lunedì 27 agosto 2018

Un'intervista in cui parlo del Premio letterario "La Quara"





Due giorni fa si è tenuta la cerimonia conclusiva della 5^ edizione del premio letterario "La Quara". Un premio di cui sono stato l'ideatore nel 2014. Nei prossimi giorni vi fornirò un resoconto più dettagliato del pomeriggio del 25 agosto, ma oggi vi voglio proporre il link a un'intervista che mi è stata chiesta dal blog del premio. 
Poche, significative domande per ricordare come tutto è iniziato, i successi di questi anni e le prospettive per il futuro. Rispondere mi ha riportato alla mente, in una rapida carrellata, tanti piccoli e grandi episodi di questi anni, dall'idea originaria, accolta con grande entusiasmo da tutti, alle difficoltà nel reperire i primi sponsor. Cinque anni che sono volati, con un unico comun denominatore, la passione determinante e bruciante per la cultura e la lettura, che ci hanno portato fino a qui. Ma ora, lasciamo spazio all'intervista che potete leggere integralmente cliccando qui sotto:

giovedì 23 agosto 2018

Sulle tracce di Ettore Petrolini, grande attore dei primi del '900


In questi giorni di fine agosto, mettendo ordine nella libreria di casa (impresa titanica, che non concludo mai!) mi è venuto tra le mani un libricino della vecchia serie "100 pagine - 1000 lire" della Newton Compton dedicato al grande attore Ettore Petrolini: "Macchiette, lazzi, colmi e parodie".
Il ritrovamento del libricino, acquistato ai tempi dell'Università, è stato l'occasione per rileggerne i contenuti e, visto che mi sono accorto di conoscere poco Petrolini, per cercare di approfondirne l'opera. Adorato dal pubblico dei suoi tempi, come spesso accade, oggi è quasi dimenticato, anche se sono moltissimi gli attori che lo citano tuttora, mettendo in scena alcuni dei suoi personaggi più grandi. A mo' d'esempio, basti citare Gigi Proietti che, anche nel recente programma televisivo "Cavalli di battaglia", ha dimostrato quanto si ispiri all'opera di Petrolini.
Ettore Petrolini, nato a Roma nel 1884, è stato il maggiore esponente di quella forma di Teatro, considerata di minor rilievo, che era il cosiddetto teatro di varietà o avanspettacolo. Adolescente ribelle, fu rinchiuso in riformatorio dai famigliari che speravano di placarne il carattere. Dopo questa dura esperienza, già a 15 anni lasciava la casa paterna per dedicarsi al teatro. Si esibirà al Gambrinus e al Morfeo di Roma, ma sarà l'incontro con Ines Colapietro, destinata a diventare la sua compagna, a spingerlo al primo vero successo della sua carriera, ossia la nascita della coppia Loris-Petrolini. Ettore aveva solo 20 anni.
In quegli anni la coppia si esibirà persino in Sudamerica: Argentina, Brasile e Uruguay.
Ben presto l'arte di Petrolini si rivelerà nella creazione di macchiette irresistibili: Oh Margherita, parodia del Faust, Giggi er bullo, Fortunello, che riscosse l'entusiasmo addirittura dei Futuristi. Ma il personaggio che più ha caratterizzato Petrolini è stato quello di Gastone, presa in giro dei decadenti divi del cinema muto, che è stato ripreso negli anni anche da Alberto Sordi e Gigi Proietti.




Ma Petrolini non fu solo questo, visto che fu anche poeta surreale, grande conoscitore e deformatore della lingua italiana. Eccone alcuni esempi:

Ti à piaciato?

Petrolini è quella cosa
che ti burla in ton garbato,
poi ti dice: ti à piaciato?
se ti offendi se ne freg.

I salamini

Ho comprato i salamini e me ne vanto
se qualcuno ci patisce che io canto
è inutile sparlar
è inutile ridir
sono un bel giovanottin

sono un augellin...

E come non citare le sue canzoni? Basti pensare a Tanto pe' cantà, famosissima anche oggi, soprattutto dopo l'interpretazione di Nino Manfredi. Senza dimenticare che fu colui che, onorato da Benito Mussolini di una medaglia, ringraziò con uno sbeffeggiante "E io me ne fregio" (scoperta parodia del motto fascista "E io me ne frego"). 
Spero di avervi invogliato a conoscere meglio Petrolini. Ne vale la pena! A presto!


martedì 21 agosto 2018

I grandi incipit della letteratura: Cent'anni di solitudine di G. García Márquez



Voglio riprendere oggi, cari lettori, la tradizionale rubrica del "Lettore di provincia" dedicata ai grandi incipit della letteratura. Lo spirito della rubrica è sempre lo stesso, quello di proporre le prime battute di un capolavoro della letteratura mondiale che, per diverse ragioni, ha entusiasmato i lettori attraverso le generazioni. Classici tra i classici, che molti di voi avranno già letto integralmente, ma che fa sempre piacere riprendere in mano. Un invito alla lettura caloroso, invece, per chi ancora non ha avuto l'occasione di sfogliarli.
Oggi vi propongo "Cent'anni di solitudine" di G. García Márquez. Pubblicato nel 1967, scritto nell'arco di 18 mesi, ma meditato per 15 anni, è un libro complesso, ma con i tratti tipici del capolavoro. Un linguaggio portentoso e un'invidiabile fantasia sostengono Márquez nella creazione della città di Macondo, vero paradigma della solitudine, che vive e cresce avvinghiata alle vicende della famiglia Buendìa e, in particolare, a quelle del colonnello Aureliano, figura epica e tragica al tempo stesso. 
Spero di avervi invogliato alla lettura. 
A presto per altri #ClassicidaLeggere!


Cent'anni di solitudine

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era cosí recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. 
Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi e perfino gli oggetti perduti da molto tempo ricomparivano dove pur erano stati lungamente cercati, e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades. “Le cose hanno vita propria”, proclamava lo zingaro con aspro accento, “si tratta soltanto di risvegliargli l'anima”.




lunedì 20 agosto 2018

Coriandoli di storia, tradizioni, leggende, su Facebook



Tra i libri letti nel corso di quest'estate, uno mi ha colpito particolarmente, visto che raccoglie frammenti e briciole di storia del mio paese, Borgo Val di Taro (PR). Si tratta di tanti brevi interventi che l'autore, Giacomo Bernardi, ha pubblicato su Facebook, in particolare nel gruppo dell'Associazione Ricerche Storiche Valtaresi "A. Emmanueli", di cui è presidente. Storie, leggende, tradizioni del passato, personaggi e caricature corredano un volume che merita di essere letto, anche perchè testimoniano la passione di un'associazione che, da oltre 40 anni, si batte per la difesa di queste tradizioni e di tutto quello che fa cultura in un territorio.
Se vi interessa leggere la recensione del libro "Coriandoli di... storia, tradizioni, leggende, attualità... sul web!", ne ho scritto sul mio blog "Letture Social" su L'Espresso.




Lil Miquela, influencer artificiale da 1 milione di follower





I social ci hanno abituato al trionfo dei cosiddetti influencer, personalità che, per varie ragioni, riescono ad orientare i gusti e gli interessi degli utenti. Ci sono casi famosissimi, come quello di Chiara Ferragni, che non ha bisogno di presentazioni, e che hanno costruito dei veri e propri imperi economici su questa loro capacità di gestione dei propri profili Instagram, Facebook ecc.

Cose note a tutti, o quasi, e non ci avrei certo dedicato un post, se non fosse che ci sono casi interessanti e alternativi di essere influencer. E' il caso di Lil Miquela che, all'apparenza, sembra una comunissima adolescente latina appassionata di social network. Non è proprio così, visto che si tratta di una creatura completamente virtuale. Se l'argomento vi interessa, potete leggere quello che ho scritto sul mio blog "Letture Social" su L'Espresso. Cliccate qui per leggere. Buona lettura!

La Verità sul Codice Da Vinci

Bart D. Ehrman, illustre storico americano, ci aiuta a svelare i segreti del libro                                                               


Forse sarà capitato anche a voi, e allora mi capirete al volo, ma spesso per me i giorni di fine estate sono quelli in cui, dopo le dovute vacanze, pian piano mi preparo a rimettermi all'opera e lo faccio spesso mettendo ordine nei cassetti della scrivania e... del computer.
E così, facendo pulizia tra le mail e le cartelle, capita che saltino fuori pezzi scritti tempo fa che, per qualche ragione, non ho mai pubblicato sul blog e sono stati letti solo dai lettori di qualche giornale locale. Talvolta si tratta di argomenti di carattere strettamente contingente che, a distanza di tempo, risulterebbero indigesti, altre volte invece si tratta di recensioni o commenti a libri che, per diverse ragioni, possono risultare ancora interessanti. E' il caso di questa recensione al libro di Bart D. Ehrman "La verità sul Codice da Vinci", che vi propongo oggi. Inutile dire che il libro di Dan Brown ha suscitato e suscita sempre tanti interrogativi, anche perchè la figura di Leonardo da Vinci è una fonte inesauribile di sorprese. Vi avverto fin da subito che la posizione dello studioso è quella di smontare pezzo per pezzo quanto emerge dal romanzo per cui, se la cosa non vi aggrada, sospendete da subito la lettura. Se siete curiosi e amate la ricerca storica, proseguite! A presto amici!



Il libro ha venduto milioni di copie in tutto il mondo; il film ne ha successivamente riproposto i contenuti, accrescendone il successo. Si tratta del Codice da Vinci di Dan Brown. Un romanzo senza dubbio ben congegnato, che va a solleticare la fantasia del lettore: un assassinio, un omicida in libertà, un presunto mistero tenuto celato dalla chiesa, una serie di “verità” sconvolgenti che emergono dalle nebbie della storia.

Come avrete capito, non è mia intenzione discutere il valore letterario del libro. In quanto opera di narrativa, di genere thriller, ha appassionato milioni di lettori in tutto il mondo. I problemi sorgono quando si va ad analizzarne i contenuti. Il lettore, ed in particolare il lettore cattolico, non può non porsi una serie di interrogativi. È vero, per esempio, che l’imperatore Costantino fece distruggere molti vangeli che contenevano verità scomode per la chiesa cristiana dell’epoca? Cosa rivelano i famosi manoscritti del Mar Morto e i rotoli di Nag Hammadi? Cosa c’è di vero in quello che l’autore dice a proposito di Gesù e Maria Maddalena? 

Per fare un po’ di chiarezza sull’argomento, un illustre storico americano, Bart D. Ehrman, docente di Studi religiosi presso l’Università del North Carolina ed esperto di storia del Cristianesimo primitivo, ha pubblicato un interessante volumetto intitolato La Verità sul Codice Da Vinci. In questo articolo cercheremo di seguire da vicino le sue tesi, che ci sembrano molto interessanti.

“In che misura”, si chiede Ehrman, “la parte storica del romanzo è basata sui fatti e quanto sulla fantasia? Quanto c’è di vero nel Codice Da Vinci?” (Bart Ehrman, La Verità sul Codice Da Vinci, Milano, I Miti Mondadori, 2006, p.10).
Nelle pagine del suo saggio, lo studioso mostra come molte delle affermazioni contenute nel libro non siano storicamente verificabili e corrispondano, per usare le sue parole, a veri e propri “errori fattuali”. In vari punti del Codice, secondo la sua analisi, l’autore travisa la realtà storica dei fatti. Ecco qualche esempio.
Sir Leigh Teabing, un personaggio del romanzo, afferma che l’imperatore Costantino fece convocare un grande concilio ecumenico a Nicea, nel 325 d.c., nel corso del quale si discussero molte importanti questioni teologiche, tra cui la divinità di Gesù. Fino a quel momento, a suo dire, Gesù era considerato un semplice profeta, un uomo grande e potente, ma pur sempre un uomo. Secondo Teabing, in quella occasione i vescovi della cristianità votarono proprio per decidere se Gesù dovesse essere ritenuto divino o mortale. Secondo la sua tesi, la divinità di Gesù fu sancita solo dopo aspre discussioni, e con una maggioranza molto ristretta. Esistevano, tuttavia, molti vangeli, e molti resoconti sulla vita di Gesù, che mostravano un Gesù troppo “umano”. Costantino avrebbe approvato solo i quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni), facendo distruggere tutti gli altri scritti. Per puro caso, tuttavia, alcuni manoscritti sarebbero sopravvissuti alla distruzione, per poi riemergere nel corso del nostro secolo, rivelando una sconvolgente verità. Queste, in breve, le argomentazioni di Teabing.
Ehrman le smonta pezzo per pezzo. Il Concilio di Nicea fu effettivamente convocato dall’imperatore Costantino, ma non per decidere se Gesù fosse divino o meno: “tutti i partecipanti […] concordavano già sulla divinità di Gesù, il Figlio di Dio” (op. cit., p.27). Casomai, “oggetto di dibattito era invece come interpretare tale divinità alla luce del fatto che Gesù era anche umano” (op. cit., p.27). Non è stato Costantino, peraltro, a stabilire quali vangeli considerare canonici, ed a sancire il canone del Nuovo Testamento: “la formazione del canone neotestamentario fu un processo lungo, iniziato secoli prima di Costantino e non completato fino a ben dopo la sua morte. E l’imperatore non ebbe voce in capitolo” (op. cit., p.35). La prima definizione certa del canone può essere datata solo alla fine del IV secolo d.c., cinquant’anni dopo la morte dell’imperatore, e si trova in una lettera di Sant’Atanasio, vescovo di Alessandria.
Quanto ai vangeli scartati, i cosiddetti vangeli apocrifi, che presenterebbero un Gesù più umano di quelli canonici, Ehrman osserva: “è tutto il contrario: sono i vangeli del Nuovo Testamento a dipingere un Gesù umano, mentre gli altri si spingono a rappresentazioni sovrumane” (op. cit., p.54).
Nel Codice Da Vinci, inoltre, si fa riferimento a due grandi scoperte archeologiche del ‘900, che a suo dire gettano nuova luce sull’uomo-Gesù: i Rotoli del Mar Morto e la cosiddetta biblioteca di Nag Hammadi. I Rotoli del Mar Morto, però, sono antichissimi documenti riguardanti l’ebraismo e “non contengono vangeli, né alcun documento che parli di Cristo o del cristianesimo” (op. cit., p.38). I documenti di Nag Hammadi sono cristiani e parlano di Gesù: “lungi però dal presentare un Gesù umano, questi documenti sono più interessati alle sue qualità divine”. (op. cit., p.54)
In un altro passo chiave del Codice, si afferma che Gesù era sposato con Maria Maddalena. Per sostenere questa tesi, nel libro viene citato un passo del Vangelo di Filippo, un vangelo apocrifo rinvenuto a Nag Hammadi, in cui si afferma che “La compagna del Salvatore è Maria Maddalena”. Si aggiunge, inoltre, che la parola “compagna”, in aramaico, significa letteralmente “moglie”. È proprio così? Sentiamo Ehrman: “Prima di tutto la parola non è aramaica […], è in realtà un prestito da un’altra lingua […] il greco. Come se non bastasse, poi, la parola originale greca (koinōnớs) in realtà non significa <<sposa>> […] bensì <<compagna>>, ed è comunemente usata per indicare rapporti di amicizia e fratellanza” (op. cit., p.136)
Questi sono solo alcuni esempi tratti dal volume di Ehrman, che ci invitano ad adottare un atteggiamento “critico” nei confronti di certe tesi, che vorrebbero sconvolgere le basi della nostra fede.
Ben più dura la posizione di Umberto Eco che, a proposito dell’autore del Codice Da Vinci, ha detto: “Dan Brown è un mestatore che diffonde false notizie, che si arricchisce con materiale di scarto” (La Repubblica, 20 maggio 2006).

giovedì 14 giugno 2018

Giovannino Guareschi e il carbone a Borgotaro. Ne parlo su Gazzetta di Parma



Curiosando su Google News mi sono imbattuto in un interessante raccontino di Giovannino Guareschi, autore famoso per il "Don Camillo" letterario, da cui sono stati tratti i famosi film con Gino Cervi e Fernadel. 
In questa occasione Guareschi parla nientemeno che del carbone che, secondo lui, dovrebbe trovarsi a Borgotaro. Che novità, direte voi. Quando si parla di Borgotaro, di solito, si parla di funghi. Come mai il carbone? E come asserire che sicuramente ci dovrebbe essere?
Se siete curiosi, a questo link potete leggere il pezzo.
A presto!