I grandi Incipit della letteratura: "Moby Dick" di Herman Melville
Cari
amici del “Lettore”, oggi voglio proporvi un nuovo Incipit
letterario; anche in questo caso si tratta di un capolavoro della
letteratura, che non può mancare nel nostro personale elenco di
#classicidaleggere. Si tratta di “Moby Dick” di Herman Melville.
Il romanzo, pubblicato nel 1851, ebbe scarsissimo successo e fu un
fallimento dal punto vista economico, tanto che alla morte di
Melville si calcola che ne fossero state vendute solo 3000 copie.
Riscoperto negli anni venti del '900, ha conosciuto un successo che
non tramonta.
La
vicenda, molto difficile da riassumere in poche battute, vede come
protagonista il comandante Achab e la sua nave baleniera, il Pequod,
che va a caccia di balene e capodogli, in particolare dell'enorme
balena bianca, Moby Dick, appunto, verso cui il comandante nutre
un enorme sentimento di vendetta. Il libro non è soltanto fatto di
avventure sul mare, ma è ricco di riflessioni filosofiche,
scientifiche e religiose, affidate al narratore Ismaele, alter ego
dell'autore. Il viaggio, con le paure e i timori che lo accompagnano,
è infatti anche un'allegoria della condizione umana.
Concludo
con una curiosità: Moby Dick è realmente esistita? Pare che
Melville, nella stesura del romanzo, si sia ispirato a un articolo di
Jeremiah Reynold intitolato “Mocha Dick: or the White Whale of the
Pacific”, pubblicato nel maggio 1839 sul “Knickerbocker
Magazine”. Vi si raccontava della cattura di un'enorme balena che
terrorizzava i balenieri nella prima metà dell'800. Il nome “Mocha
Dick” era legato al fatto che era stata avvistata più volte vicino
all'isola di Mocha, in Cile. Quando fu uccisa, al largo delle coste
brasiliane, le furono trovati in corpo 19 arpioni, a testimonianza
dei tanti tentativi di assalto falliti delle navi baleniere.
Ma
ora veniamo all'Incipit. Buona lettura!
Incipit
di “Moby Dick” – Herman Melville
Chiamatemi
Ismaele.
Qualche
anno fa - non importa ch'io vi dica quanti - avendo poco o punto
denaro in tasca e niente che particolarmente m'interessasse a terra,
pensai di mettermi a navigare per un po', e di vedere così la parte
acquea del mondo. Faccio in questo modo, io, per cacciar la
malinconia e regolare la circolazione. Ogniqualvolta mi accorgo di
mettere il muso; ogniqualvolta giunge sull'anima mia un umido e
piovoso novembre; ogniqualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo,
dinanzi alle agenzie di pompe funebri o pronto a far da coda a ogni
funerale che incontro; e specialmente ogniqualvolta l'umor nero mi
invade a tal punto che soltanto un saldo principio morale può
trattenermi dall'andare per le vie col deliberato e metodico
proposito di togliere il cappello di testa alla gente - allora reputo
sia giunto per me il momento di prendere al più presto il mare.
Questo è il sostituto che io trovo a pistola e pallottola. Con un
ghirigoro filosofico Catone si getta sulla spada; io, quietamente, mi
imbarco. Non c'è niente di straordinario in questo. Basterebbe che
lo conoscessero appena un poco, e quasi tutti gli uomini, una volta o
l'altra, ciascuno a suo modo, si accorgerebbero di nutrire per
l'oceano su per giù gli stessi sentimenti miei.
Wow, grazie @massimo beccarelli per aver narrato il "mio" classico da leggere.
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