venerdì 3 marzo 2017

Curiosità storiche: Rosmunda e il cranio del padre

Alboino e i Longobardi alla conquista dell'Italia (568 d.c.)



I Longobardi erano un popolo germanico che si era stanziato in Pannonia (attuale Ungheria). Spinti dalle incursioni degli Avari, i Longobardi, guidati dal re Alboino, giunsero in Italia nel 568 d.c. dopo aver valicato le Alpi. I Bizantini non riuscirono ad opporsi all'invasione e, in poco tempo, il nuovo popolo occupò Milano e parte della pianura padana, che prese così il nome di “Longobardia” (da cui deriva l'attuale termine Lombardia). 
La loro storia ci è stata tramandata dallo storico Paolo Diacono, vissuto nell'VIII secolo, ed è affidata alla sua “Historia Longobardorum”. Una figura, tra le tante, che spicca all'interno della narrazione, è quella di Rosmunda, la cui vicenda umana, tra leggenda e realtà, non lascia indifferenti.
Rosmunda era la figlia di Cunimondo, re dei Gepidi, vinto e ucciso da Alboino, re dei Longobardi. Alla fine di quella guerra, forse per riappacificarsi con i Gepidi, Alboino sposò proprio Rosmunda. 
Paolo Diacono racconta, a questo proposito, un episodio che ha sempre colpito la fantasia dei lettori, attraverso i secoli, lasciando stupiti e atterriti di certe usanze allora in voga tra i popoli barbari. Alboino avrebbe infatti costretto Rosmunda a bere in una coppa ricavata dal cranio di suo padre Cunimondo, che aveva da poco ucciso. Scrive Paolo Diacono: “Alboino, mentre in Verona sedeva a un banchetto, euforico oltremisura, aveva ordinato che alla Regina fosse portato da bere del vino nella coppa fatta col cranio del suocero, il re Cunimondo, e la invitò a brindare in allegria con suo padre”. 
Rosmunda, tutt'altro che remissiva, cedette sul momento alla violenza del marito, ma promise che si sarebbe vendicata uccidendolo. Aiutata da Elmichi, scudiero del re, approntò il piano. L'occasione buona venne alla sera, quando Alboino si addormentò. Rosmunda ordinò a tutti di fare silenzio, e nascose ogni arma presente a palazzo. Legò poi strettamente la spada di Alboino al letto, in modo che non si potesse estrarre dal fodero e fosse inutilizzabile. Rosmunda, assicuratasi così che Alboino non potesse difendersi, fece entrare nella stanza Peredeo, l'uccisore, che assalì con violenza e ferocia il re. 
Alboino, svegliatosi di soprassalto, cercò di difendersi come meglio poteva: “Alboino […] intuito il pericolo che incombeva, portò rapido la mano alla spada ma, non riuscendo ad estrarla, perchè era legata troppo stretta, afferrò uno sgabello e cercò per un po' di difendersi con quello ma, alla fine, quel guerriero tanto valoroso e sprezzante del pericolo, non potendo nulla contro il suo nemico, fu ucciso come un inetto e perì per l'inganno di una donna”.
Secondo alcuni storici pare che l'atto di ricavare una coppa dal cranio del nemico ucciso fosse un'abitudine comune tra i Germani, e fosse anche un segno di grande rispetto nei confronti del nemico.
Non sembra però che Rosmunda fosse della stessa opinione.










mercoledì 15 febbraio 2017

Dalla Mindfulzen a Sanremo: il caso del monastero Sanboji di Berceto







Negli ultimi anni ho avuto l'occasione di incontrare per due volte, a Borgotaro, in occasione della presentazione dei suoi libri, il monaco zen Carlo Tetsugen Serra
Italiano di nascita, ha compiuto i suoi studi buddhisti zen in Giappone. Rientrato in Italia ha aperto il monasteri Enso-ji, Il Cerchio, a Milano, nel 1988.
Nel 1996 ha aperto il monastero Sanbo-ji, Il tempio dei tre gioielli, a Berceto (PR).
Carlo Tetsugen Serra e Massimo Beccarelli
Nel 2013 ha messo a punto la Mindfulzen, unione tra lo zen e la mindfulness. Una via di consapevolezza per l'uomo del XXI secolo, alle prese con i problemi e le contraddizioni della modernità. Se ne parla nei libri Zen 2.0 e Zen 3.0
Libri ricchi di suggerimenti e di esempi per vivere meglio la propria vita.

In questi giorni, la sorpresa è stata grande, scoprire che proprio nel monastero di Berceto è stato girato il video del successo di Francesco Gabbani, vincitore dell'ultimo Festival di Sanremo. Un testo ironico e tutt'altro che banale, che non va certo liquidato come la canzone "con la scimmia" come ha fatto qualcuno, visto che affronta temi di grande attualità, come il rapporto tra l'uomo, le tecnologie informatiche e i social. Un testo ricco di citazioni che, se non avete ascoltato con attenzione, merita di essere risentito. 

Forse può stupire il fatto che sia stato accolto nel monastero proprio un cantante che scherza un po' sulla "moda" emergente della meditazione orientale.
«È vero, Gabbani “prende in giro” chi si avvicina per moda alla meditazione, alla filosofia e alle discipline orientali, ma noi crediamo che fare i conti con i tempi che viviamo sia doveroso. Non è detto, insomma, che chi si avvicina a questo mondo perché affascinato da un trend che forse non comprende del tutto non possa poi approfondire con una riflessione vera questa cultura e scoprire nuove consapevolezze». 


Queste le parole del portavoce del monastero, che mostrano una grande apertura e una capacità di mettersi in discussione non indifferente, che non mi stupisce però, visto la grande umanità e la cortesia dei monaci, che ho avuto modo di provare di persona




mercoledì 8 febbraio 2017

Curiosità storiche: Erik il rosso e la scoperta dell'America





Erik il Rosso
Quando si pensa alla scoperta dell'America, viene spontaneo pensare a Cristoforo Colombo e alle sue caravelle. 
L'impresa del genovese non va certo ridimensionata, ma bisogna considerare che quelle terre erano già state esplorate secoli prima di lui dai Vichinghi. La storia dei Vichinghi è affidata alle saghe, cioè ai racconti mitici della tradizione germanica, che sono state spesso considerate alla stregua di leggende con scarso fondamento storico. E anche la saga di Erik il rosso non era considerata in modo diverso. Di recente, però, il ritrovamento di reperti archeologici mostra che quella saga contiene molte informazioni storicamente attendibili.
Figura di avventuriero sicuramente “sui generis”, Erik il rosso fu costretto a fuggire dalla Norvegia per l'accusa di omicidio. Rifugiatosi in Islanda, dovette andarsene ben presto anche da lì. Per aver commesso altri atti di violenza, infatti, fu condannato a tre anni di esilio. Era il 982 d.c. ed Erik decise di viaggiare verso ovest; da quel momento iniziarono le sue esplorazioni per verificare l'esistenza di terre ospitali ad occidente. Nel corso di questo viaggio Erik scoprì la Groenlandia.
Finiti gli anni di esilio e tornato in Islanda, provò a convincere altri coloni a seguirlo nella “terra verde” (questa la traduzione in norvegese di Groenlandia) anche se quella terra di verde aveva ben poco, visto che buona parte del territorio era costantemente ghiacciato e innevato. Ma si sa, le figure carismatiche riescono facilmente a convincere il popolo e infatti Erik riuscì a ripartire con 25 navi cariche di coloni al seguito. L'impresa di colonizzazione riuscì e, nonostante la rigidità di clima, intorno all'anno 1000, vi erano due insediamenti normanni in Groenlandia di 4000 e 1000 abitanti. Con l'arrivo dei nuovi coloni, però, probabilmente arrivò anche un'epidemia che causò la morte di Erik. Siamo nel 1002 d.c.
La saga di Erik, però, non finisce con lui, ma prosegue con i suoi figli, a cui si deve un evento considerato da molti assolutamente leggendario, ma ormai provato dalle ultime scoperte archeologiche, la prima esplorazione dell'America da parte degli europei. 
Le saghe raccontano che i figli di Erik tentarono di colonizzare un territorio dal nome suggestivo, “Vinland” (terra del vino). Si tratterebbe dell'attuale Isola di Terranova, che si trova ad est del Canada, e che venne raggiunta subito dopo l'anno 1000 da Leif Eriksson.
La colonizzazione americana ebbe vita breve. Dopo pochi anni i Vichinghi dovettero abbandonare le nuove terre per la resistenza delle popolazioni.
In conclusione, se certamente non fu Cristoforo Colombo il primo europeo a “scoprire” l'America, questo primato non spetta nemmeno a Erik il rosso, semmai a suo figlio Leif Eriksson.


lunedì 30 gennaio 2017

Farhadi, regista candidato all'Oscar, non sarà alla Cerimonia per decreto di Trump





Asghar Farhadi, famoso regista di origine iraniana, non sarà presente alla prossima Cerimonia di consegna degli Oscar del 26 febbraio, poichè il recente decreto emanato dal Presidente Donald Trump vieta l'ingresso in USA ai cittadini di diversi paesi islamici, tra cui, appunto, l'Iran.
Il decreto, definito "Muslim Ban", che fin da subito ha sollevato notevoli polemiche, continua a far discutere. 

Ne parlo diffusamente sul mio blog per L'Espresso. Ecco il link.

domenica 29 gennaio 2017

Chi ha tradito Anna Frank? Ne parlo su L'Espresso



Sono trascorsi solo un paio di giorni dalla "Giornata della Memoria" (27 gennaio) e un giornale olandese ha pubblicato uno studio che sembra far luce sulla vicenda di Anna Frank e della sua famiglia. Come a tutti noto, i Frank ad Amsterdam si erano rifugiati in un "alloggio segreto" situato sul retro della Ditta diretta dal padre. Dopo due anni di clandestinità furono scoperti dalla Gestapo e tradotti nei campi di concentramento. Chi li ha traditi? Dopo 70 anni la cosa è ancora un mistero, ma oggi abbiamo qualche certezza in più! E' stato davvero un tradimento?

Ne parlo su L'Espresso ecco il link, cliccate qui.

mercoledì 25 gennaio 2017

2016: un anno, una carrellata di foto, all'insegna della Cultura



Anche l'anno 2016 è finito, fin troppo alla svelta, e siamo già a fine gennaio 2017.
Voglio però condividere con voi qualche foto di quest'anno che se ne è andato. Un anno all'insegna della Cultura, ricco di presentazioni e soprattutto con la consacrazione a livello nazionale del nostro Premio letterario "La Quara", che ha avuto tra i giurati ospiti di assoluto livello, come Maria Cuffaro del Tg3 o Carlo A. Martigli, tanto per citarne due. Ecco le foto! A presto!

Massimo Beccarelli, Giampaolo Bertani e Michela Gecele

Angelo Berti e Massimo Beccarelli

Fabio Carapezza e Massimo Beccarelli

Massimo Beccarelli e Elisabetta Rosaspina

Aldo Boraschi e Massimo Beccarelli



Massimo Beccarelli e Carlo A. Martigli

Maria Cuffaro e Massimo Beccarelli


venerdì 13 gennaio 2017

L'uomo del futuro, l'eredità di don Lorenzo Milani




“L'uomo del futuro” di Eraldo Affinati (Mondadori) è un libro che merita di essere letto, perchè affronta la figura di don Lorenzo Milani che, a quasi 50 anni dalla morte, non ha ancora esaurito la sua carica innovativa e merita ulteriori approfondimenti.
Un sacerdote che, scrive Affinati, “non ci ha lasciato trattati teologici, ma una sapienza del fare scuola, qui e ora, cogliendo nella passione pedagogica del maestro l'essenza più autentica del Cristianesimo, inteso quale racconto di sguardi che, incrociandosi, si prendono cura l'uno dell'altro”. Un libro che è una biografia del priore di Barbiana, ma è al tempo stesso molto di più. Certo, possiamo seguire da vicino la sua vicenda umana, a partire dalla nascita, nella Firenze degli anni '20, che lo vede rampollo di una famiglia agiata, dal patrimonio immobiliare considerevole e dalla raffinata cultura. Possiamo poi accompagnarlo idealmente a Milano, luogo della fallita vocazione pittorica, o a Montespertoli e Castiglioncello, fino all'approdo di San Donato di Calenzano, che lo vede in azione nella prima scuola popolare da lui fondata. Ma soprattutto lo ritroviamo a Barbiana, “penitenziario ecclesiastico”, borgo remoto dell'Appennino toscano che sarà il luogo della sua rivoluzione pedagogica. Come non ricordare la lettera a quella professoressa che respingeva i suoi alunni, ma prima di tutto li intimidiva, e le figure emblematiche di Pierino e Gianni, veri simboli dell'alunno privilegiato e di quello eternamente respinto.
L'approccio di Affinati, tuttavia, e la sua originalità, sta nel fatto che non c'è solo la storia di don Milani, ma anche la ricerca, per così dire, della sua eredità, di quel che resta oggi della sua esperienza di vita. 
“Oggi i ragazzi di Barbiana vengono dall'Afghanistan, dalla Nigeria, dal mondo slavo. Hanno alle spalle detriti, macerie e relitti, eppure quando ridono sembrano aver dimenticato tutto. L'esempio di Barbiana torna a imporsi in chiave multiculturale per favorire una vera integrazione, che dovrebbe combattere anche le fragilità degli adolescenti italiani spesso inebriati dai miti del successo, della bellezza e della sanità”.
Eraldo Affinati attinge così costantemente alla propria esperienza personale, ai propri diari di viaggio intorno al mondo, con un originale uso della seconda persona. Un libro colto, un impasto sapiente che miscela riferimenti letterari e cinematografici in un insieme ricco e affascinante, un andamento narrativo che si nutre di questi richiami, classici e moderni, che traggono lo spunto e la loro ragione di essere dalla vastissima cultura dell'autore, ma che non sono mai fuori luogo, in quanto si collegano per ideale associazione di idee al testo narrato.


Un libro utile anche, e forse soprattutto, per riprendere piena coscienza della portata della rivoluzione di don Milani e delle sue affermazioni che all'epoca furono come “fulmini e dinamite” e che oggi vengono spesso citate ma, forse, non sufficientemente comprese.

domenica 8 gennaio 2017

Curiosità storiche: Teodora, da attrice a imperatrice





Il grande mosaico di San Vitale, a Ravenna, ci mostra l'imperatrice Teodora in tutto il suo splendore e la sua potenza, vestita di abiti sfarzosi e coronata di gemme preziose. Moglie dell'imperatore Giustiniano, fu una delle donne più potenti e decise dell'antichità, ma ebbe delle origini decisamente umili, da cui seppe risollevarsi grazie alle sue capacità e alla sua bellezza. La sua prima apparizione sul palcoscenico della Storia la fece alla giovanissima età di 10 anni, nel Kyneghion (il Circo) di Costantinopoli. Era un giorno di aprile del 510, data fissata per l'inizio dei Giochi Annuali.
Gli spettatori, che attendevano l'ingresso di leoni e orsi per assistere alle loro lotte con i cacciatori, assistettero invece a uno spettacolo inaspettato. Quando i cancelli dell'Anfiteatro si aprirono, infatti, invece delle belve, avanzarono tre bambine, precedute dalla madre, che si rivolsero al pubblico con parole supplichevoli e sguardi mesti. Una di quelle bambine era Teodora. Fu la madre a prendere la parola e a spiegare le ragioni di quel gesto eclatante.
Un funzionario corrotto, togliendo il lavoro di ammaestratore di orsi al patrigno delle ragazze per darlo a un suo protetto, aveva gettato la famiglia sul lastrico. Esse supplicavano e chiedevano aiuto di fronte allo spettro della povertà e, in quel caso, la loro supplica ebbe successo.

Fu forse proprio per sfuggire alla povertà, che continuava a perseguitarli, che, qualche anno dopo, la madre avviò le figlie alla carriera di attrici. Teodora così, fin da ragazzina, fu abituata a calcare le scene, recitando nei “mimi”, spettacoli molto popolari, ma caratterizzati da battute e lazzi spesso osceni. Lo stesso abbigliamento della giovane, durante gli spettacoli, non seguiva le regole della decenza e del pudore dell'epoca, ma il suo successo era indubbio e molto remunerativo. La fama di Teodora crebbe a dismisura, tanto che le sue esibizioni vennero accolte anche nei palazzi del potere. 
Qui Teodora conobbe il giovane Giustiniano, futuro imperatore. I due si innamorarono l'uno dell'altro e si sposarono. Quando il marito diventò imperatore, lei potè fregiarsi del titolo di “augusta”. Si compiva così il destino della ballerina e attrice di “mimi” diventata imperatrice. Da quel momento, Teodora accompagnò e sostenne il marito, spesso risolvendo, con astuzia, situazioni delicatissime, come in occasione della rivolta della Nika. Ma questa è un'altra storia.

mercoledì 4 gennaio 2017

100.000 visualizzazioni! Grazie a tutti!






Lettore di Provincia festeggia le prime 100.000 visualizzazioni. Un traguardo importante, da condividere con voi tutti, lettori, che mi seguite con costante interesse ormai da alcuni anni.
Soprattutto è uno sprone a fare sempre meglio e a cercare di migliorarsi costantemente. Se avete suggerimenti, indicazioni, appunti da fare, siete liberi. Potete commentare qui sotto e speriamo che sia solo l'inizio di un lungo percorso... all'insegna della lettura e della cultura.

martedì 3 gennaio 2017

Giovedì sarò ospite su Radio Agorà 21... seguitemi!





Giovedì sera alle ore 20 sarò ospite, in diretta, a questo programma radiofonico su Radio Agorà 21, web radio di Orbassano, per parlare di libri. Se volete seguirmi, collegatevi a questo link... 

Grazie mille a Stefania per l'invito! 

lunedì 2 gennaio 2017

I grandi incipit della letteratura: "Il Piacere" di Gabriele D'Annunzio





Voglio ricominciare, cari lettori, a proporvi i grandi incipit della letteratura. Dopo La metamorfosi, Il deserto dei Tartari e Il fu Mattia Pascal, è oggi la volta del Piacere di Gabriele D'Annunzio. Il romanzo, scritto nel 1889 a Francavilla al Mare e pubblicato da Treves, introdurrà in Italia il Decadentismo e l'Estetismo, attraverso la figura di Andrea Sperelli, alter-ego di D'Annunzio.




L'anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel cel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di Maggio. Su la piazza Barberini, su la piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorio confuso e continuo, salendo alla Trinità de' Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato. Le stanze andavansi empiendo a poco a poco del profumo ch'esalavan ne' vasi i fiori freschi. Le rose folte e larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato slargandosi in guisa d'un giglio adamantino, a similitudine di quelle che sorgon dietro la Vergine del tondo di Sandro Botticelli alla Galleria Borghese. Nessuna altra forma di coppa eguaglia in eleganza tal forma: i fiori entro quella prigione diafana paion quasi spiritualizzarsi e meglio dare imagine di una religiosa o amorosa offerta. Andrea Sperelli aspettava nelle sue stanze un'amante. Tutte le cose a torno rivelavano infatti una special cura d'amore. Il legno di ginepro ardeva nel caminetto e la piccola tavola del tè era pronta, con tazze e sottocoppe in maiolica di Castel Durante ornate d'istoriette mitologiche da Luzio Dolci, antiche forme d'inimitabile grazia, ove sotto le figure erano scritti in carattere corsivo a zàffara nera esametri d'Ovidio. La luce entrava temperata dalle tende di broccatello rosso a melagrane d'argento riccio, a foglie e a motti. Come il sole pomeridiano feriva i vetri, la trama fiorita delle tendine di pizzo si disegnava sul tappeto. L'orologio della Trinità de' Monti suonò le tre e mezzo. Mancava mezz'ora. 
Andrea Sperelli si levò dal divano dov'era disteso e andò ad aprire una delle finestre; poi diede alcuni passi nell'appartamento; poi aprì un libro, ne lesse qualche riga, lo richiuse; poi cercò intorno qualche cosa, con lo sguardo dubitante. 
L'ansia dell'aspettazione lo pungeva così acutamente ch'egli aveva bisogno di muoversi, di operare, di distrarre la pena interna con un atto materiale. Si chinò verso il caminetto, prese le molle per ravvivare il fuoco, mise sul mucchio ardente un nuovo pezzo di ginepro. Il mucchio crollò; i carboni sfavillando rotolarono fin su la lamina di metallo che proteggeva il tappeto; la fiamma si divise in tante piccole lingue azzurrognole che sparivano e riapparivano; i tizzi fumigarono. Allora sorse nello spirito dell'aspettante un ricordo. Proprio innanzi a quel caminetto Elena un tempo amava indugiare, prima di rivestirsi, dopo un'ora di intimità.."

domenica 1 gennaio 2017

Debito d'onore, un avvincente urban-fantasy che strizza l'occhio alla Valtaro





Abbiamo già parlato su questo blog di Angelo Berti, e del suo libro Le preghiere di una madre, un romanzo in cui affrontava una vicenda legata alla storia della sua famiglia. Si trattava, per tanti aspetti, di un volume anomalo all'interno della sua produzione letteraria, visto che Berti è noto al grande pubblico soprattutto come autore legato al genere Fantasy. Proprio in questa veste l'abbiamo ospitato nei giorni scorsi in Biblioteca Manara a Borgotaro, per la presentazione del suo ultimo libro “Debito d'onore”. Il libro, pubblicato sotto lo pseudonimo di A. P. Hughes, è un avvincete urban-fantasy che vede come protagonista Asenath, che di lavoro fa la rappresentante di testi legali, ma nutre la passione per l'occultismo.
L'insegna di una libreria di Reggio Emilia, “Miskatonic University”, non può che attirare la sua attenzione, visto che rimanda alle opere di Lovecraft e Asenath Waite è l'unica donna iscritta a quella università nata dalla fantasia dell'autore di "Le montagne della follia".
Sugli scaffali, la copia di “Debito d'onore” attira la sua attenzione. Con un escamotage che richiama la “Storia Infinita”, Berti ci racconta di un libro che è lo stesso che abbiamo tra le mani, e ci coinvolge maggiormente nella lettura. Un'iscrizione, trovata sulle decrepite mura del castello di Pietramogolana, si rivelerà un varco per riportare in vita un demone, Tomaso da Zapodio, che ha svolto un ruolo centrale nella guerra civile tra Costerbosa e Platoni che ha insanguinato la Borgotaro del '400. “Questa cella sotto il mastio sarà la tua prigione fino alla morte, che giungerà per fame e sete”, le parole di una sentenza definitiva di dannazione eterna, per un uomo la cui crudeltà superò quella di tutti gli altri, che pure erano descritti come “tigri non uomini”.
Da qui prende le mosse un racconto ricco di colpi di scena, che vedrà affrontarsi streghe e demoni, esseri richiamati ad una vita che non desiderano, ma che bramano di ritornare indietro da dove sono venuti. Se un ruolo centrale nella vicenda lo svolgerà anche Alexandro, che richiama un personaggio storico realmente vissuto a Ravenna e dal destino tragico, di certo la figura più complessa del romanzo è senza dubbio proprio Asenath. Una donna sola, senza un uomo al suo fianco, desiderosa d'amore, ma al tempo stesso concentrata su altri obiettivi. Una figura dissociata, per tanti aspetti, ancora non del tutto conscia di se stessa, che aspira a un ruolo nel mondo dell'occulto, ma non sa di essere già destinata a un destino ben preciso. Fragile per certi aspetti, ma altrettanto decisa e volitiva, è il vero perno su cui gira tutta la vicenda.
Un romanzo che trae nutrimento dalla storia e se ne serve a fini narrativi ma che, dove i documenti latitano, trova praterie dove far correre la fantasia. L'Emilia-Romagna e le sue città, che l'autore conosce bene, sono lo sfondo, ma anche i co-protagonisti del libro che, come ci rivela alla fine, “è stato un'occasione per dare corpo ai miei ricordi”. Ricordi che vedono come protagonista proprio la Valtaro e Borgotaro: “Quando da bambino salivo con la mia famiglia sulla vecchia 600 che da Chieti doveva portarci fino a pochi chilometri da Borgotaro, sapeva che ci aspettava un lungo viaggio, altrettanto sapevo che all'arrivo avrei trovato un mondo che amavo”. E noi siamo contenti di rivederlo ogni volta che ci viene a trovare, anche per ringraziarlo della grande donazione che la sua famiglia ha voluto fare alla Biblioteca Manara. Migliaia e migliaia di volumi che testimoniano l'amore per la lettura, per la nostra biblioteca e per il nostro paese.