mercoledì 13 dicembre 2017

Poesia in musica: "Avrai" di Claudio Baglioni






Voglio riprendere con voi oggi, cari lettori, un discorso intrapreso tempo fa in merito al concetto di poesia in musica. Quel discorso, iniziato allora sulla scorta dell'assegnazione a Bob Dylan del Premio Nobel per la letteratura, che aveva fatto storcere il naso a molti, mi aveva suggerito di approfondire la tematica presentando alcune canzoni italiane che, per varie ragioni, hanno caratteristiche proprie della poesia.
Avevo allora presentato una canzone di Fabrizio De Andrè e una di Lucio Dalla, cantautori italiani capaci di farsi portatori di contenuti e stile assimilabili alla poesia che, in momenti storici in cui quel genere iniziava a declinare, hanno finito per soddisfare il desiderio popolare di "poesia" che, comunque, non si era sopito.
Della poesia tradizionale, la canzone dei cantautori conserva diverse caratteristiche, come la suddivisione in strofe e la presenza di rime o, più spesso, di assonanze. Anche allitterazioni ed anafore, inoltre, fanno parte del loro bagaglio culturale.

Oggi voglio proseguire questo viaggio ideale nella poesia in musica con una canzone di Claudio Baglioni, "Avrai". 
Scritta nel 1982 per la nascita del figlio Giovanni, è ricca di immagini e suggestioni, e si connota per la presenza ripetuta, anaforica, della forma verbale "Avrai" che, coniugata al futuro, prova ad immaginare come sarà la vita del figlio. Vi propongo il testo e, sotto, il video musicale.  Se volete, lasciatemi poi un commento. Trovate che si possa definire poesia in musica?


                                     Avrai

Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle
Storie fotografate dentro un album rilegato in pelle
Tuoni di aerei supersonici che fanno alzar la testa
E il buio all'alba che si fa d'argento alla finestra
Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare
Schiuma di cavalloni pazzi che s'inseguono nel mare
E pantaloni bianchi da tirare fuori che già estate
Un treno per l'America senza fermate
Avrai due lacrime più dolci da seccare
Un sole che si uccide e pescatori di telline
E neve di montagne e pioggia di colline
Avrai un legnetto di cremino da succhiare
Avrai una donna acerba e un giovane dolore
Viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore
Avrai una sedia per posarti e ore
Vuote come uova di cioccolato
Ed un amico che ti avrà deluso tradito ingannato
Avrai avrai avrai
Il tuo tempo per andar lontano
Camminerai dimenticando
Ti fermerai sognando
Avrai avrai avrai
La stessa mia triste speranza
E sentirai di non avere amato mai abbastanza
Se amore amore avrai
Avrai parole nuove da cercare quando viene sera
E cento ponti da passare e far suonare la ringhiera
La prima sigaretta che ti fuma in bocca un po' di tosse
Natale di agrifoglio e candeline rosse
Avrai un lavoro da sudare
Mattini fradici di brividi e rugiada
Giochi elettronici e sassi per la strada
Avrai ricordi ombrelli e chiavi da scordare
Avrai carezze per parlare con I cani
E sarà sempre di domenica domani
E avrai discorsi chiusi dentro e mani
Che frugano le tasche della vita
Ed una radio per sentire che la guerra è finita
Avrai avrai avrai
Il tuo tempo per andar lontano
Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando
Avrai avrai avrai
La stessa mia triste speranza
E sentirai di non avere amato mai abbastanza
Se amore amore amore avrai.


martedì 12 dicembre 2017

Santa Lucia, tanto amata dai bambini, nelle poesie e nella letteratura

Da Dante Alighieri a Garcia Lorca fino alle filastrocche popolari





Lucia, vergine siracusana, fu una martire cristiana.
Come tutti sanno, la santa si festeggia il 13 dicembre, ed è una delle feste più attese dai bambini, perchè in quell'occasione ricevono graditi doni. La sua vita, come tutte quelle dei santi, si ammanta di leggenda. Secondo la tradizione, la sua morte va collocata nel 300 circa d.c. allorchè, promessa sposa, avrebbe rinunciato al matrimonio per dedicarsi al Signore. Erano gli anni della persecuzione cristiana ad opera di Diocleziano. Denunciata dal fidanzato come cristiana, e non avendo voluto convertirsi, venne condannata al lupanare, dove sarebbe stata costretta a prostituirsi. La sentenza del Governatore Pascasio, però, risultò impossibile da attuare. Il Signore, infatti, compì un miracolo e la fanciulla diventò così pesante che né uomini né buoi riuscirono a smuoverla di un passo. Condannata infine a morte, morì presumibilmente per decapitazione.
L'episodio di Lucia a cui vengono cavati gli occhi, così famoso tra il popolo, si richiamerebbe a una tradizione molto più tarda, e pare legato al fatto che il popolo la venera da sempre come protettrice della vista (Lucia=Lux).

Santa Lucia compare diverse volte nella letteratura, da quella più alta a quella popolare. Ve ne propongo alcuni esempi. Come non iniziare da Dante Alighieri, che pare fosse molto devoto alla santa dopo essere guarito da una fastidiosa malattia agli occhi. Per lui Lucia rappresenta la “Grazia illuminante” ed è strumento che permette all'uomo di raggiungere la salvezza eterna. Nell'Inferno Canto II° scende dall'Empireo, su intercessione di Maria, per avvertire Beatrice del pericolo che corre Dante.


«Questa chiese Lucia in suo dimando
e disse: Or ha bisogno il tuo fedele
di te, ed io a te lo raccomando.
Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse...»

In altro passo, questa volta del Purgatorio, Canto IX°, Lucia raccoglie Dante, assopito, e lo conduce alla porta del Purgatorio:

«Venne una donna e disse: I' son Lucia
lasciatemi pigliar costui che dorme;
sì l'agevolerò per la sua via»

Infine Dante la rivedrà anche nel XXXII° Canto del Paradiso, allorchè la troverà seduta accanto ad Adamo.

E contro al maggior padre di famiglia
siede Lucia, che mosse la tua donna,
quando chinavi, a ruinar, le ciglia»






Anche Federico Garcia Lorca parlò della santa nel poemetto “Santa Lucia e San Lazzaro”. Ne proponiamo alcuni versi:







Sulla porta lessi questo cartello: locanda Santa Lucia.
Santa Lucia era una bella ragazza di Siracusa.
La pitturano con due bellissimi occhi di bue su un vassoio.
Sopportò il supplizio sotto il consolato di Pascasiano [...]
Dimostrò sulla pubblica piazza, di fronte alla sorpresa del popolo, che 1000 uomini e 50 paia di buoi non vincono la colombella sfavillante dello Spirito Santo. […] Nostro Signore, sicuramente, stava seduto con lo scettro della corona sulla sua cintura.


Infine, voglio concludere con una filastrocca semplice semplice, che si ricollega al fatto che Santa Lucia, per i bambini, è anche la dispensatrice di doni per eccellenza:


Filastrocca di Santa Lucia


Zitti, zitti fate piano
vien la Santa da lontano,
porta a tutti dolci e doni
soprattutto ai bimbi buoni.
Ma se un bimbo è cattivello,
oltre tutto un po’ monello,
nulla trova nel tinello.
Quindi bimbi birichini
diventate un po’ bravini,
e i cuoricini tutti spenti
con la Santa si fan contenti.
Grazie, grazie Santa Lucia,
il tuo incanto mi porti via.

Accadde a Borgotaro: anni 1908-1909



Nei giorni scorsi ha riscosso notevole interesse un mio post che presentava fatti e aneddoti accaduti a Borgotaro negli anni 1959-1963. Per questa ragione vi voglio proporre un'analoga ricerca relativa agli anni 1908-1911, che avevo fatto alcuni anni fa e che era stata poi pubblicata sul Lunariu Burg'zan, ossia il calendario borgotarese promosso dall'Associazione Ricerche Storiche Valtaresi A. Emmanueli.
Anche per chi avesse già letto il calendario, non c'è da preoccuparsi, visto che il materiale pubblicato allora fu solo una minima parte di quello raccolto, che invece qui sul blog pubblico integralmente, ma in due puntate. La prima, che potete leggere qui, è dedicata al 1908-1909.
Sono notizie tratte dalle delibere della Giunta Comunale di quegli anni. Ho aggiunto un titoletto a ognuna, e l'anno in questione. Spero siano di vostro interesse! A presto!


Censimento del bestiame (1908)
“Dato atto che in esecuzione della legge 14 luglio 1907 […] nel giorno 19 marzo […] ebbe luogo nell’intero territorio del comune […] il censimento del bestiame ad opera dei rispettivi commessi che non vennero ancora retribuiti per tale lavoro […]
la giunta delibera di stabilire […] la retribuzione da assegnarsi ai commessi nella complessiva somma di £. 201,40 pagabili sul fondo delle spese impreviste.”


Domanda di assunzione (1908)
“Vista l’istanza […] con cui Feci Oreste di Giacomo chiede di entrare come praticante negli uffici di segreteria; ritenuto che il locale ove sono riuniti gli impiegati non permette per insufficiente ampiezza di destinarvi altro personale; la giunta respinge la domanda del Feci”.



Vendita del vino (1908)
“Accogliendo la domanda di Mussi Luigia di Borgotaro, e sentito il parere dell’ufficio daziario, si conclude colla medesima la convenzione d’abbonamento per la vendita del vino al minuto dal giorno d’oggi stabilendo il canone in ragione di £.144 annue pagabili a rate trimestrali anticipate”.



Nuovo acquedotto (1908)
“Vista la deliberazione 12 maggio […] con cui il consiglio approvava la scritta 8 aprile relativa all’acquisto di una zona di terreno in località Molinatico per il prezzo di £.1300 dagli eredi di Celi Lorenzo, allo scopo di convogliarvi le acque del costruendo acquedotto; […] la giunta designa per la stipulazione dell’atto il notaio sig. Baduini Giovanni”.



Scuola di Musica (1908)
“Vista la lettera con cui il sig. Baldi Italo, avendo ottenuto in Genova un migliore collocamento, dichiara di rinunziare per la fine del mese corrente all’impiego di Maestro della Scuola di Musica ed Organista, che da oltre tre anni ha qui disimpegnato lodevolmente […] la giunta […] prende atto della sua rinuncia dichiarandone vacante il posto col 1° settembre”.


Acquisto di ghiaccio (1908)
“Si accoglie la richiesta del Presidente della Latteria Sociale di Compiano, acconsentendo a venderle giornalmente kg. 10 di ghiaccio da prelevarsi dalla ghiacciaia comunale, al prezzo di £.8 al quintale, con riserva di sospendere la concessione se il ghiaccio fosse per difettare pei bisogni locali”.


Teatro e Cinema (1908)
“Vista la domanda presentata da Invernizzi Carlo […] per dare rappresentazioni cinematografiche nel teatro comunale; la giunta […] respinge la domanda per ragioni di sicurezza”.


Scuole di Baselica e Tiedoli (1908)
“Vista la lettera […] del Direttore didattico che segnala la necessità di provvedere, pel nuovo locale ove si è istituita la scuola di Baselica, all’allestimento della suppellettile occorrente, e per quella di Tiedoli all’ampliamento del locale stante l’eccessivo numero degli alunni inseriti; la giunta affida il disimpegno delle pratiche relative all’assessore Avv. Maestri per la scuola di Baselica e all’assessore sig. Corvi per quella di Baselica alta”.

Vendita del vino (1909)
Si conclude con Corvi Pietro di Andrea di Porcigatone convenzione per la vendita al minuto del vino mediante abbonamento al dazio.

Casa del Pane (1909)
A scopo di sussidio della filantropica istituzione “Casa del Pane”, la giunta determina di acquistare per l’importo di £. 10 dei francobolli e delle cartoline illustrative.


Società Industria Cementi (1909)
La giunta dà parere favorevole alla domanda della locale Società Industria Cementi […] perché la deputazione prov.le vari la concessione già datale per la posa d’una conduttura elettrica lungo il ponte Tarodine.

Vendita arance in Teatro (1909)
Vista la domanda […] di Delnevo Giuseppe per essere autorizzato a vendere in teatro gli aranci durante gli spettacoli, la giunta esclude tale vendita per la platea, limitandola al loggione.


Trasporto mediante automobili (1909)
Vista la nota del locale Sottoprefetto […] colla quale accompagna l’istanza del sig. Serra Rosso Salvatore diretta ad ottenergli la concessione per l’esercizio del trasporto dei passeggeri e merci mediante automobili lungo il tratto di strada prov.le da Borgotaro a Bedonia, la giunta emette parere pienamente favorevole.

Venerdì Santo (1909)
Con lettera […] il sig. Marchini Andrea chiedeva a nome della Confraternita che fosse concesso dal Comune l’uso degli istrumenti musicali per la processione del prossimo Venerdì Santo. La giunta conferma la concessione.


Esami di maturità (1909)
La giunta determina di chiedere al Provveditore agli Studi che anche in quest’anno siano dati nelle nostre scuole gli esami di maturità, ponendosi a carico del Comune le indennità di trasferta dei componenti la commissione che egli dovrà nominare.

Accalappiacani (1909)
Accogliendo la domanda di Delnevo Giuseppe del fu Giacomo […], la giunta lo designa come incaricato di accalappiare i cani alle solite condizioni e cioè alla retribuzione di £.2 per ogni cane accalappiato.

Sussidio di baliatico (1909)
Vista la domanda dei coniugi Mariani Bernardo e Gasparini Teresa, genitori del bambino Renato nato il 17 maggio […], per ottenere il sussidio di baliatico, la giunta assegna ai richiedenti il sussidio in ragione di £.5 al mese per il secondo semestre 1909.

Ricostruzione chiesa di Rovinaglia (1909)
Si rimette al consiglio per le sue decisioni una domanda […] presentata dal Presidente dell’Opera Parrocchiale di Rovinaglia per ottenere un concorso del Comune nella spesa di ricostruzione della chiesa.


lunedì 11 dicembre 2017

Curiosità storiche: la "Congiura dei parroci" ovvero i Martiri di Belfiore

Un'importante vicenda del Risorgimento italiano


I Martiri di Belfiore

Mi è capitato spesso, sulle pagine di questo blog, di affrontare argomenti legati alla storia del Risorgimento, un periodo storico che mi ha sempre affascinato, e che ho affrontato con voi spesso dal punto di vista "borgotarese", ossia mostrando come veniva percepito dai cittadini del mio paese, Borgotaro, e come si è tramandato a noi attraverso lapidi ed altre testimonianze. Un esempio è questo pezzo dedicato a quanto avvenne nel 1859.
Carlo Alberto di Savoia
Oggi, invece, vi voglio parlare dei cosiddetti “Martiri di Belfiore”, dal nome della località in provincia di Mantova che fu teatro di una delle vicende più tragiche del Risorgimento.
Era da poco passato il 1848, l'anno delle grandi insurrezioni italiane, da Palermo a Venezia; l'anno delle Cinque Giornate di Milano, della Prima guerra d'indipendenza. 
Un anno che aveva visto la nascita della Repubblica romana e della Repubblica di Venezia: un anno di grandi speranze per i patrioti italiani. Dopo i primi successi, però, c'era stata la veemente reazione austriaca e il re Carlo Alberto era stato sconfitto duramente dal maresciallo Radetzky a Novara. 
Carlo Alberto aveva abdicato in favore del figlio Vittorio Emanuele II che, il 24 marzo 1849, aveva firmato l'armistizio di Vignale. Dopo un'eroica resistenza, nei mesi di luglio e agosto dello stesso anno, anche le due Repubbliche venivano definitivamente piegate dagli austriaci.
A seguito del fallimento dei moti del '48, Giuseppe Mazzini, che dal suo esilio londinese continuava ad essere l'anima della rivoluzione, aveva ritenuto di cambiare strategia e di proseguire l'attività in modo silenzioso, sotterraneo. 
Giuseppe Mazzini
L'idea era quella di creare una rete di comitati rivoluzionari a Milano, Venezia, Brescia, Mantova, con eventuali ramificazioni al Centro e al Sud Italia, che potessero fare propaganda clandestina di scritti, manifesti, documenti stampati segretamente in Svizzera, sul Lago di Lugano. Nel corso di una perquisizione ad un'abitazione mantovana, però, la polizia austriaca aveva scoperto, per caso, alcuni di questi documenti mazziniani. L'indagine poliziesca che ne seguì, aveva ben presto scoperto l'esistenza dei comitati e portato all'arresto di un gran numero di patrioti, tra cui figuravano sacerdoti, militari, professionisti. Furono tutti accusati di “cospirazione”: erano oltre 100. Ne seguì un processo che durò più di un anno, con snervanti interrogatori dei prigionieri. La presenza di ben tre sacerdoti fece sì che alcuni storici parlarono persino di “congiura dei parroci”: si trattava di don Enrico Tazzoli, don Bartolomeo Grazioli e don Giovanni Grioli. La figura di maggior spicco era senza dubbio quella di don Enrico Tazzoli, docente del seminario virgiliano di Mantova, identificato ben presto come il leader delle attività antiaustriache, come ammise egli stesso davanti ai giudici a Vienna. Scrive Lorenzo Fazzini (I preti e le suore dell'Unità d'Italia - “Il Messaggero di S.Antonio”, marzo 2011): “Il suo scopo era preparare nella città e Provincia il giorno della riscossa unità […], ma anche avere a cuore la classe più misera della popolazione, impedendole quegli eccessi a cui la trascinano la sua ignoranza e le sue bollenti passioni”. Tazzoli venne impiccato il 7 dicembre 1852. “Morì con il crocifisso tra le mani e nemmeno il boia riuscì a strapparglielo: morì dicendo queste parole: «Il Crocefisso fu la mia gloria in vita, bramo che sia mia conforto in morte». […] Spirò con la parola perdono sulle labbra e chiedendo di essere perdonato a sua volta per il male fatto ad altri” (Fazzini, art. cit.). Anche gli altri due preti mantovani furono uccisi: don Giovanni Grioli fu fucilato il 5 novembre 1851 e don Bartolomeo Grazioli fu impiccato il 3 marzo 1853. Anche loro tennero un comportamento esemplare durante gli interrogatori, e non cedettero alle lusinghe dei giudici austriaci, che avevano promesso loro la sospensione della pena in cambio dei nomi degli altri aderenti alla congiura.
Monumento ai Martiri di Belfiore
Non furono, purtroppo, i soli uccisi. Scrive Lucio Villari (nel libro “Bella e perduta – l'Italia del Risorgimento”, pp.249-250): “La conclusione del processo fa parte del martirologio del nostro Risorgimento. Tra il 5 novembre 1851 e il 19 marzo 1853 in un vallo vicino Mantova dal nome gentile, Belfiore, furono innalzati i patiboli per Enrico Tazzoli, Giovanni Grioli, Bartolomeo Grazioli, Carlo Poma, Tito Speri, Bernardo de Canal, Giuseppe Zambelli, Angelo Scarsellini, Pietro Frattini, Carlo Montanari. L'ombra del patibolo di Belfiore si prolungò fino al 1855 con l'ultimo martirio del patriota del Cadore Pier Fortunato Calvi”.

Molti di questi nomi sono, ancora oggi, giustamente famosi.

lunedì 2 ottobre 2017

Tra fumetto e letteratura: Mercurio Loi, novello “Sherlock Holmes”






“Non sono fra coloro che considerano la modestia una virtù. Per un uomo dotato di logica, tutte le cose andrebbero viste esattamente come sono, e sottovalutare se stessi significa allontanarsi dalla verità almeno quanto sopravvalutare le proprie doti”. Queste parole, che Conan Doyle affida a Sherlock Holmes per descriverlo, calzano a pennello anche per il personaggio di Mercurio Loi. Arrogante, vanitoso, saccente investigatore che opera nella Roma dei primi dell'800, Mercurio è il protagonista di una serie di fumetti per Sergio Bonelli editore. Fumetti colti e raffinati, anomali, per tanti aspetti, nella produzione bonelliana, che vivono più sui dialoghi che nell'azione, e che risultano anche persino difficili da catalogare in un genere. Pochi i personaggi in scena, trame intricate e complesse, sono tra le sue caratteristiche e il lettore è costantemente sollecitato all'attenzione e alla riflessione. Spesso bisogna fermarsi a rileggere e a pensare, cosa non proprio usuale per un fumetto, seppur d'autore. Come Sherlock, anche Mercurio ha il suo Moriarty, ossia Tarcisio, con cui intreccia sfide basate soprattutto sull'intelligenza e la deduzione, e il suo dottor Watson, Ottone, figura però più complessa del suo alter-ego.
Lo sceneggiatore, il padre vero e proprio di Mercurio, è Alessandro Bilotta. I disegni di copertina sono di Manuele Fior. Nei primi cinque numeri, finora giunti in edicola, si sono susseguiti ai disegni Matteo Mosca, Giampiero Casertano, Onofrio Catacchio, Sergio Gerasi e Andrea Borgioli.
La serie, interamente proposta a colori, vede un altro grande protagonista, la città di Roma. Una città vista nei suoi lati più inquietanti e misteriosi, ricca di pericoli e segreti. Tra le pagine capita di trovare riferimenti e citazioni del “Fiore”, attribuito a Dante Alighieri, o di Giacomo Leopardi, con una forte attenzione agli elementi culturali e letterari.
Una svolta interessante nella produzione della casa editrice Bonelli, che negli ultimi anni propone sempre più spesso intrecci che traggono suggestione dai classici della letteratura, in un gioco piuttosto affascinante per noi lettori. Fumetti più maturi, per tanti aspetti, che si rivolgono a un pubblico di adulti. Scelta senz'altro condivisibile, anche perchè quello è il pubblico del fumetto in Italia, oggi. Come noto, gli adolescenti e il pubblico giovanile in genere sono perduti per il fumetto, purtroppo, e hanno ben altri passatempi.
Simbolo, in un certo senso, di questa nuova linea, è la collana “Le Storie”, che ha messo in scena spesso intrecci giocati sulla storia e la letteratura, dalla Rivoluzione Francese a Omero, e che nell'ultimo numero passa con disinvoltura da Agatha Christie a Isaac Asimov. “Le Storie” dove, e non è un caso, anche Mercurio Loi ha fatto la sua prima apparizione.


venerdì 29 settembre 2017

Marcel Proust avrebbe pagato per avere buone recensioni. Lo rivela il Guardian.

Ne parlo sul mio blog per L'Espresso


E' difficile imporsi nel mondo letterario, ritagliarsi un proprio spazio e ricevere buone recensioni. Questo si sa. Non solo oggi, ma anche nel passato. Anche gli scrittori destinati a diventare “classici” della letteratura non hanno sempre avuto successo, nel corso della loro carriera e, talvolta, hanno usato metodi non proprio ortodossi per incrementare le vendite dei loro volumi. Basti pensare al giovane Gabriele D'Annunzio che, per promuovere il suo primo libro di poesie, “Primo vere”, fece pubblicare la falsa notizia che l'autore era morto cadendo da cavallo. Analogo espediente era stato quello usato da Olindo Guerrini che, per far parlare del suo volume “Postuma”, si inventò addirittura che fosse opera di un cugino, Lorenzo Stecchetti, regolarmente morto in giovane età, pure quello, per tisi.
Stupisce comunque, nonostante queste premesse, la notizia battuta oggi dall'agenzia di stampa Ansa e quindi senza dubbio degna di considerazione, che riguarda Marcel Proust. L'autore amatissimo della “Ricerca del tempo perduto” avrebbe pagato i giornali del suo tempo per avere buone recensioni del primo volume della “Recherche”, “La strada di Swann”.

Continua su "Letture Social". Clicca qui

martedì 26 settembre 2017

Gli anagrammi nascosti nella Gioconda americana di Leonardo

Ne parlo su "Letture Social", il mio blog su L'Espresso




Che l'opera di Leonardo da Vinci sembri celare continui misteri, veri o presunti, è cosa nota. Che si tratti di interpretazioni alternative dei suoi quadri, come ha teorizzato il celeberrimo “Codice da Vinci” di Dan Brown, oppure di codici o lettere nascosti negli occhi della Gioconda, certamente il genio di Leonardo ci riserva costanti sorprese e stimola continuamente la nostra intelligenza, spesso spaesata di fronte a un genio che sapeva padroneggiare tante arti e, sia detto con il massimo rispetto, spesso si divertiva anche a “giocare” con i suoi committenti e con la società del tempo.
In questi giorni, se c'era bisogno di un'ulteriore conferma a questa affermazione, è stata fatta una nuova e incredibile scoperta analizzando un'opera leonardesca, la cosiddetta “Gioconda americana”, esposta alla National Gallery di Washington.

Sul retro del ritratto, che raffigura Ginevra Benci, figlia di un ricco banchiere che stava per convolare a nozze, c'è infatti un motto latino: “Virtutem forma decorat”. 

domenica 24 settembre 2017

Quel libro sconosciuto in vetta alla classifica del New York Times

Ne parlo su "Letture Social", il mio blog su L'Espresso





E' possibile che un libro sconosciuto persino agli appassionati del genere, che ha venduto pochissime copie, possa trovarsi all'improvviso in vetta alla classifica dei libri più venduti stilata dal prestigioso New York Times? Si direbbe di no, senza ombra di dubbio, e invece è proprio quello che è accaduto poche settimane fa al libro “Handbook for mortals” di Lani Sarem.
Il caso, che ha fatto e fa discutere parecchio negli Stati Uniti, merita una qualche riflessione anche da parte nostra. Il libro, di genere Young Adult, ossia rivolto agli adolescenti, racconta di una teenager discendente da una famiglia di lettori di tarocchi, maghi e indovini che arriva a Las Vegas e, sfruttando i suoi poteri magici, entra a far parte di una troupe di eccentrici artisti.
Il libro, senza alcun genere di promozione, né tradizionale, né sui social, è piombato in vetta alla classifica dei best-seller del New York Times sul finire del mese di agosto. 

giovedì 21 settembre 2017

I grandi incipit della letteratura: "L'Isola di Arturo" di Elsa Morante

Una rubrica molto amata del "Lettore di Provincia"


Cari amici, riprendo oggi, dopo qualche tempo, la rubrica dei grandi incipit letterari. Dopo Kafka, Buzzati, Pirandello e D'Annunzio, è oggi la volta de "L'Isola di Arturo"di Elsa Morante. Il romanzo, che ha vinto il Premio Strega nel 1957, merita di figurare in cotanta compagnia, perchè ci regala pagine di assoluto valore letterario. E' la storia di Arturo che, nato sull'isola di Procida, vive un rapporto tormentato col padre e, attraverso una serie di avventurose e formative esperienze, cresce e diventa adulto.
Buona lettura! Spero che l'incipit possa invogliarvi a leggerlo integralmente. Ne vale la pena.
A presto!



Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. 
Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene), che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli.
Purtroppo, venni poi a sapere che questo celebre Arturo re di Bretagna non era storia certa, soltanto leggenda; e dunque, lo lasciai da parte per altri re più storici (secondo me, le leggende erano cose puerili). Ma un altro motivo, tuttavia, bastava lo stesso a dare, per me, un valore araldico al nome Arturo: e cioè, che a destinarmi questo nome (pur ignorandone, credo, i simboli titolati), era stata, così seppi, mia madre. La quale, in se stessa, non era altro che una femminella analfabeta; ma più che una sovrana, per me.
Di lei, in realtà, io ho sempre saputo poco, quasi niente: giacché essa è morta, all'età di nemmeno diciotto anni, nel momento stesso che io, suo primogenito, nascevo. E la sola immagine sua ch'io abbia mai conosciuta è stata un suo ritratto su cartolina. Figurina stinta, mediocre, e quasi larvale; ma adorazione fantastica di tutta la mia fanciullezza.
Il povero fotografo ambulante, cui si deve quest'unica sua immagine, l'ha ritratta ai primi mesi di gravidanza. 

Il suo corpo, pure fra le pieghe della veste ampia, lascia già riconoscere ch'è incinta; ed essa tiene le due manine intrecciate davanti, come per nascondersi, in una posa di timidezza e di pudore. È molto seria, e nei suoi occhi neri non si legge soltanto la sottomissione, ch'è solita in quasi tutte le nostre ragazze e sposette di paese; ma un'interrogazione stupefatta e lievemente spaurita. Come se, fra le comuni illusioni della maternità, essa già sospettasse il suo destino di morte, e d'ignoranza eterna.

domenica 17 settembre 2017

Poesie su Youtube: Ungaretti legge "I miei fiumi"




Cari amici del "Lettore di Provincia", riflettevo, in questi giorni, sulle potenzialità straordinarie di Youtube che ci permette di accedere in pochi istanti a un mare di informazioni e di conoscenze e sul fatto che, purtroppo, non le sfruttiamo adeguatamente, soprattutto in campo culturale. Sembra una riflessione banale ma non è così. 
Spesso navighiamo di corsa, distrattamente, o ci perdiamo sui social...
Eppure ci sono tanti filmati che, per varie ragioni, meritano di essere visti. Il primo che vi voglio proporre è questa interpretazione che il poeta Giuseppe Ungaretti dà della sua poesia "I miei fiumi". 
Notate la passione e la tensione che lo pervade durante la lettura e il senso quasi di sofferenza che ne traspare! Buona visione e lasciatemi le vostre opinioni e commenti! 








La legge zero, Agatha Christie incontra Isaac Asimov

Ultimo numero della serie Bonelli "Le Storie"




Cosa accadrebbe se Agatha Christie incontrasse Isaac Asimov?
E' questo l'interrogativo affascinante da cui prende le mosse “La legge zero”, ultimo fumetto della serie Bonelli “Le Storie” attualmente in edicola. E' da un po' di tempo che volevo dedicare un articolo a questa serie che è giunta ormai alla puntata numero 60. Un traguardo di tutto rispetto, specialmente al giorno d'oggi, in cui la stessa esistenza del fumetto sembra essere messa a dura prova da un costante, e inesorabile, calo dei lettori. Una serie che ci sta riservando racconti affascinanti, con un continuo salto tra i generi. Il racconto di questo mese, “La legge zero” presenta un intrigo che sarebbe piaciuto ad Agatha Christie, ossia una situazione simile a quella dei suoi “Dieci piccoli indiani”. 
Un avvelenamento misterioso e tanti possibili colpevoli, tutti rinchiusi in un edificio senza via d'uscita.Un classico del giallo, direte voi, ma cosa c'entra Isaac Asimov?
Chi conosce l'autore del Ciclo delle Fondazioni e del Ciclo dei Robot ricorderà la straordinaria abilità con cui aveva costruito un intero mondo futuro regolato da precise regole e con la massiccia presenza di robot e androidi.
Un mondo fondato sulle tre leggi della Robotica, che servivano per impedire ai robot di fare del male agli esseri umani e farli rimanere a loro fedeli.
Proprio in una Londra del futuro, nel 2119 d.c. è ambientato il nostro racconto, in cui Robot e Robodomestici svolgono un ruolo fondamentale. Saranno loro a imprigionare i protagonisti in attesa che venga scoperta la verità.
La sceneggiatura è di Giovanni Eccher, mentre i disegni sono di Valentino Forlini.
Eccher, già sceneggiatore di Nathan Never, si rivela all'altezza del compito e gioca anche con le citazioni letterarie, in un racconto che piacerà molto agli amanti di Asimov. L'aspetto “giallo” della vicenda è garantito dal finale a sorpresa, perfettamente congegnato.

Un racconto che fa ragionare sul futuro dell'umanità e sul progresso ma anche sul concetto di libero arbitrio. Una lettura comunque, prima di tutto, divertente.

sabato 16 settembre 2017

Alcune foto dell'Estate 2017, come sempre all'insegna della Cultura



Un post essenzialmente fotografico questo che, come in altre occasioni, fissa alcuni istanti della mia estate 2017, ormai passata. Molte sono foto legate al Premio "La Quara", che mi ha permesso di incontrare alcuni grandi del giornalismo e della scrittura. Ho conosciuto ad esempio Caterina Soffici, giornalista affermata, che a Borgotaro ha presentato il suo romanzo "Nessuno mi può fermare" (Feltrinelli) e Marcello Simoni, autore di best-seller che non ha bisogno di presentazioni. 
Sempre per parlare del premio "La Quara", in precedenza ero stato ospite presso la sede di TRC TV a Bologna, intervistato dalla brava giornalista Riccarda Riccò.
Nel corso dell'estate sono stato anche in giuria, come da tradizione, al Premio di poesia nazionale "Tarsogno e Alta Val Taro" a cui ha partecipato come ospite il cantante Andrea Mingardi. 
Alcune foto sono di Valgotrabaganza.it, che ringrazio!
A presto, cari lettori!

Massimo Beccarelli

Massimo Beccarelli e Marcello Simoni








Massimo Beccarelli alla sede di TRC TV
Massimo Beccarelli e Riccarda Riccò
Massimo Beccarelli e la Giuria del Premio poesia a Tarsogno
Massimo Beccarelli, Caterina Soffici e Antonio Ferrari

Il caso di Via Petrarca, un Giallo nella Parma del giugno '70

Un romanzo di Pietro Furlotti, giornalista della “Gazzetta di Parma”




Il racconto Giallo “classico” ad enigma, presenta alcune caratteristiche fisse e ricorrenti, che lo caratterizzano e ne hanno fatto la fortuna. La narrazione prende l'avvio solitamente da un fatto criminoso, un omicidio o un furto, e di conseguenza si presenta un enigma di difficile soluzione. Chi ha commesso l'omicidio? Chi è il ladro?
Lo svolgimento dell'azione prevede l'entrata in scena di un investigatore, un detective o un commissario di polizia, che deve ricostruire la vicenda e scoprire il movente del crimine e il suo autore. L'abilità di chi conduce le indagini consiste nel saper raccogliere gli indizi, interrogare i testimoni, e giungere poi a risolvere il caso, basandosi sul proprio acume e sulle proprie intuizioni o deduzioni.
All'interno di questa struttura consolidata, si colloca il bel libro di Pietro Furlotti “Il caso di via Petrarca”, che ripropone tutti o quasi gli ingredienti del genere e li colloca nella realtà parmigiana degli anni '70.

martedì 12 settembre 2017

Ospite a TRC TV - Bologna per parlare del "Premio La Quara"



Cari amici del blog "Lettore di Provincia", torno a voi dopo la pausa estiva per proporvi il filmato della bella intervista che mi è stata fatta sul finire dello scorso mese di luglio presso gli studi di TRC TV a Bologna. Ero stato invitato per parlare della quarta edizione del Premio letterario "La Quara" che, come forse sapete, è nato da una mia idea.
Ringrazio ancora Riccarda Riccò per la graditissima ospitalità e per la professionalità.
Qui sotto potete vedere il video della trasmissione "Detto tra noi". A presto! 







sabato 15 luglio 2017

“I tre volti di Ecate”: furti, misteri e sparatorie in un noir a tinte fosche.





Ho appena finito di leggere “I tre volti di Ecate” di Vito Santoro (Edizioni Spartaco).
Protagonisti del romanzo, un vero noir a tinte fosche, sono Alberto e Dario, ragazzi difficili, due ladruncoli che si trovano invischiati in un gioco da grandi, in un gioco mortale. Il furto di una statuetta da una villa li trasporta in un gorgo senza fine, senza possibilità di riscatto.
Si tratta della statua di Ecate, inquietante divinità dell'antichità classica che trasportava le anime dei trapassati nell'oltretomba. Fu lei, secondo il mito, a sentire le grida disperate di Persefone, rapita da Ade e portata nel regno degli Inferi. Raffigurata in triplice aspetto, rappresenta un'allegoria dei vari modi in cui l'uomo affronta la morte nelle
diverse età della propria vita: “Una giovane, un'adulta e un'anziana. Tre età e tre rappresentazioni diverse, ma si tratta di un'unica donna. La più giovane impugna un coltello con il quale taglia il collegamento con la vita. E' lei che recide il cordone che lega l'anima al corpo […] La donna con la corona e la fiaccola invece ha il compito di illuminare il cammino. Lei accompagna le anime lungo il percorso che conduce all'aldilà. Infine la donna anziana, la saggia, colei che custodisce la chiave che apre le porte degli Inferi”.
Sarà proprio questa statuetta, dal valore inestimabile, la muta testimone dei tanti omicidi che si susseguiranno nel corso di questa storia.
Vito Santoro scrive con uno stile diretto e incisivo, senza tanti fronzoli, che conserva l'intensità di una storia fatta di sparatorie, intrighi e misteri.
Un mondo spietato e corrotto, quello decritto dall'autore, dove il debole soccombe e il potente ha la meglio. Solo nel finale, e solo in parte, le cose si sistemano, ma il quadro d'insieme rimane quello descritto.
Alberto e Dario, come detto, sono l'anello debole di una catena che li travolge e li schiaccia. Solo l'aiuto di un ex-miliziano, Mario Sforza, permetterà loro si rimanere a galla almeno per un po'.
Una figura, quella di Sforza, tra le meglio delineate del romanzo. Un uomo dal passato poco chiaro, che si mette in gioco a proprio rischio per ristabilire un po' le cose e dar loro una parvenza di giustizia e equità, in un mondo, come detto prima, votato al crimine e al malaffare. Dall'altro lato della barricata, il commissario Nebbio, altra figura emblematica. Poliziotto sadico e corrotto, senza scrupoli, è un'altra delle figure che rendono affascinante questo libro, con la sua capacità di muoversi fuori dalle regole, in una propria zona di
impunità, creata dalle sue indubbie capacità criminali.
In certi passaggi del libro di Santoro si respirano certe atmosfere da vecchio giallo Mondadori, e lo scrittore sembra, a tratti, quasi un classico del genere. Forse mi aspettavo qualcosa di più dalla figura di Ecate, che rimane un po' statica e sullo sfondo, ma un suo intervento avrebbe obbligato a un forzato cambiamento di genere, richiedendo l'ingresso nel mondo del soprannaturale, e forse non era il caso. Non era questo l'intento di Santoro e, forse, è anche comprensibile.
I tre volti di Ecate è senza dubbio è un romanzo gradevole, e Santoro è un ottimo narratore. 
Nato a Brindisi nel 1966, ha già vinto diversi premi letterari. Già all'esordio, nel 2015, ha vinto il premio “Narratori della Sera” con il romanzo “Non c'è tempo per il sole”. In seguito ha vinto diversi concorsi letterari per autori di racconti brevi. 

Grazie a Edizioni Spartaco e a Tiziana di Monaco, che mi ha
dato la possibilità di conoscere e apprezzare questo libro.
E' vivamente consigliato come lettura in questa calda estate.