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Curiosità cinematografiche: Jackie Coogan, il "monello" che diventerà zio Fester

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  Capita spesso, al cinema, che giovani o giovanissimi attori riscuotano grande successo. Pochi sono quelli che, però, quel successo riescono a mantenerlo anche in età adulta. Si pensi a Shirley Temple, « riccioli d’oro » , solo per fare un esempio, che venne presto dimenticata dai registi. Tra i casi degli attori che sono riusciti a mantenere, o comunque, a ritornare al successo anche decenni dopo, si ricorda Jackie Coogan (1914-1984). Protagonista “bambino” all’epoca d’oro del cinema muto, è l’interprete de « Il monello » di Charlie Chaplin all’età di soli 7 anni. Siamo nel 1921. In breve tempo divenne una vera e propria star dell’epoca.  Quel personaggio, quel bambino povero, abbandonato e desideroso d’affetto colpì al cuore una società straziata dal dramma della prima guerra mondiale. Diventa il protagonista delle prime pubblicità di prodotti alimentari, giocattoli, cancelleria. L’anno successivo sarà « Oliver Twist » (diretto da Frank Lloyd), e il successo si rinnova pe...

Pluto, Betty Boop, l'Angelo azzurro e il Falcone maltese: liberi da copyright da gennaio 2026

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Negli USA il copyright scade 95 anni dopo la data di uscita, per le opere pubblicate dopo il 1923 (ma prima del 1977). Facendo un semplice calcolo, a gennaio 2026 si "liberano" e diventano di "pubblico dominio" prodotti dell'ingegno come film, libri, cartoni animati usciti nel 1930.  Potranno quindi essere riprodotti, riutilizzati, ristampati senza chiedere il permesso agli eredi e senza costi. Inoltre, come già accaduto in passato, i creatori potranno sbizzarrirsi creando anche versioni alternative.  D opo le versioni horror ispirate a Peter Pan, Bambi, Winnie The Pooh e Braccio di Ferro, è già in lavorazione in vista dell'uscita nel 2026 un altro film dell'orrore basato sulla prima Betty Boop. Quali sono le opere che escono dal copyright nel 2026? Ecco un elenco molto sommario. Cartoni animati: La prima versione del cane Pluto (allora si chiamava Rover) e di Betty Boop, nuovi numeri di Mickey Mouse (Topolino) Cinema: "L'Angelo azzurro" e ...

Poesia in musica: Fabrizio De Andrè - La canzone di Marinella

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Riprendo oggi, con questo post, un tema molto amato dai lettori del blog, che è quello delle "Poesie in musica". Il testo di oggi, come spesso accade con le canzoni di De Andrè, è una vera e propria poesia. Lo si nota già dalla struttura ritmica, caratterizzata dalla regolarità delle rime baciate (AA-BB-CC-DD ecc.), che la rende particolarmente orecchiabile e gradevole. I contenuti, poi, narrano una vicenda struggente, un racconto senza tempo, che vede come protagonista la sfortunata Marinella, che visse "solo un giorno, come le rose", ma la cui vicenda è sfuggita all'oblio, proprio grazie alle note di Faber. Sembra una leggenda, ma l'autore ci tiene a sottolineare, fin dall'inizio, che si tratta di una storia vera. Si narra che De Andrè, a 15 anni, avesse letto su un giornale della storia tragica di una prostituta assassinata e gettata nel Tanaro. Forse lo spunto fu quello, anche se la canzone la vede scivolare da sola nel fiume, "chissà come"...

Come cambiò Piacenza ai tempi del Fascismo? Un viaggio nell'urbanistica del Ventennio

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  Come è cambiata la città di Piacenza, dal punto di vista urbanistico, durante gli anni del Fascismo? Il volume “ Piacenza littoria” , recentemente edito a cura di Interlinea edizioni, e curato da Francesca Albani e Matteo Gambaro, risponde a questa domanda attraverso un dettagliato lavoro di ricerca storica e un ricco apparato iconografico. Il libro rientra in una serie editoriale dedicata allo studio dell'architettura e delle trasformazioni urbanistiche, nonché politiche e culturali che hanno interessato le città italiane nel Ventennio fascista. Il volume ha il patrocinio della Provincia di Piacenza e dell’Ordine degli Architetti di Piacenza. «Attraverso una serie di approfondimenti, il volume affronta i temi principali che portarono, tra gli anni venti e quaranta del Novecento, alla definizione della nuova immagine di una città che, sebbene di provincia, riuscì fin dalle sue origini, grazie alla favorevole posizione geografica e all’indole dei suoi abitanti, a inserirsi nei pr...

Giuseppe Ungaretti e quelle sue riflessioni così attuali sul futuro della poesia e della società

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  Da qualche anno a questa parte, le dinamiche del mondo letterario riservano ingiustamente alla poesia un ruolo marginale. Non si discute in questo caso del valore della poesia in sé, da tutti riconosciuto, quanto dell'aspetto meramente commerciale. La maggioranza dei lettori predilige il genere romanzo e gli editori assecondano volentieri i loro gusti. Basti pensare che nel rapporto sul mercato del libro 2019 in Italia, pubblicato dall'AIE (Associazione italiana editori), laddove si parla di generi letterari, la poesia non risulta neppure citata . Si parla di narrativa (italiana o straniera) di “non fiction specialistica” (libri di psicologia o filosofia ) e di “non fiction generale” (politica e attualità, divulgazione scientifica, costume). Altrove si parla dei libri per bambini e ragazzi, ma di poesia neanche l'ombra. Ripensavo così ad una riflessione del grande poeta Giuseppe Ungaretti di cui quest'anno, peraltro, ricorre il 55° anniversario della morte, occorsa ...

Don Ferrante, il negazionista dei “Promessi Sposi”

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  Gli autori “classici” della letteratura spesso ci consegnano figure di personaggi emblematici, frasi o concetti che, anche a distanza di tempo, ci ritornano in mente e ci portano prima a rievocare con la memoria le letture fatte e poi, come diretta conseguenza, a rileggere quelle pagine che avevamo, in parte, dimenticato. La rilettura, inoltre, aggiunge spunti ed elementi di riflessione che, magari a primo acchito, ci erano sfuggiti o non ci avevano colpito particolarmente. In questi anni in cui la tragica epidemia da Covid che ci ha investito sembra ormai solo un ricordo, ripensavo alla figura di Don Ferrante, un personaggio che, nei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, ha un ruolo secondario eppure, per certi aspetti, merita di essere ricordato perché è, in un certo qual senso, ancora attuale. Si tratta di un nobiluomo milanese che ha accolto nella sua casa Lucia dopo che la stessa è stata liberata dal castello dell'Innominato. Come noto, il crudele bandito si era conv...

Filinnio, la prima "non morta" della storia della letteratura

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  L’antico scrittore Flegonte di Tralle (II secolo d.c.) nel suo « Libro delle meraviglie » racconta una vicenda inquietante, a mezzo tra la leggenda metropolitana e il racconto di fantasmi, che ha per protagonista Filinnio, una «non morta» ante-litteram. Questo libro rientra in un genere particolare, che nell’antichità mirava a raccogliere meraviglie naturali o, talvolta, soprannaturali. Qualcuno ha parlato della prima Vampira della letteratura, anche se del vampiro ha ben poche caratteristiche. Ecco il racconto:   Ipparco, un magistrato della città greca di Anfipoli, non lontano dall'odierna Salonicco, aveva informato il suo superiore di un fatto incredibile che era accaduto qualche tempo prima. Una ragazza, di nome Filinnio, era morta prematuramente dopo le nozze. I genitori Carito e Demostrato, disperati, l'avevano sepolta nella tomba di famiglia.  Sei mesi dopo, però, la fanciulla misteriosamente era risorta dalla tomba e, durante la notte, era ritornata nella propri...

Il borgotarese Albert Bonici che lanciò i Beatles in Scozia

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  Nel 1892, all’età di 14 anni, Giuseppe Bonici emigrava in Scozia per andare a fare il gelatiere a Inverness. Si sposò poi con Angela Leonardi, dalla quale ebbe tre figli: Alberto (1920) , Adolfo (1929) e Rosanna (1933). Gli affari per la famiglia andavano più che bene, tanto che il primo figlio venne educato nel St. Joseph’s College, quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale. Giuseppe rientrò in Italia con i due figli minori, mentre Alberto e la madre restavano in Scozia. Forse per motivi di sicurezza (all’epoca gli italiani non erano molto ben visti), i due si spostarono da Inverness a Elgin piccolo paesetto del nord-est scozzese, dove un cugino aveva un locale: il Park Cafè. Mentre il padre apriva un bar-gelateria a Borgotaro, in via Montegrappa (quello stesso che in seguito gestiranno la Dina e la Tina Azzali), Alberto, dopo aver fatto un corso da ingegnere, tentava qualche affare, poi avendo conosciuto un bravo musicista che si trovava a Elgin per convalescenza, iniziò ad org...

Il terribile terremoto del 1834 in Valtaro

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  Tempo fa mi era capitato di leggere, in due diverse pubblicazioni, il resoconto di un terremoto che aveva duramente colpito la Valtaro nel 1834. Non sono rari gli scritti del passato in cui si raccontano simili fenomeni, talvolta anche con dovizia di particolari. In questi giorni, però, in cui tutti abbiamo ancora in mente il tragico sisma che ha recentemente colpito l'Emilia Romagna, ho pensato di andarli a rileggere e di proporli alla vostra attenzione... Il primo scritto (tratto dall'”Araldo della Madonna di S.Marco”), è opera dell'allora parroco di Pieve di Campi, che scrive: “Il giorno 14 febbraio 1834 un terremoto orrendo, che durò circa 10 o 12 secondi. scosse e spaventò quasi tutte queste montagne e in modo speciale danneggiò Borgotaro, Pontremoli, Guinadi e Ceppin-Pontolo. In questa parrocchia (cioè Pieve di Campi) si contarono più di trenta scosse, a Borgotaro ne sentirono più di cento. Io ero solo in una stanza in tempo del lungo e tremendo crollo e non mancai ...

Borgotaro: breve storia della Chiesa dei battuti

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  La Chiesa dei Battuti, o Oratorio della Confraternita dei Disciplinati, era situata all’angolo tra via Nazionale e la piazza del Castello. Non sappiamo l’anno preciso in cui fu eretta, ma la sua origine era senz’altro antichissima. Di sicuro esisteva già nel ‘500, ma alcuni la fanno risalire fino al ‘300. I membri della Confraternita, spesso appartenenti alla nobiltà locale, erano detti battuti perché erano soliti flagellarsi, battersi la schiena con fruste o verghe, in segno di penitenza. Per lungo tempo gestirono anche l’ospedale, che fino a metà ‘700 aveva sede nel loro edificio. Dopo una storia secolare, la Chiesa fu demolita nel 1934. Molti elementi dell’antico Oratorio, tuttavia, furono recuperati e riutilizzati, e sono visibili ancora oggi. Le colonne in pietra arenaria del porticato, ad esempio, sono state collocate nel muretto di cinta della villetta situata al n.13 di via Piave. Due piccoli stemmi furono collocati sullo scalino d’ingresso della casa di via Corridoni n.5...

Breve storia del castello di Borgotaro

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   Il castello di Borgotaro si ergeva maestoso a fianco della chiesa parrocchiale di Sant'Antonino, all'angolo della cinta muraria che difendeva il paese, di cui era parte integrante. Non sappiamo quale fosse la sua struttura originaria, e non si conosce la data precisa della sua costruzione, ma si può farla risalire, con buona approssimazione, al XIII° secolo. Certo è che il castello subì importanti e decisive modifiche nel corso del XV° secolo. Nel 1429 il paese di Borgotaro passò sotto il controllo di Niccolò Piccinino, famoso Capitano di ventura, a cui si deve, secondo alcuni storici, anche l'ampliamento e il rafforzamento del castello. Successivamente, alla fine del secolo, Obietto Fieschi ne ordinò la ricostruzione, affidandola al maestro comacino Martino da Lugano. A pianta quadrangolare, il fortilizio aveva una struttura particolarmente massiccia e si trovava in posizione sopraelevata, idonea ad essere difesa. Una sua caratteristica peculiare era quella di essere co...

La fabbrica di cioccolato a Parma, un libro “nutriente” in senso culturale

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Tutti sanno che il cioccolato, in Europa, è arrivato solo con l'era moderna. Cristoforo Colombo scrive, in una sua lettera, di aver assaporato un liquido amaro e stordente che gli “indiani”, come gli chiamava lui, che era convinto di trovarsi nelle Indie, definivano “la bevanda dei re”. A scoprire le caratteristiche energetiche del cioccolato e le sue proprietà fu però Hernàn Cortès, conquistatore spagnolo. Una volta giunta in Europa, in verità, questa “spezia” risultava difficile da usare, visto che i cuochi dell'epoca la utilizzavano specialmente con la selvaggina, senza capire veramente di che farsene. Saranno i Francesi a coglierne le potenzialità e a trasformarla in un cibo delizioso. Dalla Francia, il cioccolato giunse poi anche a Parma alla corte dei Farnese e, in seguito, dei Borbone. Una storia interessante, che viene presentata nel libro “La fabbrica di cioccolato a Parma. 50 ricette dolci e salate” (Parma, MUP, 2015). Un volume che è anche un libro di ricette, se...

Della fatal quiete: Beppe Giampà e la poesia in musica

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  Le poesie più famose di Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli e Dino Campana riprendono vita e diventano canzoni nell'album "Della fatal quiete” del cantautore Beppe Giampà. Il disco contiene dieci poesie-canzoni e il singolo che dà il nome alla raccolta mette in musica il sonetto “Alla Sera” di Ugo Foscolo. Beppe Giampà non è nuovo a questi progetti di contaminazione musico-letterari. Basti ricordare che ha già messo in musica alcune poesie di Cesare Pavese, contenute nel libro “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, e altri testi di Italo Calvino. Altrettanto originale è il modo scelto per raccogliere i fondi necessari all'incisione del disco, che è stato finanziato attraverso una campagna di crowdfunding. Le ragioni di questa scelta vengono spiegate dallo stesso autore sul sito dedicato all'iniziativa: “Il Crowdfunding perché credo nella collaborazione con persone che condividono con me l’amore e l’importanza per la cultura, troppo spes...

Cicerone e le chat: i messaggi "abbreviati" esistevano già nell'antica Roma

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  Spesso si pensa che le abbreviazioni nei messaggi scritti, ricevuti e inviati, siano una novità piuttosto recente e siano legate soprattutto all'uso negli sms prima e, in seguito, nelle chat di WhatsApp o, più in generale, sui social. Da c6 a bn, da qlcs a cmq, passando per tvb e xkè, c'è stato materiale a sufficienza per far storcere il naso ai linguisti e, in generale, agli amanti della lingua italiana. Se l'uso delle abbreviazioni negli sms era legato alla necessità di restare all'interno del numero ridotto di caratteri consentiti dal sistema, oggi il loro uso è diventato parte del codice stesso e del rituale di un certo tipo di comunicazione, a cui si sono aggiunte anche le emoji e, da qualche tempo, la possibilità di creare anche un proprio avatar nei messaggi su Facebook. Cose più o meno note a tutti, su cui è inutile dilungarsi. Meno noto è il fatto che, già nell'antica Roma, si era soliti usare abbreviazioni simili alle nostre nelle lettere personali. L...