“Savage Lane” di Jason Starr e la reputazione on-line
Jason Starr, nato a Brooklyn, è autore di diversi
best-seller internazionali di genere giallo/noir, ambientati soprattutto nell'area
metropolitana di New York. Molti sono circolati anche in Italia, tradotti da
Meridiano Zero e Fanucci. Uno dei più famosi e senza dubbio interessanti è “The
Follower”, che parla di stalking sul web, non ancora reperibile tuttavia in
edizione italiana.
Ho apprezzato particolarmente, però,
un altro volume di Starr, “Savage Lane”, presentato nella pregevole collana Unorosso di Parallelo45 edizioni, nella traduzione di Barbara Merendoni. Tra
gli aspetti più interessanti di questo lavoro di Starr, c'è una profonda
attenzione per le dinamiche sociali della vita contemporanea, che non possono
di certo prescindere dall'utilizzo del web e dei social network. La trama,
all'apparenza piuttosto comune, mette in scena coppie in crisi e tranquille
cittadine di periferia, di quell'America operosa e benestante fatta di villette
con giardino, pomeriggi al country club e feste lussuose. D'altronde,
Westchester è una delle contee più ricche di New York e Savage Lane, strada
stretta e tortuosa, ne è parte integrante. Una patina dorata di benessere e
felicità che cela, solo in parte, una realtà ben diversa. E se, fin dal primo
sguardo, si nota una certa stanchezza e noia nei rapporti sociali, basta
guardare con maggiore attenzione e si scopre un mondo fatto di incomprensioni e
ipocrisie, di coppie che reggono solo per sfuggire all'onta dell'abbandono e
dell'insuccesso sociale. Tanti burattini che recitano una parte ormai logora in
uno spettacolo di falsità. E' il caso di Mark e Deb, due figli e qualche
problema con l'alcool, che dopo 17 anni non si capiscono più, ma perchè
separarsi? Alla fin fine “anche quando litigavano, o si trovavano in
disaccordo, le cose non andavano poi così male. Non c'erano violenza o problemi
gravi. Avevano una bella vita – vivevano in una bella casa, erano membri del
country club, avevano due figli sani, qualche risparmio, nessun debito. Cosa
potevano volere di più?”
Tutto cambierà con l'entrata in scena del giovane
Owen, figura complessa, dalle mille sfaccettature, che strapperà quel velo di
apparente normalità e farà precipitare la vicenda verso un finale che,
ovviamente, non vi svelo.
Voglio concentrare, però, la mia e la vostra
attenzione su un'altra tra i protagonisti del libro, ossia Karen, la vicina di
casa della coppia, divorziata e desiderosa di rifarsi una vita. Sogno proibito
di Mark, verrà bollata nel quartiere come “poco di buono”, per il fatto di
cercare nuove relazioni sul web su siti di incontri come “Match”.
Quando verrà coinvolta in una rissa, in cui si difenderà dagli insulti di un'altra donna, ripresa con i telefonini, si troverà ben presto esposta agli attacchi del web e dei social, indagata per omicidio senza alcuna particolare prova, se non quella di essere ormai screditata nel sentire comune. Insegnante di sostegno in una scuola, verrà abbandonata dai colleghi e dagli amici, vittima di una sentenza mai emessa.
Anche quando verrà scagionata definitivamente, per
alcuni rimarrà colpevole. Cosa pretendere, d'altronde, se per i più giovani la
realtà è mediata da Facebook, che non è tenero in questi casi, anzi si scatena
in attacchi senza freno, senza pietà.
La stessa Elana, figlia di Karen, invece di stare
accanto alla madre, correrà sui social per vedere cosa dicono di lei, e
condividerlo subito con un amico: “Facebook è un vero casino. Non puoi capire
cosa la gente sta dicendo di mia mamma”.
Riley, figlia della vittima, non crederà mai che Karen
sia innocente e continuerà a ritenerla colpevole, nonostante si sia trovato il
vero responsabile.
D'altronde, se lo ha detto Facebook...
Un volume, questo di Jason Starr, che ci invita a
ragionare su questi aspetti, di stretta attualità, e che ci deve far ripensare
forse all'uso che è stato fatto di questi strumenti “social”, dalle
straordinarie potenzialità, ma da usare con cautela in certi casi.


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