giovedì 25 aprile 2013

30 anni fa moriva Bruno Raschi, cantore del ciclismo


Il 2 maggio 1983 moriva Bruno Raschi. Borgotaro perdeva uno dei suoi figli più illustri, conosciuti e amati. Un figlio che da anni viveva e lavorava lontano, ma che portava sempre nel cuore il suo paese. Indimenticabile, per noi tutti, è un suo pezzo scritto il 27 maggio 1960, quando il giro ripartiva da Carrara per giungere, per la prima volta, a Borgotaro: “Io precedevo la corsa con allunghi di appassionata fantasia fino a Pontolo e alla Pieve, alle porte del mio Borgo che non l’aveva vista mai e l’attendeva come un’eredità morgana, che per anni gli era stata promessa e tolta, quasi che mai la meritasse. Finalmente, per la gente del mio paese, il dispetto era finito; […] Il Giro approdava al mio fiume per sorseggiare l’acqua del Tarodine, un’acqua fresca e miracolosa, scaturita da un divino monte che gli avrebbe propiziato il buon viaggio e il buon ritorno. E mi sentivo contento”. 


Nato nel 1923, Raschi aveva iniziato la carriera giornalistica già nel 1950, collaborando a “Tuttosport”, e diventando giornalista professionista nel 1952. Dopo la laurea in Lettere conseguita a Torino nel 1955, si era dedicato per un po’ di tempo al mestiere di insegnante. Ben presto, tuttavia, aveva capito che la sua vita era il giornalismo. La sua profonda cultura umanistica, comunque, traspariva tra le righe dei suoi articoli, i cui titoli spesso facevano riferimento a quelli di famose favole, leggende o libretti d’opera. Nel 1959 l’approdo alla “Gazzetta dello Sport”, della quale divenne Vicedirettore nel 1976. In seguito fu noto anche al grande pubblico televisivo grazie alla sua partecipazione al famoso “Processo alla Tappa”, in cui affiancava Sergio Zavoli. Bruno Raschi si meritò, in quegli anni, tanti lusinghieri appellativi: “il Divino”, “il Cantore del ciclismo”, il “Giornalista di cappa e spada del mondo del ciclismo”. E quegli appellativi erano meritati, perché gli articoli di Raschi non erano semplici articoli di giornale, erano qualcosa di più. I personaggi del ciclismo, nelle sue parole, divenivano personaggi quasi “epici”; le fughe, le scalate, le imprese dei ciclisti erano descritte con uno stile straordinario, di innata poeticità. Le sue descrizioni colpivano il lettore, rimanevano impresse indelebilmente nella memoria. Raschi ha vissuto a lungo, per lavoro, a Milano. Come notato in precedenza, però, amava Borgotaro di un amore profondissimo. Un amore che traspare, con forza, da un suo articolo scritto nel 1977, allorchè il Giro riapprodava, ancora una volta per merito suo, al nostro Borgo: “Non trovi un paese eguale a girare il mondo. Assapori, parlandone, l’orgoglio di chi ti dice d’esservi stato con un’espressione che sa di scoperta: “Che bel paese!”. Oggi io ne subisco il contatto con la nostalgia dell’esule che ogni tanto ritorna al suo fiume. Ricordo le brevi soste che vi ho fatto col Giro. L’ultima è avvenuta in un’atmosfera che non avrà imitazioni. Sul viale dov’era posto il traguardo tricolore, c’era un silenzio strano; atteggiamento che mi pareva rispettoso della mia gioia e della mia pena. Il silenzio poetico del mio paese”.
Massimo Beccarelli







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