domenica 21 agosto 2016

"La Quara", un premio letterario "social"


Il premio letterario "La Quara", giunto ormai alla sua terza edizione, è senza dubbio uno dei concorsi più "social" del panorama letterario nazionale. Innovativo, aperto al futuro, fin dagli esordi è stato promosso largamente attraverso twitter, facebook e google+, oltre che su siti e blog specializzati.
Quest'anno, inoltre, ha fatto la sua apparizione anche su Instagram. Attraverso un contest fotografico, infatti, è stata selezionata la copertina del libro contenente le dieci migliori storie. Gli utenti potevano proporre la loro foto semplicemente abbinandola all'hashtag #premiolaquara.
Un modo di aprirsi ai lettori, di coinvolgerli direttamente, che non poteva non passare attraverso la rete e i social network. Un'apertura alla condivisione e al dialogo che ha permesso di raggiungere una platea sterminata di persone, senza limiti geografici.
Questi gli elementi che caratterizzano questo concorso letterario per autori di Short Stories nato alcuni anni fa a Borgo Val di Taro (PR) e che continua a riscuotere l'interesse di centinaia di autori da tutta Italia e oltre. Alla scadenza, infatti, erano oltre 150 i racconti pervenuti alla Segreteria organizzativa.

venerdì 8 luglio 2016

I grandi Incipit della letteratura: "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati



Il deserto dei Tartari è il romanzo più famoso di Dino Buzzati. Pubblicato nel 1940 lo collocò di diritto tra i grandi scrittori del '900 italiano. Buzzati fu un intellettuale eclettico, e non fu solo scrittore, ma anche giornalista del Corriere della Sera, pittore, drammaturgo e librettista, solo per ricordare le sue principali attività. Impossibile ricordare in breve tutte le sue opere letterarie, che oltre al romanzo lo videro anche straordinario scrittore di racconti.Oggi vi proponiamo l'incipit del "Deserto dei Tartari":


Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione. Si fece svegliare ch’era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò nello specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c’era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo. Era quello il giorno atteso da anni, il principio della sua vera vita. Pensava alle giornate squallide all’Accademia militare, si ricordò delle amare sere di studio quando sentiva fuori nelle vie passare la gente libera e presumibilmente felice; delle sveglie invernali nei cameroni gelati, dove ristagnava l’incubo delle punizioni. Ricordò la pena di contare i giorni ad uno ad uno, che sembrava non finissero mai. Adesso era finalmente ufficiale, non aveva più da consumarsi sui libri né da tremare alla voce del sergente, eppure tutto questo era passato. Tutti quei giorni, che gli erano sembrati odiosi, si erano oramai consumati per sempre, formando mesi ed anni che non si sarebbero ripetuti mai. Sì, adesso egli era ufficiale, avrebbe avuto soldi, le belle donne lo avrebbero forse guardato, ma in fondo ‐ si accorse Giovanni Drogo ‐ il tempo migliore, la prima giovinezza, era probabilmente finito. Così Drogo fissava lo specchio, vedeva uno stentato sorriso sul proprio volto, che invano aveva cercato di amare. Che cosa senza senso: perché non riusciva a sorridere con la doverosa spensieratezza mentre salutava la madre? Perché non badava neppure alle sue ultime raccomandazioni e arrivava soltanto a percepire il suono di quella voce, così familiare ed umano? Perché girava per la camera con inconcludente nervosismo, senza riuscire a trovare l’orologio, il frustino, il berretto, che pure si trovavano al loro giusto posto? Non partiva certo per la guerra! Decine di tenenti come lui, i suoi vecchi compagni, lasciavano a quella stessa ora la casa paterna fra allegre risate, come se andassero a una festa. Perché non gli uscivano dalla bocca, per la madre, che frasi generiche vuote di senso invece che affettuose e tranquillanti parole? L’amarezza di lasciare per la prima volta la vecchia casa, dove era nato alle speranze, i timori che porta con sé ogni mutamento, la commozione di salutare la mamma, gli riempivano sì l’animo, ma su tutto ciò gravava un insistente pensiero, che non gli riusciva di identificare, come un vago presentimento di cose fatali, quasi egli stesse per cominciare un viaggio senza ritorno.

Una breve recensione per Rebeccalibri.it




Ieri, nella sezione "Affinità elettive" del sito Rebeccalibri.it è uscita una mia breve recensione del libro "Codamozza e il professore" (Effatà edizioni), un'originale rivisitazione dei 10 comandamenti, illustrata nientemeno che da Leo Ortolani, autore di Rat-Man. Eccola! 



giovedì 7 luglio 2016

1915, dal football alle trincee





Certe ricorrenze non lasciano indifferenti. A distanza di un secolo dalla Grande Guerra si susseguono le pubblicazioni e i ricordi, di vario genere e di diverso tenore. Una commemorazione che dura da tempo, e che probabilmente proseguirà fino al 2018. Tra le tante che si potrebbero citare, c'è però una pubblicazione che mi ha colpito in modo particolare, visto che pone l'accento su un aspetto tralasciato e quasi sconosciuto di quella storia. Un aspetto che si lega alla storia sportiva del nostro paese, e ricostruisce le vicende di un campionato di calcio un po' particolare, l'unico a venire sospeso, per evidenti ragioni, nel 1915.

Un libro fatto di sport e vicende belliche e diplomatiche, in un intreccio inscindibile.
Il libro in questione è “1915, dal football alle trincee” di Alessandro Bassi (Bradipo Libri editore, 2015). L'autore, nato a Reggio Emilia nel 1973, ha già pubblicato diversi volumi, tra cui “Il football dei pionieri. Storia del campionato di calcio in Italia dalle origini alla I Guerra mondiale”
Nella prima pagina scrive: “Volevo scrivere un libro strano, non convenzionale. Un libro che mettesse in una stessa pagina la storia 'alta' con la storia 'altra'. Un libro che raccontasse anche di come il calcio italiano e il Paese intero siano andati in guerra, tra stati d'animo e aspettative molto differenti in quell'anno fatidico di neutralità e di incessanti trattative su più tavoli”.
L'attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, in cui un attentatore serbo di nome Gavrilo Princip uccideva l'arciduca Francesco Ferdinando e la moglie, avrebbe portato ben presto tragiche conseguenze, precipitando gran parte dell'Europa nell'abisso della guerra. In Italia, nei primi tempi, la vita proseguì normalmente.

venerdì 1 luglio 2016

Il ruolo delle librerie indipendenti e... Parma






Quando si parla di librerie indipendenti si intende quelle che non appartengono a catene o grandi gruppi come, per capirci meglio, Mondadori, Giunti, Feltrinelli o altri. Si tratta di librerie che si fondano sulla passione e l'impegno dei librai, che caratterizzano la loro attività tornando un po' alle origini del mestiere, ossia prendendosi carico di quel ruolo di libraio-lettore, che legge a sua volta e sa consigliare il volume più adatto. Un libraio amico, che ospita tra i suoi scaffali anche i libri degli editori medi o piccoli, che si fa promotore di iniziative culturali, di presentazioni letterarie, reading, svolgendo un'attività fondamentale di promozione e diffusione della lettura.

Un impegno che spesso dà buoni frutti e permette di costruire intorno alla libreria un humus culturale proficuo, che si arricchisce e si rafforza di volta in volta, venendo a fissare una comunità di lettori forti, più o meno grande, che segue e si lascia coinvolgere nelle varie iniziative. Un'esigenza sentita, senza dubbio, che vivifica e rianima i quartieri delle città, dove si fa punto di ritrovo e di discussione, di approfondimento e formazione.


domenica 26 giugno 2016

Twitter, il social network preferito dai potenti della terra






Il dato non stupisce più di tanto, anzi era piuttosto evidente anche ai non addetti ai lavori. Twitter è il social network preferito dai potenti del mondo per comunicare sul web. A dispetto soprattutto di Facebook, quindi, che con il suo miliardo di utenti è il social più utilizzato in assoluto a livello globale, la diplomazia, i leader mondiali e i governi preferiscono i tweet.
Questo è quanto emerge dallo studio Twiplomacy, che ogni anno fotografa la presenza dei grandi della terra sui social network.
Lo studio, condotto da Burson-Marsteller, rileva che twitter è utilizzato da ben 173 capi di stato e di governo.

Continua sul mio blog sull'Espresso (clicca qui)

sabato 25 giugno 2016

Riverberi d'ombra, l'amore di una madre dura per sempre




Un tragico incidente aereo segna un punto di non ritorno nella vita di Sean. La morte della moglie Melissa, affogata nell'Oceano mentre lui si affannava per salvare i figli, è un rimorso schiacciante. 
Torno a prenderti... una promessa, non mantenuta,  che non gli lascia scampo, e ha il potere di cambiarlo, di renderlo diverso. Poco conta la ragione, in casi del genere, e la certezza dell'impossibilità di prendere decisioni lucide, in quei pochi secondi di terrore e panico. Resta la vita con i figli, che però non è più la stessa, e la mancanza di Melissa, e i ricordi dei giorni felici, che fanno male e non ti abbandonano mai.
Non resta che abbandonare tutto e cambiare vita, cercare una casa nuova, in una nuova città. Un piccolo paese dal nome emblematico, Hope, speranza, sembra quanto di meglio per lasciarsi il passato alle spalle e l'ambiente sereno li strega fin da subito. La Luciernaga, poi, la nuova casa, ha un fascino particolare. Costruita agli inizi dell'Ottocento dallo studioso spagnolo Jonas Blanco, è collocata all'interno di uno splendido giardino a cui si accede da un vialetto in ghiaia.
La casa colpisce molto i ragazzi fin da subito, mentre il padre inizia a notare come l'edificio abbia qualcosa di anomalo e, soprattutto la notte, abbia un'aria quasi spettrale. L'inquietudine di Sean trova conferma poco tempo dopo, allorchè sente diffondersi per la casa le note della Sonata al Chiaro di Luna di Ludwig Van Beethoven, il pezzo preferito dalla moglie. Scendendo le scale, in preda all'agitazione, Sean raggiunge la porta della stanza da cui proviene il suono, salvo poi scoprire che all'interno non c'è nessuno. La casa nasconde un segreto inquietante...
L'autore dimostra grandi capacità nel gestire la trama, che lascia senza fiato e riserva più di un brivido al lettore.
Questa, in sintesi, la trama di “Riverberi d'ombra” di Antonio Masseroni (Artemia edizioni, 2016). Masseroni è musicista e scrittore e vive a Roseto degli Abruzzi. Nel 2014 ha pubblicato “La nostalgia dell'acqua”, romanzo d'esordio che ha riscosso successo di critica e di pubblico. Un autore interessante, da seguire, ancora una volta la conferma che ci sono tanti autori emergenti da scoprire. Lo ringrazio per avermi contattato, altrimenti, come spesso accade, mi sarei perso l'occasione di leggere una storia avvincente e gradevole.




venerdì 24 giugno 2016

Intertwine, ovvero scrivere collaborando, on-line





Qualche tempo fa abbiamo parlato, su questo blog, di Wattpad, social community degli scrittori, strumento ideale per chi ha voglia di scrivere e rendere pubblici i propri racconti e romanzi senza necessariamente dover cercare un editore tradizionale.
Oggi vi voglio presentare uno strumento analogo, di nome Intertwine, che presenta però alcune interessanti differenze, che lo rendono attrattivo, originale e molto “social”.

domenica 12 giugno 2016

Storia di Borgotaro: Che fare della vecchia torre del castello?




Mi sono già occupato, su questo blog, del Castello di Borgotaro e dei passaggi che portarono alla costruzione dell'Asilo "Casa del Fanciullo". Oggi voglio aggiungere un altro tassello alla storia di questo maniero che è sempre rimasto nel cuore di tutti i borgotaresi.
Curiosando tra le pagine della “Voce del Taro” del 18 febbraio 1962, mi sono imbattuto in un breve articolo che recava questo titolo: “Sarà abbattuta la vecchia torre del castello?”
Già negli anni '60 infatti, del vecchio castello di Borgotaro, ricostruito per ordine di Obietto Fieschi verso la fine del '400 dal maestro comacino Martino da Lugano, e parzialmente abbattuto nel 1938, rimaneva ben poco.
In particolare, scrive l'autore dell'articolo, “la vecchia torre del castello, che sorge nei pressi della chiesa parrocchiale, sull'area dove fra breve inizieranno i lavori per la costruzione della “Casa del Fanciullo”, è diventata oggetto di commenti fra la popolazione”. E le ragioni sono spiegate poco oltre. Infatti, “enormi crepe che la segnano per tutta la sua altezza ne hanno ormai minato la stabilità, per cui ora l'antica costruzione, oltre a non assolvere ad alcuna necessità, rappresenta un pericolo vero e proprio per i frequenti ed improvvisi crolli di cornicioni e parti di merlature”.
Lì nei pressi, infatti, sorgeva il macello comunale e il Comune “aveva dovuto provvedere a recintare la zona” per evitare pericoli alle persone. Che fare dunque della vecchia torre del castello? Si era contattata anzitutto la Sovrintendenza alle Belle Arti che aveva suggerito “il completo restauro del monumento”, ma ancora l'Amministrazione comunale non aveva deliberato nulla in proposito. Un'altra ipotesi, che pure sembrava riscuotere un forte consenso, era molto drastica: “La maggior parte della popolazione sembra tuttavia propensa ad auspicarne l'abbattimento per evitare l'eventualità di incidenti”.
D'altronde, concludeva tristemente l'autore dell'articolo, del nostro bel castello rimangono ormai solo “pochi ruderi pericolanti”.


mercoledì 8 giugno 2016

Curiosità letterarie: le barzellette di Leonardo da Vinci




Del famoso Leonardo, nato a Vinci nel 1452, si è scritto tanto. La grandiosità della sua figura, che è quella di un genio universale, non ha bisogno di essere richiamata qui. Pochi però sanno che, oltre a dipingere capolavori come la Gioconda e a progettare strumenti innovativi e stupefacenti per la sua epoca, Leonardo scrisse anche un libro di Facezie. Come dire, anche i grandi sanno quando è il momento di scherzare!
A distanza di secoli, sono ancora piuttosto gradevoli e, se proprio non strappano una sonora risata, spesso fanno sorridere. Ve ne proponiamo alcune. Buona lettura e fateci sapere cosa ne pensate lasciando un commento!





Sendo uno infermo in articulo di morte esso sentì battere la porta e domandato uno de' sua servi chi era che batteva l'uscio, esso servo rispose essere una che si chiamava Madonna Bona. Allora l'infermo, alzato le braccia al cielo, ringraziò Dio con alta voce, poi disse ai servi che lasciassino venire presto questa, acciò che potessi vedere una donna bona innanzi che esso morissi, imperocché in sua vita ma' ne vide nessuna.

Uno disse che in suo paese nasceva le più strane cose del mondo. L'altro rispose: « Tu che vi se' nato, confermi ciò esser vero, per la stranezza della tua brutta presenza ».

Fu detto a uno che si levasse dal letto perché già era levato il sole, e lui rispose: « Se io avessi a fare tanto viaggio e faccende quanto lui, ancora io sarei già levato, e però, avendo a fare sì poco cammino, ancora non mi vo' levare ».


Fu dimandato un pittore, perché facendo lui le figure sì belle, che eran cose morte, per che causa avessi fatto i figlioli sì brutti. Allora il pittore rispose che le pitture le fece di dì e i figlioli di notte.

domenica 22 maggio 2016

I grandi Incipit della letteratura: La Metamorfosi di Kafka



La Metamorfosi è il racconto più famoso dello scrittore boemo Franz Kafka (1883-1924), pubblicato per la prima volta nel 1915. Uno dei maggiori scrittori del XX secolo, Kafka ha pubblicato anche, tra le altre cose, "Il Castello" e "Il Processo".



Gregor Samsa, destandosi un mattino da sogni agitati, si trovò trasformato nel suo letto in un enorme insetto immondo. Riposava sulla schiena, dura come una corazza, e sollevando un poco il capo scorse il suo ventre arcuato, bruno e diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima a cui la coperta del letto, ormai prossima a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica. Le gambe, numerose e sottili da far pietà rispetto alla sua normale corporatura, tremolavano senza tregua in un confuso luccichio dinnanzi ai suoi occhi.
Che cosa mi è capitato? pensò. Non era un sogno. La sua camera, una stanzetta di giuste proporzioni, soltanto po’ piccola, se ne stava tranquilla, fra le quattro ben note pareti. 
Sulla tavola un campionario disfatto di tessuti – Samsa era commesso viaggiatore – e sopra, appeso alla parete, un  ritratto, ritagliato da lui – non era molto – da una rivista illustrata e messo dentro una bella cornice dorata: raffigurava una donna seduta, ma ben dritta sul busto, con un cappello e un boa di pelliccia; 
essa levava incontro a chi guardava un pesante manicotto, in cui scompariva tutto l’avambraccio.

I grandi Incipit della letteratura




Vogliamo inaugurare oggi una nuova rubrica fissa, sul nostro blog: I grandi incipit. Quanti romanzi e racconti ci hanno colpito, fin dalle prime righe, e già quelle prime battute ci hanno fatto capire che la storia ci sarebbe piaciuta e ci avrebbe entusiasmato...
Inizi che rimangono impressi nella memoria, gravidi di contenuti spesso premonitori di quello che avremmo trovato nelle pagine a venire. Un grande inizio, d'altronde, contribuisce al successo di un romanzo, perchè invoglia il lettore a proseguire, lo avvolge e lo trascina nelle pagine, fino ad addentrarsi nella narrazione.
Speriamo che questa rubrica vi possa interessare! 
Lasciateci i vostri commenti e le vostre impressioni, oltre a suggerirci, di mano in mano, quale romanzo o racconto ospitare! 
Ve ne saremo grati! Tra poco sarà on-line il primo Incipit, quello della "Metamorfosi" di Kafka! A presto amici! 

lunedì 9 maggio 2016

Wattpad, social Community degli scrittori




Amate scrivere e volete rendere pubblici i vostri racconti e romanzi senza necessariamente cercare un editore? Wattpad fa per voi! Si tratta di una piattaforma, un vero e proprio social per gli amanti della scrittura. Ne parlo sul mio blog "Letture Social" su L'Espresso.

Ecco il link (cliccate qui)

sabato 30 aprile 2016

La macchina umana: Dylan Dog e un incubo Kafkiano





Quando si parla di situazione kafkiana si fa riferimento, come noto, a una situazione paradossale e assurda in cui una persona si trova senza apparente ragione e senza alcuna possibile via di uscita. Si ricordi, in particolare, Il Processo di Kafka, dove il protagonista scopre di essere imputato in un processo senza saperne la causa e, allo stesso modo, senza riuscire mai a capire le ragioni di un tale accanimento, si trova infine ad essere persino condannato a morte.
Analogo sgomento si percepisce nelle pagine del numero di Dylan Dog attualmente in edicola: La macchina umana. In questo caso Dylan Dog si trova a lavorare come impiegato in una grande azienda, la Daydream, che impone ritmi di lavoro logoranti ai lavoratori e li vessa in continuazione, chiedendo straordinari e punendo con durezza chi non rispetta le regole. Chi lascia per primo il posto di lavoro deve compilare pacchi di scartoffie e chi arriva in ritardo, anche di un solo minuto, deve scontare facendo lunghi turni di lavoro extra in una stanza provvisoria, una sorta di cella di isolamento dove si svolgono lavori forzati per recuperare le pratiche inevase.
Il nostro Dylan, immemore di essere stato l'investigatore dell'incubo, si barcamena in questa situazione paradossale e in questo mondo governato dal consumismo, in cui i lavoratori sono solo numeri, quasi fossero rinchiusi in un campo di concentramento.
Per una volta l'horror non sta tanto nei vampiri o nei mostri assortiti che il nostro eroe affronta di solito, ma nel lavoro che snatura l'uomo e lo rende succube. In quel mondo diviso tra delatori e asserviti, Dylan troverà nella giovane Kalyn una possibile ancora di salvezza, che purtroppo si rivelerà illusoria.
Un Dylan Dog che mi ha colpito e mi ha fatto anche riflettere un po', che non è male.
Il richiamo a Kafka ci sta tutto, anche perchè sappiamo che è un autore che ha influenzato molto la scrittura di Tiziano Sclavi, ideatore di Dylan, e che sicuramente trapela anche dalle parole di Alessandro Bilotta, autore dei testi di questo racconto (illustrato da Fabrizio De Tommaso).
Se vi capiterà di leggerlo, fatemi sapere cosa ne pensate.
Di certo è un po' fuori dagli schemi tradizionali della serie.


venerdì 29 aprile 2016

Curiosità letterarie: libri famosi e best-seller “clonati” e parodiati



Sapete che esiste una saga che abbina le opere di Jane Austen agli zombie? Oppure che, invece che al Signore degli anelli, potete appassionarvi al “Signore dei tortelli” o allo “scrobbit”? Oppure, per i più golosi, perchè non preferire Il Codice gianduiotto al ben più noto Codice da Vinci? 
E' cosa nota che il successo espone a parodie, imitazioni, riferimenti più o meno curiosi. Certo è che gli esempi mostrati sopra meritano di essere citati, almeno a titolo di curiosità. Vi presentiamo alcune copertine, i riferimenti bibliografici e alcune note sulla trama. Buon divertimento!






Orgoglio e pregiudizio e zombie (Pride and Prejudice and Zombies) è un romanzo del 2009 di Seth Grahame-Smith che unisce il classico Orgoglio e Pregiudizio (1813) di Jane Austen con elementi tipici dell'horror (in particolare gli zombie). Jane Austen, in copertina, viene accreditata come coautrice del romanzo.
Il romanzo segue la trama originale di Orgoglio e pregiudizio, ma tutta la vicenda si svolge in un universo alternativo in cui l'Inghilterra di inizio Ottocento è infestata da zombie assassini.






Il Codice gianduiotto di Bruno Gambarotta (Morganti editori 2006)
La vicenda si snoda tra una fitta rete di intrighi e mette in scena anche lo scontro tra due Confraternite ai ferri corti e precisamente: la Confraternita del Gianduiotto di antichi natali e, la più recente, Confraternita delle Merendine.
“La Confraternita del Gianduiotto è stata proclamata ufficialmente nel 1808. Secondo un verbale segreto che all’Archivio Storico della città di Torino mostrano a cani e porci, ne facevano parte praticamente tutti gli uomini che hanno fatto il Risorgimento, a partire da Cavour fino all’ultimo degli uscieri di Palazzo Carignano.
Unica eccezione il Re Carlo Felice il quale, quando gli fecero la proposta di entrare a farne parte, rispose con una frase passata in proverbio. Disse: “Non voglio fare la figura del cioccolataio!”.






Il Signore dei tortelli di Joey Luke Bandini (Edizioni Clandestine, 2005)

Il giovane Frisbee, nipote dello scrobbit Cribbio Jogging, viene reclutato dallo stregone Don Gandalfano per partecipare a una mirabolante avventura che lo porterà ad affrontare mille pericoli. Lo accompagnano tre suoi amici: Pippo detto Giuseppe; Ugo detto Venerdì e Felice, per gli amici Felix. Inoltre, Tiger Jack, l'elfo di Mithrilado, Ghibli, il nano di Inzurciùo e due uomini: Archenteron detto Gambelunghe della nobile stirpe dei re nomadi, e Borborigm, l'erculeo guerriero. Riuscirà il nostro eroe a portare a termine la sua pericolosa missione segretissima e tornare a casa sano e salvo assieme ai suoi amici?

mercoledì 27 aprile 2016

Qui giaccio: un serial killer che si ispira a un Canto di Nietzsche




Roma. Il Cimitero Monumentale del Verano è teatro di una serie di omicidi efferati, opera di un serial killer, un imbalsamatore, che opera secondo antichi rituali di cui pochi sono a conoscenza e che, prima di ogni omicidio, recita gli inquietanti versi di una composizione di Nietzsche, il “Canto del Capraio”, che inizia con la formula: 
 “Qui giaccio, malato nelle viscere -
Le cimici mi divorano. E da lassù
Ancora luce e chiasso:
Lo sento, ballano”.
Le indagini, che si rivelano complesse fin da subito, vedono all'opera il commissario Giacomo Negri e Tom Sermon, celebre coroner di Winnipeg, capitato nella capitale, in verità, per godersi qualche giorno di vacanza e costretto, suo malgrado, a impegnarsi in uno dei casi più complessi e pericolosi della sua carriera.
Questi alcuni elementi della trama di “Qui giaccio” di Luigi Schettini (Golem edizioni, 2015), un libro avvincente e agghiacciante, ideale soprattutto per gli amanti del genere, che ti prende dalle prime pagine e ti avvolge, in un crescendo di colpi di scena. Il suo maggior pregio è proprio questo, ed è anche magari il suo limite, quello di essere un libro sconsigliato a chi è di stomaco debole, cosa comune, peraltro, a molti libri di genere thriller e horror.
Dice bene Asia Argento nella prefazione al libro: “La componente psicologica che fa da “colonna sonora” al romanzo è indiscutibilmente il panico, del quale Schettini sembra aver intrapreso un attento ed efficace studio durante la stesura, al fine di suscitarlo al meglio”. L'autore orchestra in modo efficace la trama e ci consegna un libro ben strutturato, in cui domina la figura del protagonista, il serial killer che imbalsama vive le proprie vittime e che, a intervalli regolari, troviamo in scena a parlare in prima persona, e questo crea un effetto notevole sul lettore e lo tiene legato alla pagina, accrescendo la sua curiosità, anche perchè man mano emergono suoi ricordi e riflessioni, che permettono di ricostruire aspetti della sua personalità.
Con un sapiente alternarsi di passato e presente, Schettini ci accompagna verso il finale, che rivela la presenza di intrighi e segreti che coinvolgono le alte sfere della Chiesa, adottando una prosa cinematografica, che si presterebbe bene alla trasposizione sul grande schermo.
Luigi Schettini nasce a Roma nel 1989. E' giallista ma anche insegnante/coreografo hip-hop e attore. Scrive storie da sempre e, all'età di 17 anni, ha dato vita al suo primo romanzo. “Qui giaccio” ha superato le selezioni per il programma RAI “Masterpiece”, dal quale è poi stato escluso poiché si richiedeva che l'autore fosse inedito.




lunedì 25 aprile 2016

Beatrice, social network dell'italiano






Sapete che esiste un social network dedicato espressamente alla difesa della lingua italiana? No?
Si tratta di un'iniziativa della Società Dante Alighieri. Ne parlo sul mio blog "Letture Social" su L'Espresso.
Se volete saperne di più, ecco il link.

A presto!

Letture Social: il mio nuovo blog su "L'Espresso"







E' cominciata una nuova bellissima avventura. Ringrazio L'Espresso e chi dirige il suo sito, M. Pratellesi, per avermi dato questa opportunità. 
Gestirò un nuovo blog, "Letture Social", in cui parlerò di letteratura e soprattutto di social network. Seguitemi!

Per essere indirizzati al blog, cliccate qui: 


A presto amici! 

giovedì 14 aprile 2016

La Rancura: l'eterna sfida tra padri e figli, tra rifiuto ed emulazione



Un titolo particolare, un parola sola, incisiva, che si staglia sulla pagina: Rancura. Un termine colto, raro, usato da Eugenio Montale per descrivere un sentimento che molti figli provano, o hanno provato, nei confronti del padre, per misurarsi con lui, per capirlo, per raccoglierne l'eredità. Un romanzo interessante, “La rancura” di Romano Luperini (Mondadori, 2016) che, seguendo questa suggestione, ci porta ad attraversare quasi tutta la storia del '900, attraverso le vite di tre protagonisti, nonno, figlio e nipote, per intendersi, e che nella sostanza rappresenta soprattutto la storia dei rapporti tra padre e figlio, via via rivisti e interpretati in modo diverso.
A seconda di chi troviamo in scena, infatti, lo stesso personaggio assume varie sfaccettature, è uno, nessuno e centomila, per ricorrere a un facile paragone pirandelliano. Ogni personaggio è, nelle pagine del romanzo, quello che gli altri ritengono che lui sia.


Si pensi a Luigi Lupi, il primo protagonista, maestro elementare e figlio di contadini, che dopo l'8 settembre combatte in Istria alla guida di una formazione partigiana, vivendo giorni di gloria in una zona di confine purtroppo segnata da crimini di guerra e dall'incubo delle foibe. Croce al valor militare e citato in diversi libri sulla guerra partigiana, agli occhi del figlio risulterà invece una figura ingombrante, con cui fare i conti, conti che non si risolveranno mai del tutto, in verità.
Anche le vicende della Resistenza, agli occhi del figlio Valerio, assumeranno un'ambivalenza di fondo, tra curiosità e rifiuto. Quei fatti “di cui avevo spesso sentito parlare, con curiosità da bambino, con indifferenza ostentata e ostile più tardi”.
Valerio è il secondo protagonista. Un'adolescenza difficile, sotto il controllo di un padre così, ingombrante e ossessivo, difficile da capire.
Romano Luperini
Luperini ci consegna passi di alta leggibilità e alto livello e, seguendo la crescita di Valerio, sembra di risentire certi stilemi di Elsa Morante e della sua “Isola di Arturo”. La letteratura permea le pagine ed emerge, a intervalli regolari, delineando l'educazione di questo ragazzo che, pian piano, diventa uomo. Da Lady Chatterley al Montale della “Bufera ed altro” al Gattopardo, fino allo sbocco naturale dell'impegno politico, in un momento storico in cui le ideologie erano molto forti ed era difficile non farsene affascinare, e che lo porteranno a partecipare al Sessantotto e, poi, al tentativo di creare in Italia un partito rivoluzionario negli anni di piombo. 
Quegli anni segneranno anche la rottura definitiva con il padre, che vedeva nelle loro idee quanto c'era di illusorio e avventato.
E intanto la vita prosegue, tra un matrimonio con poco amore, l'amante, e la nascita del figlio Marcello. C'è ancora il tempo di riavvicinarsi al padre, quando ormai è troppo tardi, dopo una vita intera passata a tratti a rifiutarlo e a tratti ad emularlo.
Il terzo protagonista è Marcello, figlio di Valerio. Siamo ormai ai nostri giorni (2005) e, ancora una volta, si tratta di fare i conti con la figura del padre. Questa volta i conti si fanno soprattutto a distanza, attraverso la lettura dei quaderni che lui ha lasciato nella casa di campagna. Ancora una volta emerge un uomo diverso dai ricordi del figlio, e la figura del padre risulta smitizzata: “che lui fosse così non se lo aspettava. Anche questa volta era riuscito a spiazzarlo”.

Eugenio Montale: a lui si deve il termine "Rancura"
Il volume di Luperini ha una costante, che è quella di mostrare un rapporto padre-figlio sempre, o quasi, mediato dalla lettura di memorie, diari, quaderni di annotazioni, quasi che il padre lo si possa capire davvero solo così, attraverso la mediazione della narrazione, più che nei pochi e scarsi dialoghi. D'altronde, forse tutto è davvero sintetizzato dalla parole di Marcello che vi consegniamo come conclusione: “Sempre la stessa sfida, fra me e lui e anche fra lui e il suo, di padre, e così via. Come se ci fossero dei cicli naturali obbligati che si ripetono eguali attraverso i secoli, di generazione in generazione, dall'Edipo dei Greci alla “rancura” di Montale”.

domenica 10 aprile 2016

Ti auto-pubblichi e finisci allo Strega: si può fare!




Sta destando un certo scalpore il caso di Riccardo Bruni, autore del libro “La notte delle falene”, candidato al Premio Strega 2016. La candidatura è stata proposta da Giancarlo De Cataldo e Roberto Ippolito. Come noto, infatti, a proporre i volumi candidati al premio sono gli Amici della domenica, che hanno il compito di scegliere un libro di narrativa italiana pubblicato tra il 1° aprile dell'anno precedente e il 31 marzo dell'anno in corso. 

Sono 27, in totale, le opere segnalate, e non sappiamo ancora se “La notte delle falene” rimarrà anche nell'elenco delle 12 opere finaliste, quelle che effettivamente si contenderanno il premio. Lo sapremo solo tra qualche giorno. Tuttavia, si tratta di un caso interessante.

Senza entrare nel merito della valutazione del libro di Bruni, sicuramente degno di menzione, la scelta rappresenta una novità nella storia del premio e potrebbe segnare, comunque la si voglia pensare, una svolta nelle dinamiche letterarie del nostro paese. Riccardo Bruni, infatti, non ha pubblicato per Rizzoli o Mondadori o comunque per un importante editore tradizionale, ma si è auto-pubblicato per “Amazon Publishing”. 

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martedì 5 aprile 2016

Curiosità letterarie: Galeotto fu il libro...





Nel famoso quinto canto dell'Inferno, nel girone dei lussuriosi, Dante Alighieri incontra Francesca da Rimini che gli racconta del suo amore adulterino per Paolo Malatesta. Un amore scoppiato mentre i due stavano leggendo "per diletto" il libro che narra le vicende di Lancillotto e del suo amore per Ginevra. Erano soli e senza alcun timore di innamorarsi. Più volte la lettura li spinse a cercarsi con gli occhi e a impallidire. Ma solo un punto fu quello che li vinse:


Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.

(Dante, "Divina Commedia", Inferno, canto V)


Il passo, come dicevamo, è molto famoso, e tutti o quasi lo abbiamo studiato e amato. 
La parola "Galeotto", però, merita un approfondimento e nasconde diverse curiosità. 
Dicendo "Galeotto fu il libro" risulta chiaro che si intende che il libro fu il vero responsabile di questa relazione "pericolosa", che poi porterà alla morte dei protagonisti. Forse è meno noto che "Galeotto" (in francese Galehault o Galehaut), però, è anche il nome di un personaggio presente in vari romanzi del ciclo bretone e, guarda caso, fu proprio colui che favorì l'amore tra Lancillotto e Ginevra, agendo quindi da intermediario. 
Ancora meno noto è il fatto che anche il Decamerone di Boccaccio ha a che fare con la parola "Galeotto". 
Scriveva infatti Boccaccio: "Comincia il libro chiamato Decameron, cognominato Prencipe Galeotto". Con questa designazione lo scrittore intendeva dire che il suo libro potrà aiutare il lettore nelle sue pene d'amore, come Galeotto fu d'aiuto a Lancillotto.
L'altro significato comune della parola "galeotto", ossia ergastolano, condannato ai lavori forzati, deriva da "galea", ossia un particolare tipo d'imbarcazione su cui vi erano rematori condannati a remare per punizione.

Vi piacciono queste curiosità letterarie?
Fatemi sapere e, se volete, lasciate un commento.
Magari suggeritemi quali argomenti vi interessano di più! Grazie! 

domenica 3 aprile 2016

La morte di Gallieno Ferri: Addio grande Maestro!




Ci sono persone che ci accompagnano nel corso della nostra vita, fin dall'infanzia, avvolti nella magia delle pagine dei libri, del Cinema o dei fumetti. Persone che, proprio per questo, sentiamo vicine, come se fossero amici, amici che crediamo saranno sempre al nostro fianco, quasi fossero immortali. Leggere della morte di Gallieno Ferri mi ha fatto questa impressione. Ferri è come Zagor, mito ed eroe della gioventù, eterno e sempre giovane. Nel mio caso, la notizia si colora di ancora maggiore rammarico, perchè io Gallieno Ferri ho avuto la fortuna di incontrarlo anche di persona, esattamente due anni fa, e nell'incontro personale la sua figura non ha perso smalto, perchè Gallieno si è rivelato un grande anche nella vita, non solo nell'arte. 
Un uomo di antica signorilità, dai modi garbati, cortesi, con cui sedersi al tavolo di una trattoria e parlare di tutto, non solo di Zagor, senza imbarazzi, perchè era una persona alla mano, senza superbia, che non si atteggiava, nonostante fosse uno dei più grandi disegnatori viventi del fumetto popolare.
Lo avevamo contattato per un pubblico incontro a Borgotaro, dove aveva alcuni lontani parenti, e aveva risposto subito di sì, con grande entusiasmo, e ci aveva ringraziato. Sì, lui aveva ringraziato noi, che non pensavamo neppure fosse possibile avere come ospite un personaggio del suo calibro.
Era giunto in macchina e si era presentato nel salone dell'incontro con un certo anticipo. Alto, distinto, con un largo cappello sulla testa. Si era scusato dicendo che si stava curando da un brutto male e aveva perso i capelli. Un uomo energico eppure dolce, che ha accolto con disponibilità le domande del folto pubblico accorso quel pomeriggio a Borgotaro da ogni angolo della provincia e oltre. Ricordo ancora le domande che gli ho rivolto in quell'occasione e l'onore che ho avuto di sedermi al suo fianco. 
Avevamo pensato di rivederci ancora, per un'altra presentazione, e lui pensava di ritornare in occasione di una Fiera del Fungo, ma purtroppo non è stato così.
Oggi, piangendo la sua scomparsa, una marea di immagini mi tornano alla mente, le tante copertine bellissime, le atmosfere cupe di certi Zagor degli anni 70/80 in cui dava il meglio di sè, in cui gli stati d'animo del personaggio trasparivano anche solo dagli occhi del protagonista, delineati con una maestria che non ha più avuto eguali. E poi la copertina dello Zagor in edicola questo mese, appena comprata, con Zagor e Cico che incedono e si avventurano nell'ennesimo mistero. 
Un'altra copertina da incorniciare, come da oltre 50 anni a questa parte, dal primo numero fino ad oggi, oltre 600 albi. Sarà difficile abituarsi a un'altra mano, a uno Zagor senza Gallieno. 
Perchè Gallieno Ferri era Zagor, e Zagor era Gallieno Ferri.