta, a proposito di Borgotaro, anche un altro interrogativo, ossia: “Ci sono i funghi a Borgotaro?” E poi i funghi c'erano di sicuro, un anno più abbondanti e un...

I racconti di don Elio Sidoli: il vecchio mulino

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Sono passati 25 anni dalla morte di don Elio Sidoli, parroco in Val Vona di Borgotaro. Anche se dire solo “parroco”, nel suo caso, è veramente riduttivo. Don Elio fu anche docente, intellettuale e scrittore. Proprio in quest'ultima veste, di straordinario narratore, lo voglio ricordare su queste pagine, presentandovi un suo racconto apparso all'epoca su “Voce del Taro”. Un racconto che indulgeva un po' al macabro e al mistero. Spero sia di vostro interesse. Il racconto è tratto dal libro "I racconti di don Elio" (Ass. Emmanueli), una pubblicazione locale da tempo, purtroppo, esaurita. Forse meriterebbe la ristampa. A presto! Il vecchio mulino Ero stato a visitare un ammalato e ritornavo stanco verso questo piccolo paese dove curo le anime di questi scarsi viventi. O cerco di curarle, almeno. Ormai cadeva la sera e io affrettavo il passo per poter passare, prima che scendesse la notte, vicino al mulino maledetto. Tutti qui lo chiamano così. È ...

Tra leggenda e realtà: Nola e le "caselle"

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Racconto di Rita Santini Se mi appresto a scrivere, oggi, è perché vari amici di infanzia mi hanno pregato di farlo e io ben volentieri li accontento, sperando anch’io come loro di rivivere l’incanto di ciò che i nostri monti, con le loro meraviglie, suscitano nel nostro animo. Dove mi reco si potrebbe raggiungere anche in fuoristrada, ma preferisco andare a piedi per soffermarmi maggiormente e godere di ciò che la natura mi offre. Parto un giorno, sola, e dopo varie ore di cammino mi ritrovo su in alto sopra la macchia di Albareto e di Rovinaglia e poi su su fino al confine dei Due Santi. È incantevole l’ambiente, e mi invita alla preghiera, incontro fiori di straordinaria bellezza, farfalle di vari colori, animaletti veloci che mi attraversano la strada, mi sembrano puzzole o scoiattoli. In lontananza vedo un lupo, forse randagio, che al sentore dei miei passi fugge veloce, accompagnato dal canto di uccelli dai colori variopinti. Mi viene incontro un gruppo di cinghiali, rum...